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Giro del mondo in birra: Venezuela

Nuovo appuntamento con la rubrica dedicata alle birre prodotte in tutto il mondo. Ci troviamo in Venezuela, dove la birra nel corso dei secoli ha rivestito un ruolo di grande importanza religiosa e culturale.

La scorsa settimana il viaggio era approdato nel piccolo arcipelago di Vanuatu, in Oceania. Dove furono proprio i coloni inglesi ad insegnare l’arte birraria ai vanuatiani: qui infatti, prima del loro arrivo, non esisteva alcun tipo di prodotto alcolico. L’esatto contrario di quello che trovarono gli spagnoli guidati da Cristoforo Colombo quando, nel 1498, sbarcarono per la prima volta sulle coste di quello che oggi è il Venezuela, ovvero il panorama dell’antica bevanda del quale parleremo in queste righe.

Qui infatti un’antenata degli odierni prodotti brassicoli, oltre ad essere tutt’oggi una delle bevande più diffuse specialmente nelle zone rurali situate fra le vette delle Ande, nel corso dei secoli ha rivestito un ruolo di grande importanza, prima religiosa e poi culturale: questo fin dai tempi dei gruppi tribali seminomadi caribe e arawak che vivevano in questi territori durante l’epoca precolombiana (dal 1200 d.c. circa fino all’arrivo dei conquistatori ispanici).

Si tratta della ‘chicha de jora’ (si pronuncia ‘cicia’), ovvero la birra di mais maltato: densa, torbida e acidula, con una schiuma densa in superficie, si contraddistingue anche per una bassa gradazione alcolica (3%). Il colore varia dal rosso scuro al giallo chiaro a seconda della qualità del granoturco utilizzato nella preparazione che è diverso da zona a zona.

La bevanda, ancora oggi, viene realizzata quasi esclusivamente nelle abitazioni, dove la ricetta si tramanda di generazione in generazione. La preparazione dura cinque giorni: il primo passaggio prevede la cottura del mais, un procedimento che viene ripetuto Il giorno successivo per dissolvere gli eventuali grumi ancora presenti nel liquido.

Il composto viene quindi riposto in contenitori di terracotta: dopo due giorni la chicha, ben fermentata, si trasforma così in una bevanda corposa. Per creare un prodotto con un contenuto alcolico maggiore, seguendo la tradizione, le donne più anziane masticano il mais prima della sua fermentazione: la saliva infatti trasforma gli amidi in zuccheri che fermentano attivamente.

birra tradizionale Venezuela

Esiste anche un’altra versione della bevanda altrettanto antica e importante nell’alimentazione della popolazione, ovvero la ‘chica molli’, particolarmente diffusa nella regione andina di Mérida: si tratta di un’antenata delle moderne birre la cui ricetta, oltre al mais, prevede l’utilizzo delle bacche di pepe rosa che sono il frutto di una tipologia di albero originaria del sudamerica, il ‘molle’.

Conosciuta anche come ‘mulli acqua’, viene preparata lasciando in ammollo i frutti per una notte intera affinché l’acqua assorba tutti gli zuccheri: il giorno successivo, il liquido viene colato e poi fatto bollire per diverse ore (la sostanza che si ottiene prende il nome di ‘mulli upi’) ed in seguito è riposta a fermentare in contenitori di argilla che hanno un nome diverso da regione a regione.

Solitamente si aggiunge il quinchu, un residuo di altre fermentazioni principalmente a base di cereali ed erbe andine: a volte però questa aggiunta non è necessaria dato che la sostanza è presente sulle pareti dei vasi che vengono utilizzati per il processo fermentativo.

Data la presenza di queste due antenate delle attuali birre, che rivestono ancora un ruolo di grande importanza culturale specie nelle regioni andine del Venezuela, non può stupire il fatto che i moderni prodotti brassicoli siano altrettanto apprezzati: lo dimostra il fatto che il consumo pro capite annuo, nel 2022, sia stato di circa 200 litri, uno dei valori più alti registrati in tutta l’America latina.

Un dato al quale corrisponde, nonostante le gravi difficoltà economiche che ha dovuto affrontare il Paese specie negli ultimi anni, l’aumento dei produttori artigianali locali e proprio dalla sopracitata regione di Mérida arriva la storia del più apprezzato microbirrificio venezuelano.

Questo quanto emerge dalle recensioni raccolte dal portale ‘Rate beer’: si tratta del ‘Mito brewhouse’ fondato nel 2012 dalla famiglia di origine italiana (di Ortona, in Abruzzo) Di Zio. La casa propone otto referenze brassicole ispirate ad altrettanti iconici stili europei.

Fra queste troviamo la red ale ‘Sayona la roja amber’: si tratta di una birra con una gradazione alcolica del 6%. La bevanda si presenta di colore rosso scuro e limpido con una schiuma persistente: l’aroma invece mette in risalto note di luppolo, agrumi ed erbe.

birra Sayona la roja amber

Un altro protagonista del panorama birrario locale è il microbirrificio ‘Tovar’ fondato nel 1999. La particolarità di questa piccola realtà produttiva è quella di proporre quasi unicamente birre che si rifanno ai più iconici stili tedeschi: questo per portare avanti la tradizione che vuole che furono i coloni teutonici (arrivati qui per la prima volta nel 1528) a produrre, nel 1843, la prima versione moderna della birra nel Paese.

Il portfolio della casa infatti, fra le altre, presenta una heller bock dal colore giallo dorato con una sottile schiuma e aromi di frutti e spezie ed una weissbier (la birra di frumento) con una gradazione alcolica del 4,5% che, come vuole lo stile bavarese, si contraddistingue per le note amare date dal luppolo.

Il panorama brassicolo venezuelano quindi, basandosi su una tradizione di secoli, è in costante sviluppo ed offre un numero sempre maggiore di prodotti, anche di buona qualità. Le birre si rifanno ai più importanti stili europei e americani: questo avviene soprattutto grazie al lavoro di tanti giovani mastri birrai le cui ricette, oltre al mais, prevedono l’utilizzo di altri prodotti tipici del territorio quali i frutti tropicali e gli agrumi.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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