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Giro del mondo in birra: Uzbekistan

La scorsa settimana il viaggio alla scoperta delle birre di tutte le tipologie prodotte nel mondo era in Uruguay.In questo nuovo appuntamento della rubrica, il viaggio torna in Asia centrale e approda in Uzbekistan.

L’ex repubblica sovietica si distingue dalle confinanti Tagikistan e Turkmenistan delle quali abbiamo parlato: qui infatti il Governo e le autorità promuovono ed incentivano l’ingresso nel Paese sia dei turisti che degli imprenditori decisi ad investire in questa terra.

Un aspetto che incide molto positivamente anche sul settore della birra: lo dimostra il fatto che, sia nei pressi della capitale Tashkent che di altre città come Samarcanda, negli ultimi anni, sono stati avviati numerosi piccoli birrifici che ripropongono, anche rivisitandoli in modo originale e utilizzando materie prime locali, gli stili iconici di tutto il mondo.

L’ingresso di capitali dall’estero, ma anche i numerosi investimenti effettuati dagli imprenditori locali, hanno consentito al comparto brassicolo uzbeko di arrivare, nel 2022, ad una capacità produttiva di 18 milioni di ettolitri: una crescita davvero molto importante se si considera che, nel 2008, la produzione annuale si aggirava intorno ai 3 milioni di hl.

L’aumento dei consumi interni, inoltre, è altrettanto importante per lo sviluppo del settore: questi, a partire dal 2017, sono cresciuti annualmente del 2,4%. Un tasso di crescita che, secondo gli analisti, resterà costante almeno fino al 2026: questo il motivo della sempre più massiccia presenza in Uzbekistan dei big del settore fra cui l’olandese Heineken, la turca Efes Anadolu e la danese Carlsberg che produce la popolare birra Sarbast, leader del mercato interno per quanto riguarda il segmento delle bevande brassate industriali.

Sarbast birra Uzbekistan

Uno dei principali protagonisti del panorama brassicolo artigianale uzbeko, invece, è il Craft Brewing company, fondato nel 2015, con sede nella capitale Tashkent: questi propone ben 35 birre e, come sottolinea il portale ‘Rate beer’, grazie a due di queste referenze occupa stabilmente le prime posizioni della graduatoria delle preferenze degli appassionati uzbeki.

Il primo posto è occupato dall’omonima irish porter con una gradazione alcolica del 6%: come prevede l’iconico stile irlandese, si presenta di un intenso colore marrone con sfumature rossastre. L’aroma, invece, mette in risalto note di cioccolato, caffè e malto tostato.

Al secondo posto, invece, troviamo l’India pale ale della casa, con un tenore alcolico del 7%: questa birra si presenta di color giallo dorato con una sottile e persistente schiuma bianca. Il profilo aromatico si distingue per la presenza di profumi di pino, erbe e agrumi.

Una delle particolarità che caratterizzano il palcoscenico birrario dell’Uzbekistan è la preparazione tipica con la quale la birra viene spesso accompagnata in qualsiasi ora della giornata: si tratta dei ‘kurut’, ovvero degli snack a base di yogurt, grano e latte, tutto finemente macinato ed essiccato.

Il latte, fermentato, costituisce inoltre l’ingrediente base della bevanda brassata tradizionale dell’Uzbekistan e, in generale, di tutta questa macro area del continente asiatico: si tratta del ‘kumis’ che, ancora oggi, viene venduto nei mercati delle città ed è a tutti gli effetti un antenato dei moderni prodotti brassicoli.

birra tradizionale Uzbekistan

Questo prodotto tipico viene realizzato utilizzando uno dei derivati della pastorizia (l’attività maggiormente praticata al di fuori dei centri urbani), ovvero il latte di giumenta: antico di millenni (circa 4500 anni), viene menzionato ne ‘Il Milione’, il resoconto dei viaggi in Asia, effettuati fra il 1271 ed il 1295, del celebre viaggiatore e scrittore veneziano Marco Polo.

Il sapore acidulo e la gradazione alcolica della bevanda fanno in modo che questa sia considerata da tutti una vera e propria birra di latte che, non pastorizzata, viene lasciata fermentare a lungo (alcuni giorni): per le proprietà del prodotto finale derivanti da questo processo, viene consumata soprattutto prima dei pasti per favorire la digestione.

La tradizione vuole che venga preparata all’interno di contenitori in pelle di cavallo posti in cima alle tradizionali ‘yurte’, le tende-abitazione tipiche delle steppe uzbeke: nella maggior parte dei casi oggi però, per produrlo, si utilizzano botti di plastica o di legno.

La bevanda, realizzata anche con latte di cammello, viene apprezzata per il suo sapore unico e i valori nutrizionali e, inoltre, deve essere servita fredda in coppette o piccole ciotole senza manico dette ‘piyala’: si tratta di uno degli alcolici più antichi del mondo non ottenuti dalla lievitazione dei vegetali.

La fermentazione del ‘kumis’, tecnicamente, assomiglia a quella del vino in quanto  si tratta di un procedimento a base zuccherina dato che viene preparato lasciando ribollire per diversi giorni il latte di giumenta non pastorizzato: questo viene inoltre mescolato o sbattuto occasionalmente finché non inizia a creare numerose bolle. In seguito, alla fine del processo, i lieviti e i lattobacilli trasformano il latte in un liquido leggermente acido e alcolico.

Una bevanda tradizionale ancora oggi molto diffusa in tutto l’Uzbekistan che fa da sfondo alle piccole realtà birrarie artigianali locali che, con il passare del tempo, si stanno ritagliando delle fette sempre più importanti del mercato interno: questo offrendo prodotti diversificati e di crescente qualità.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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