HomeLiquore - DistillatoDistillation history: assenzio, la fata verde è tornata. L'incredibile storia

Distillation history: assenzio, la fata verde è tornata. L’incredibile storia

L’assenzio, nato – come molti distillati – per scopi medicinali, ha vissuto un’incredibile parabola storica, passando in pochi anni da bevanda di intellettuali e artisti a pericolosa droga. Ora è tornato.

Si tratta di una bevanda alcolica ottenuta mediante la distillazione di erbe officinali, prima fra tutte l’artemisia absinthium (da cui prende il nome, usata come medicamento già nell’antica Grecia), unita ad altre come anice verde e finocchio. La storia dell’assenzio affonda le radici alla fine del 18mo secolo: in base a una delle teorie più accreditate, sarebbe stato infatti creato nel 1792 dal medico francese Pierre Ordinaire, residente a Couvet nella Svizzera francese, che iniziò a venderlo come un tonico ricostituente adatto a curare ogni sorta di malattia. Tanto da conquistarsi il soprannome “la fata verde”.

Cocktail con assenzio In Francia, all’inizio dell’800, veniva prescritto in particolare ai soldati inviati nel Nord Africa. Nel frattempo, a Couvet, la ricetta era stata acquistata nel 1798 da un certo Dubied, che insieme al figlio e al genero Henry-Louis Pernod fondò nella cittadina elvetica la prima distilleria di assenzio, Extrait d’Absinthe Dubied Père et Fils; sette anni dopo, Pernod aprì una seconda distilleria a Pontarlier, in Francia, con il nome di Maison Pernod Fils.

Da bohémien a maledetto

Negli anni successivi, l’assenzio divenne la bevanda di moda fra gli intellettuali e gli artisti che frequentavano i caffè parigini, da Charles Baudelaire a Henri de Toulouse-Lautrec e questo, unitamente alla filossera che a metà del 19mo secolo decimò le vigne francesi, ne favorì la popolarità in tutto il Paese e il gran parte d’Europa. Ma non durò molto: all’inizio del Novecento, la vendita di questo distillato venne proibita gradualmente in gran parte del Vecchio continente, per una serie di fattori. Da un lato per le pressioni dei sempre più agguerriti movimenti contro l’alcolismo, ma anche dei produttori di vini, cognac e brandy che, soprattutto in Francia, videro calare le loro vendite proprio a causa della crescente diffusione dell’assenzio; dall’altro, alcuni studi scientifici (rivelatisi successivamente infondati) che ne affermarono la pericolosità a causa della presenza di tujone, sostanza contenuta anche nella cannabis alla quale vennero attribuiti effetti allucinogeni. Peraltro, sull’onda del successo, si erano diffuse all’epoca produzioni a basso costo e di scarsa qualità, il cui consumo era tutt’altro che salutare.

assenzio
Una vignetta pubblicata dal Manchester Guardian che ironizza sulla messa al bando dell’assenzio in Svizzera nel 1910

Per sostenere la propria battaglia i detrattori dell’assenzio strumentalizzarono nel 1905 una notizia che impressionò molto l’opinione pubblica: un contadino, in Svizzera, dopo avere bevuto vino in abbondanza, aveva consumato due bicchieri di assenzio dopodiché, tornato a casa, aveva ucciso la moglie e le due figlie e infine si era suicidato. Così, nel 1910 nella Confederazione elevetica la messa al bando del distillato fu inserita addirittura nella Costituzione per iniziativa popolare e nel 1915 anche la Francia lo dichiarò fuori legge, proprio mentre il periodo spensierato della Belle Epoque e dei caffè letterari volgeva al termine, spazzato via dal primo conflitto mondiale. La “fata verde” venne considerata dai governanti alla stregua di una pericolosa droga e, nel giro di qualche anno, molti altri Paesi seguirono l’esempio francese (l’Italia lo fece nel 1939), così che per molto tempo la produzione di assenzio in Europa rimase confinata quasi esclusivamente in Spagna, fra le poche nazioni che non lo hanno mai bandito insieme con la Gran Bretagna.

Il ritorno

A porre le base per il rilancio dell’assenzio fu il contenuto di una direttiva europea del 1988 in materia di preparazioni alimentari, che di fatto consentì ai paesi membri di adottare normative che ne legalizzavano nuovamente il commercio. La Francia si adeguò in quello stesso anno (sia pure imponendo limitazioni all’uso del termine “assenzio”), l’Italia nel 1992, mentre per vederlo di nuovo nei bar svizzeri si è dovuto aspettare fino al 2005. Negli Stati Uniti, invece, l’importazione di assenzio (o di qualunque altro liquore contenente artemisia absinthium) è tuttora priobita.

Il metodo boemo di consumo dell’assenzio

Il ritorno sui mercati europei e il tramonto della fama di “distillato maledetto” ha favorito la nascita di nuovi produttori e il recupero di ricette diverse (che possono arrivare a comprendere fino a 15 erbe), con la diffusione di etichette di ottima qualità e con quantitativi di tujone assolutamente innocui (e nei limiti di legge), posto che l’abuso di qualsiasi bevanda alcolica è ovviamente da evitare. A maggior ragione nel caso dell’assenzio, per la sua elevata gradazione alcolica (i valori tradizionali sono 65, 68 e 72% vol.), necessaria per la conservazione degli olii essenziali estratti dalle erbe nel processo di distillazione.

Con fuoco o senza?

Se consumato liscio, la regola “classica” (identificata come “metodo francese“) prevede di diluirlo con acqua fredda e mescolarlo con un cucchiaino o una zolletta di zucchero; negli ultimi anni, tuttavia, ha preso piede il cosiddetto metodo boemo (mostrato nel film “Moulin Rouge!” di Baz Luhrmann del 2001), in base al quale la zolletta di zucchero viene cosparsa con assenzio e incendiata, quindi si versa acqua ghiacciata prima che lo zucchero diventi caramello.

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Sazerac

Va da sè, poi, che la nuova golden age della mixology ha visto riabilitare l’assenzio anche nei cocktail in cui era previsto dalla ricetta originaria, come il Sazerac e il Corpse Reviver #2.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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