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Giro del mondo in birra: Burundi

Seconda tappa consecutiva in Africa per il tour brassicolo mondiale: dopo il Burkina Faso, nel quale come visto esiste una vera e propria federazione nazionale delle produttrici di birra, il viaggio prosegue in Burundi, un altro dei Paesi più poveri del mondo dove l’80% circa della popolazione vive con 1,25 dollari americani al giorno ovvero 1,05 euro.

Questa Nazione, da sempre teatro di violenti scontri etnici che ne hanno bloccato lo sviluppo economico e sociale, è stata una colonia belga dal 1882 fino al 1962, anno dell’indipendenza: ciò ha fatto in modo che anche qui si conoscessero e diffondessero le tradizionali birre europee.

Dal 1955 infatti in Burundi ha aperto i battenti un vero e proprio birrificio, il Brarudi, oggi di proprietà del gruppo Heineken, il quale produce l’unica birra industriale burundese: si tratta della lager Primus che, con una gradazione alcolica del 4,5%, presenta una fine schiuma bianca ed un intenso aroma di mais.

Se un colosso del settore ha deciso di fare tale importante investimento anche in un territorio sottosviluppato dell’Africa come questo, lo si deve al fatto che, negli ultimi decenni quello africano, nel suo complesso, ha dimostrato di essere un mercato davvero florido per le tradizionali birre europee e americane.

Prima dell’avvento di quelle importate dagli altri continenti, qui infatti esisteva già un numero illimitato di prodotti brassicoli artigianali realizzati utilizzando materie prime locali che da sempre fanno parte delle varie tradizioni, come quelle del Burundi dove si può dire che la bevanda nazionale sia la birra.

Per l’esattezza stiamo parlando dell’ “insongo“, ovvero la birra di banane. La ricetta prevede di poter utilizzare qualunque qualità di questo frutto: l’importante è che sia maturo. Nella produzione dapprima da essi si ricava l’umutobe ovvero il succo fresco di banane, molto dolce e zuccherato che non presenta gradazione alcolica e può essere bevuto tranquillamente anche dai bambini.

Quando lo si lascia fermentare si ottiene appunto l’’insongo”, una bevanda con un’elevata gradazione alcolica che presenta l’aroma della birra affumicata accompagnato da quello tipico del concentrato di banane. La popolazione locale la consuma prevalentemente nel corso delle festività o in occasioni particolari come la festa della dote quando la tradizione vuole che il futuro sposo si rechi a casa della sposa portandole dei doni e gli altri invitati portino numerose taniche di questa birra da consumare durante il tradizionale banchetto.

In Burundi però i prodotti brassicoli artigianali non si ricavano solo dalle banane: viene infatti utilizzato anche il sorgo, una pianta erbacea coltivata in quelle terre e resistente alle alte temperature: la bevanda si chiama “impeke” e viene prodotta in casa attraverso una fermentazione naturale. Le maggiori difficoltà che presenta la coltivazione di questo cereale rispetto a quella della banana la rende di difficile preparazione, motivo per cui i burundesi la considerano alla stregua di una bevanda sacra.

Come visto quindi, anche in Burundi, come in Burkina Faso ed in tanti altri Paesi dell’Africa, la cultura della birra non deriva solo da quella importata dai colonizzatori europei nel corso dei secoli, ma è anche frutto di una lunga tradizione popolare locale nella quale questa bevanda riveste un ruolo centrale in diverse importanti occasioni sia pubbliche che private.

 

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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