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Cocktail e distillati, dopo il boom del gin inizia l’era del rum. Parola di esperto

La prossima tendenza nel mondo dei cocktail? Sarà quella del rum. Parola di esperto.

E’ un dato di fatto: dopo il boom del gin, ma anche di whisky e tequila, negli Stati Uniti (che da sempre anticipano i trend globali in fatto di miscelazione) sta ora emergendo il distillato di canna da zucchero, fino a oggi rimasto ai margini del mercato.

E’ l’analisi di Bernardo Lopez, international business director di Rum Santa Teresa, inervistato a Milano in occasione della presentazione in Italia (con una serata di cocktail food pairing al ristorante ViVa di Viviana Varese) di Santa Teresa 1796 Speyside, la referenza “super premium” del noto rum venezuelano prodotto con metodo Solera: un rum invecchiato tre volte e poi ancora una quarta volta, fino a 13 mesi, in botti di whisky Speyside.

Grande esperto del mercato dei distillati a livello internazionale, parlando delle prossime evoluzioni dell’industria degli spirit e dei trend del bere miscelato Lopez non ha dubbi: il rum sta crescendo a livelli mai visti prima, proprio a partire dagli Usa.

Dunque, dopo l’era del gin, sta per aprirsi del’era del rum?
Negli anni passati, sul mercato statunitense, abbiamo assistito a un vero e proprio boom per il mondo del gin ma anche del whisky e – più recentemente – del tequila, in particolare nella fascia di mercato super premium. Fra i grandi distillati è rimasto indietro il rum, che però negli ultimi tempi sta crescendo con percentuali in doppia cifra. E dopo le recenti acquisizioni di marchi come Don Papa o Diplomatico da parte di grandi multinazionali, è facile immaginare che questi gruppi investiranno per affermare prodotti di categoria superiore. Dunque, credo che la prossima scommessa sia proprio legata alla diffusione fra i consumatori di rum super premium. E sono convinto che Santa Teresa, con un rum pluripremiato nel mondo come Santa Teresa 1796 Speyside, potrà contribuire a portare il rum ai livelli di gin, whisky e tequila nel prossimo decennio.

Il rum fra mixology e food pairing

Quali saranno i driver di questa crescita?
Ogni mercato ha le proprie modalità di consumo. Ad esempio in un Paese come l’Italia, dove si usa sorseggiare il classico “digestivo” dopo cena, vorremmo che il rum entrasse a far parte di questa consuetudine.

E che ruolo avrà la mixology?
Importantissimo. Le tendenze di consumo degli spirit si creano nei grandi bar, grazie a mixologist esperti che, con il loro lavoro e la loro capacità di comunicare, sono in grado di influenzare i trend a livello mondiale. Di conseguenza, gran parte della scommessa sulla crescita del rum passa da questi bar e questi bartender. Allo stesso modo, sarà fondamentale puntare sul cocktail food pairing.

Come?
Facendo leva sulla versatilità del rum in tutte le sue espressioni, che in mixology ben si presta ad accompagnare diverse tipologie di piatti. Prova ne sia che presentiamo il nostro rum di punta in Italia con una serata di pairing abbinando cocktail a base di Santa Teresa 1796 con piatti della tradizione locale. E che abbiamo proposto con successo esperienze simili a Caracas come a Bangkok, luoghi che non potrebbero essere più distanti fra loro sul piano gastronomico.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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