Sull’Etna il vino non è mai soltanto agricoltura. È paesaggio, memoria, resistenza e, sempre più spesso, scelta di vita. Negli ultimi anni il versante etneo è diventato uno dei territori più osservati del vino italiano contemporaneo, grazie a una nuova generazione di produttori che ha riportato attenzione su vigne storiche, micro contrade e interpretazioni sempre meno standardizzate. In questo contesto si inserisce anche il progetto di Nerina Cardile, nata a Castiglione di Sicilia tra suoli vulcanici, vecchi filari e una visione profondamente legata al territorio.
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Un ritorno alla terra tra le contrade dell’Etna
Negli ultimi dieci anni l’Etna è diventato uno dei territori simbolo del vino italiano di ricerca. Non solo per il fascino del vulcano o per l’altitudine dei vigneti, ma per la capacità di esprimere vini fortemente riconoscibili, spesso lontani dalle logiche industriali della standardizzazione.
A Castiglione di Sicilia, uno dei comuni più rappresentativi del comprensorio etneo, il rapporto con la vigna segue ancora ritmi antichi. Le contrade si alternano tra pietra lavica, escursioni termiche importanti e venti continui che cambiano radicalmente il comportamento delle uve da una parcella all’altra.
È proprio dentro questo scenario che prende forma il lavoro di Nerina Cardile. Un progetto che non nasce per rincorrere il mercato del vino naturale o le mode contemporanee, ma da un ritorno consapevole alla terra e a una relazione diretta con il vigneto.
Qui le vigne vengono seguite senza forzature, rispettando la stagionalità e l’equilibrio naturale delle piante. Molti filari sono anziani e crescono su terreni neri di origine vulcanica che contribuiscono a dare ai vini tensione, profondità e una forte componente minerale.
Anche la produzione resta volutamente contenuta. Una scelta che permette di mantenere un approccio quasi artigianale sia in campagna sia in cantina.
Vecchie vigne e fermentazioni spontanee
Nel panorama dei vini etnei contemporanei, sempre più produttori stanno scegliendo fermentazioni spontanee e interventi minimi in cantina. Non si tratta soltanto di una scelta tecnica, ma di una filosofia produttiva precisa: lasciare che il territorio emerga senza costruzioni eccessive.
Il progetto di Nerina Cardile segue questa direzione con grande coerenza. Le fermentazioni avvengono spontaneamente e la vinificazione punta sull’essenziale. Nessuna ricerca di omologazione aromatica, nessun eccesso di lavorazione, nessuna volontà di “correggere” il carattere dell’annata.
Questo approccio permette ai vini di mantenere una forte impronta territoriale, soprattutto in un contesto complesso come quello dell’Etna, dove altitudine, esposizione e composizione del terreno cambiano in pochi metri.
Negli ultimi anni il territorio etneo è diventato centrale anche nelle conversazioni internazionali sul vino artigianale. I vitigni autoctoni come Carricante e Nerello Mascalese vengono oggi osservati con crescente interesse da sommelier, wine bar e ristorazione contemporanea, grazie alla loro capacità di unire freschezza, tensione e grande bevibilità.
In questo scenario, produzioni piccole ma identitarie riescono spesso a distinguersi più dei grandi numeri.
I tre vini 2024 tra bianchi vulcanici e rossi etnei
La produzione attuale ruota attorno a tre etichette che interpretano il territorio etneo con approcci differenti ma coerenti tra loro.
ENCORE-ANCORA 2024

Il bianco della cantina nasce da un blend composto da Carricante, Catarratto, Grecanico, Inzolia e Minnella. Un insieme di varietà storicamente presenti sull’Etna che racconta bene la biodiversità agricola del territorio.
Le uve restano tre giorni sulle bucce prima di un affinamento di otto mesi in acciaio. Il risultato è un vino che punta più sulla materia e sulla tensione che sulla semplice immediatezza aromatica.
Negli ultimi anni molti produttori etnei stanno recuperando macerazioni brevi anche sui bianchi, cercando struttura e complessità senza perdere slancio e bevibilità. ENCORE-ANCORA si inserisce perfettamente in questa tendenza contemporanea.
VULCANICA 2024
Il nome richiama immediatamente il territorio di origine. VULCANICA nasce da Nerello Mascalese, Nerello Cappuccio e Grenache.
La lavorazione alterna uve diraspate manualmente e grappolo intero, una pratica sempre più diffusa tra i produttori che cercano maggiore dinamismo tannico e complessità aromatica. La macerazione dura undici giorni senza controllo della temperatura, mentre fermentazione e affinamento avvengono in acciaio inox con sosta sulle fecce fini per circa otto mesi.
Il profilo che emerge è quello di un rosso etneo contemporaneo: tensione, energia, materia non eccessiva e una componente sapida che accompagna la beva.
Negli ultimi anni il Nerello Mascalese è diventato uno dei vitigni italiani più osservati dalla critica internazionale. La sua capacità di unire eleganza, verticalità e trasparenza territoriale ha portato molti a paragonarlo, per approccio stilistico, ai grandi rossi di territori storici europei. Sempre più wine bar, ristoranti e appassionati stanno guardando con attenzione anche altre interpretazioni del Nerello Mascalese sull’Etna, contribuendo alla crescita di interesse verso i vini vulcanici siciliani.
TERREMOTO 2024
Tra le tre etichette, TERREMOTO è probabilmente quella dal nome più evocativo. Anche qui il protagonista è il Nerello Mascalese, lavorato con una combinazione di parte diraspata e 40% di grappolo intero.
La macerazione sulle bucce dura otto giorni, mentre l’affinamento prosegue nove mesi in acciaio dopo lo svolgimento della fermentazione malolattica.
Il risultato sembra seguire una direzione precisa: valorizzare la tensione e la componente vulcanica del vitigno senza appesantire il vino con lavorazioni invasive o legni marcati.
È una scelta che riflette un cambiamento più ampio nel vino italiano contemporaneo. Sempre più produttori stanno infatti abbandonando estrazioni eccessive e sovrastrutture enologiche per tornare a vini più dinamici, territoriali e gastronomici.
L’Etna continua a ridefinire il vino italiano contemporaneo
Negli ultimi anni l’Etna ha smesso di essere soltanto una zona emergente. Oggi rappresenta uno dei laboratori più interessanti del vino europeo contemporaneo.
Qui convivono vecchie vigne prefillossera, piccoli artigiani, contrade sempre più riconoscibili e una nuova attenzione internazionale verso vini che privilegiano identità e trasparenza territoriale.
In questo contesto il lavoro di piccoli produttori come Nerina Cardile contribuisce a mantenere viva la dimensione più autentica del vulcano. Produzioni limitate, approccio agricolo diretto e vini che cercano di raccontare il territorio senza compromessi commerciali.
Un modello che continua ad attirare l’attenzione di wine bar, ristorazione contemporanea e appassionati alla ricerca di bottiglie sempre meno costruite e sempre più legate al luogo da cui provengono.
Per chi segue l’evoluzione del vino italiano, l’Etna resta uno dei territori più dinamici da osservare. E progetti come questo mostrano quanto il futuro del vino possa ancora nascere da vigne antiche, mani attente e identità territoriali forti.




