HomeFoodPiù semi, legumi e frutti anche in alta cucina

Più semi, legumi e frutti anche in alta cucina

Semi, chicchi, frutti insoliti, zuccheri e farine poco raffinate: gli anni di pandemia hanno dato un’accelerazione netta a uno stile alimentare che già si stava affermando negli ultimi tempi.

Secondo un recente report di Mintel Global Food and Drink che analizza le tendenze delle industrie dolciarie e alimentari, i consumatori gradiscono sempre meno i prodotti sopra elencati e in generale quelli troppo elaborati, mentre mostrano un gradimento crescente per semi e legumi (come lenticchie, fagioli, fave), ma anche noci e frutta secca e a guscio in generale.

A confermare e porre un sigillo ufficiale a questa rafforzata tendenza anche vari chef stellati, che sempre più vanno verso questa filosofia.

Quella più clamorosa è stata la scelta dello chef svizzero Daniel Humm del ristorante Eleven Madison Park di Manhattan (tre stelle Michelin) che a partire dal giugno scorso annovera tra gli ingredienti dei suoi piatti solo frutta, funghi, semi, cereali e legumi. Una tendenza che per molti trova motivazione anche in ragioni ecologiche, dal momento che il rispetto dell’ambiente è maggiormente garantito da questo tipo di alimentazione.

I benefici nutrizionali portati da semi legumi e frutti a guscio in ogni caso ci sono, e sono da ricercarsi nella ricchezza di vari nutrienti semplici ma fondamentali che essi contengono: vitamine, proteine, fibre unite alla garanzia che, non essendo prodotti lavorati, è molto bassa la possibilità che in essi si rinvengano ulteriori sostanze ignote e innaturali.

I consumatori più attenti scelgono poi i prodotti le cui colture garantiscono un minore impatto o anzi un maggiore servizio all’ambiente, come pare faccia l’avena che, secondo alcuni studi, sarebbe una delle colture a minor impatto ambientale, capace addirittura di migliorare l’ambiente in cui viene coltivata. Un futuro difficile si prospetta invece per tutti gli zuccheri, tranne quello di palma di cocco, ovviamente non raffinato, il cui apprezzamento è in risalita perché  ritenuto più ecologico dello zucchero di canna.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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