Il Festival di Sanremo 2026 torna al Teatro Ariston dal 24 al 28 febbraio. Cinque serate che, ogni anno, trasformano la musica in conversazione nazionale: palco, social, bar, salotti. Questa edizione mette in primo piano anche una generazione di Big che parla un linguaggio contemporaneo, tra pop, urban e cantautorato 2.0. E se per una volta provassimo a raccontarli con un’altra chiave? Abbiamo abbinato ai Big più giovani dieci cocktail ufficiali IBA: classici riconoscibili, con carattere e struttura, proprio come un’identità artistica.
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Festival di Sanremo 2026: la nuova generazione all’Ariston

Sanremo resta Sanremo, ma da tempo non è più soltanto tradizione. Negli ultimi anni il Festival ha incorporato estetiche e suoni diversi, lasciando spazio a un panorama più ibrido: scrittura pop, influenze urban, gusto indie, richiami internazionali.
Nel 2026, questa miscela è evidente. Tra i Big in gara spiccano artisti capaci di muoversi bene anche fuori dal palco, con una narrazione che vive sui social e un’immagine pensata per essere riconosciuta al primo colpo. Non è solo una questione di età: è un modo di stare nella cultura pop.
Ed è qui che la mixology entra in scena. Perché oggi il cocktail è diventato un linguaggio: racconta un’atmosfera, un’attitudine, un’idea di serata.
Quando la musica diventa un cocktail
Un cocktail non è soltanto “buono” o “fresco”. Se è un classico, è una grammatica: equilibrio, intensità, finale. I cocktail IBA funzionano così. Hanno ricette codificate, una storia e un’identità netta.
L’abbinamento che trovi qui non pretende di indovinare i gusti personali degli artisti. È un gioco editoriale, ragionato, che traduce vibe, immaginario e presenza in un bicchiere. In altre parole: dal palco al bancone, senza perdere coerenza.
I cocktail IBA perfetti per i Big di Sanremo 2026
Tommaso Paradiso – French 75

Gin, limone, zucchero e Champagne. Il French 75 ha eleganza e slancio: entra leggero, ma resta in memoria. Paradiso lavora proprio su questo registro: pop immediato, cura del dettaglio, nostalgia che non diventa mai polvere. È un cocktail da serata importante, ma senza rigidità.
Fulminacci – Whiskey Sour

Bourbon, limone, zucchero e albume. Il Whiskey Sour è uno di quei drink che sembrano semplici, finché non lo assaggi bene: equilibrio vero, con una morbidezza che tiene insieme gli estremi. Fulminacci ha la stessa attitudine. Racconta l’intimo con una lingua contemporanea, senza posa.
Ditonellapiaga – Espresso Martini

Vodka, liquore al caffè ed espresso. L’Espresso Martini è notturno, magnetico, fotografabile. È il drink delle città, dei backstage, delle luci basse. Ditonellapiaga porta sul palco un’estetica definita e un’attitudine moderna: presenza, ritmo, personalità. Qui l’abbinamento viene naturale.
Sayf – Boulevardier

Bourbon, Campari e vermouth rosso. Il Boulevardier è un classico con spigoli interessanti: caldo, amaro, profondo. Non è un cocktail “da tutti”, ed è proprio questo il suo punto. Sayf si muove su un’identità urban più intensa, che non cerca scorciatoie. Un drink che parla a chi ci torna sopra.
Tredici Pietro – Negroni

Gin, Campari e vermouth rosso. Il Negroni non si spiega: si riconosce. È netto, identitario, italiano fino al midollo. Per chi vuole approfondire storia e tecnica di questo grande classico, abbiamo dedicato un’analisi completa su come preparare il Negroni perfetto. Tredici Pietro ha una presenza diretta e un taglio che punta alla sostanza. Qui il cocktail è una dichiarazione: carattere prima di tutto.
Mara Sattei – Margarita

Tequila, triple sec e lime. Il Margarita è energia, brillantezza, immediatezza. Funziona perché è preciso: acidità pulita, struttura chiara, finale deciso. Mara Sattei porta un pop contemporaneo con un piede nell’urban, e un’attitudine che regge sia in cuffia sia sul palco.
LDA – Bellini

Prosecco e purea di pesca. Il Bellini è morbido, giovane, trasparente nell’intento. Non alza la voce, ma sa farsi scegliere. LDA rappresenta un pop generazionale, diretto, senza troppi filtri. Un abbinamento che punta su freschezza e accessibilità, senza banalizzare.
Aka 7even – Old Fashioned

Bourbon, zucchero e angostura. L’Old Fashioned è essenziale: pochi ingredienti, ma se sbagli una virgola lo senti subito. Richiede misura e consapevolezza. Aka 7even ha una dimensione musicale costruita e riconoscibile, più di “effetto” che di eccesso. Qui il classico diventa una scelta di stile.
Leo Gassmann – Paloma

Tequila, lime e soda al pompelmo. La Paloma è fresca e moderna, con quel profilo agrumato che dà subito luce al bicchiere. Leo Gassmann ha un’immagine pulita, pop, solare. È un drink che non pretende di essere complicato, e proprio per questo funziona benissimo.
Chiello – Dark ’n’ Stormy

Rum scuro, ginger beer e lime. Il Dark ’n’ Stormy è speziato, profondo, con una tensione che si sente dal primo sorso. Chiello porta un’estetica più introspettiva e alternativa: non cerca la via facile, preferisce lasciare una traccia. Questo cocktail fa la stessa cosa.
Tra palco, salotti e aperitivi
Sanremo è un rito collettivo. Si guarda in compagnia, si commenta, si litiga, si ride. E spesso ci si prepara una serata “da Festival” come fosse un piccolo evento: casa o locale, televisione e chiacchiere.
Raccontare i Big più giovani attraverso i cocktail IBA significa leggere il Festival anche come fenomeno di costume. Ogni classico ha un equilibrio, una firma, una storia. E ogni artista, in fondo, prova a fare lo stesso: trovare una forma riconoscibile e mantenerla viva.
Durante la settimana di Sanremo 2026, il palco farà il suo. Il resto lo farà l’atmosfera: quella che nasce quando la musica diventa abitudine condivisa.
E tu, quale cocktail metteresti accanto al tuo artista preferito?




