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I migliori vini fortificati toscani per l’inverno

Non solo Vermouth. Qui tre proposte di vino fortificato

Riscoprire i sapori toscani con il Canaiolo Chinato, il DìWine e il Ronchi Pichi

I vini fortificati e infusi rientrano nella lista dei liquori tipici della Toscana, regione conosciuta in tutto il mondo come la terra dei grandi vini. Non possono essere definiti “vermouth”, “vini conciati” o “vini cotti” ma non per questo sono meno affascinanti.

Qui, insieme al Il Forchettiere, vi parliamo de Il Canaiolo Chinato, il DìWine e il Ronchi Pichi, tre vini fortificati toscani da non perdere assolutamente.

Canaiolo Chinato

L’idea di replicare in terra Toscana la magia del Barolo Chinato è arrivata all’inizio degli anni duemila.

Un’ambizione ben lontana dalle pure logiche commerciali ma che, grazie a varie sperimentazioni, ha potute prendere vita nel giro di pochi anni.

Così Enzo Nocentini, titolare dell’azienda agricola Tiberio di Terranuova Bracciolini (Arezzo) ha visto nascere un prodotto di qualità: il “Canaiolo chinato”, inserendolo a pieno titolo come ultimo arrivato in una scuderia che – forte di una storia familiare di cinque generazioni – conta anche una Malvasia Nera in purezza e il vino realizzato secondo il governo all’uso toscano.

Preparato con il Canaiolo al termine del periodo di invecchiamento, aromatizzato con infusione di spezie ed erbe stomatiche e digestive, i cui principi attivi vengono estratti mediante una lenta macerazione.

Il “Canaiolo Chinato” unisce armonicamente la struttura del tradizionale vitigno toscano con le erbe officinali e gli aromi della corteccia di China, dando vita a un vino nobile da meditazione.

Un vino ideale per aperitivo e digestivo, liscio oppure scaldato con scorza di arancio, per accompagnare le migliori delizie di pasticceria e per sperimentare in mixology cocktail.

DìWine

A differenza di quanto si possa pensare dal nome, il DìWine ha una storia toscanissima: è un prodotto risalente alla fine dell’Ottocento, di cui si erano perse le tracce, che grazie ad una tradizione familiare ha ripreso vita.

La rinascita di questa “perla”, rimasta al buio per molto tempo, si deve a Gabriele Giotti, che ha ritrovato l’antica ricetta del “Vino Divino” di suo nonno tra delle vecchie carte durante i lavori di ristrutturazione della cantina a Barberino val d’Elsa, nel Chianti.

Grazie a questa eredità il DìWine prende vita seguendo con cura i dettami della ricetta originale e utilizzando un processo meticoloso e naturale: il vino viene aromatizzato con agrumi freschi e bacche di vaniglia del Madagascar, senza coloranti né conservanti o sapori artificiali.

Successivamente viene fortificato per ottenere un corpo pieno e una finitura amabile, ottenendo un prodotto formidabile e versatile sia liscio che in miscelazione.

Ottimo come aperitivo con ghiaccio, dopo cena come digestivo, o per elevare un cocktail dandogli un’identità fortemente territoriale e un gusto inconfondibile.

Apprezzato ormai in tutta Italia, deve anche la sua notorietà allo “Spritz del Chianti” o “Spritz Fiorentino”, con l’aggiunta di acqua tonica – che insieme al Chinino bilancia la fragranza degli agrumi e della vaniglia – e il Prosecco.

Ronchi Pichi

Il Ronchi Pichi ha la sua origine nei primi del novecento, quando a Livorno Armando Pichi creò, con una ricetta a base di ventisei infusioni di erbe e frutti differenti, un originale vino dolce da fine pasto.

Alessandro Cicali – imprenditore che vive nel regno di champagne e spumanti francesi – acquisita la ricetta e tutti i suoi brevetti, iniziando la produzione pensando a un consumo più moderno di questo vino, che ben si presta ad essere valorizzato nei cocktail, in linea con l’attuale tendenza della mixology a usare prodotti con radici storiche e identità territoriale.

Nel regno di Alessandro Cicali nascono infatti vini che – come conferma l’imprenditore – “rinviano a sensazioni e aromi dei tempi andati, ma sono pronti per l’uso e il consumo dei nostri giorni, perché freschi, attuali, poliedrici”.

Nasce così l’idea del Premio Ronchi Pichi: per la prima edizione nel 2018 gli studenti dell’Istituto Alberghiero Vasari di Figline Valdarno hanno preparato ricette esclusive di cocktails con il Ronchi Pichi, giudicate e premiate da una giuria specializzata.

Il Ronchi Pichi, con una gradazione alcolica di 16° e zuccheri riduttori residui al 18%, si mostra di colore ambrato, con buona luminosità e consistenza, al naso si presenta molto intenso e di grande piacevolezza.

Tra le sensazioni più ricorrenti si percepiscono ricordi di spezie dolci, erbe aromatiche e miele.

In bocca la dolcezza è bilanciata da una nota di acidità che rende non stucchevole il vino. Il finale è misuratamente caldo, dotato di buona persistenza gustativa.

Ottimo, se servito fresco (10° C), per accompagnare dolci a base di pastafrolla e frutta fresca.

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