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Giro del mondo in birra: Grenada

Oggi andiamo alla scoperta della storia brassicola dell’isola caraibica di Grenada, dove sono presenti solo due birrifici autoctoni: il Carib Breweries e il West Indies

Nelle precedenti tappe del viaggio sulle strade della birra, abbiamo visto come l’arte del produrla sia stata portata nei vari Paesi del mondo dai viaggi compiuti dai colonizzatori europei nel corso dei secoli oppure, più recentemente, dagli interessi commerciali dei grandi produttori del settore che hanno effettuato degli importanti investimenti, specie in Africa, continente nel quale, secondo le stime attuali, entro il 2025, si svilupperà il 30% del mercato mondiale della birra.

Nel primo caso, possiamo ricordare Barbados che, per secoli, è stata una colonia inglese: un’occupazione che ha lasciato un’impronta indelebile su usi e costumi della popolazione locale. Non a caso infatti l’unica birra autoctona prodotta sull’isola caraibica, la ‘Banks beer’, è una lager che nello stile rispecchia quelle britanniche.

Nel secondo caso, ricordiamo invece il gruppo Castel che in Angola (dove investe da quasi 30 anni, creando in tal modo circa 5mila posti di lavoro) non solo possiede l’unico birrificio locale, ma anche un’importante azienda agricola dalla quale ricava le materie prime necessarie per produrla.

Finora quindi si è sempre trattato del risultato di iniziative portate avanti da gruppi di persone o da consolidate realtà aziendali; lo scenario cambia completamente raccontando la storia, singolare in tutti i sensi, di come è nato uno dei due birrifici autoctoni presenti sulla piccola isola caraibica di Grenada (112mila abitanti circa).

Per secoli, questa terra è stata assoggettata al dominio dei colonizzatori europei: scoperta da Cristoforo Colombo nel 1498, dal 1650 è stata occupata dai francesi che, nel 1783, con gli accordi di Versailles, l’avrebbero ceduta alla corona inglese dalla quale i grenadini sarebbero diventati indipendenti nel 1974.

Proprio ad uno dei discendenti dei colonizzatori britannici, Mark Heath, che dopo essere nato e cresciuto in Inghilterra ha deciso di trasferirsi a vivere a Grenada, si deve la fondazione, nel 2014, del ‘West Indies beer company’ la cui prima sede era addirittura all’interno di un resort: il True Blue, situato nei pressi dell’ omonima baia, che gli mise a disposizione una piccola area.

L’isola, famosa per le spiagge, il rum e le spezie, fra cui la noce moscata (quest’ultima rappresentata sulla bandiera nazionale), non offriva al giovane imprenditore i mezzi necessari per la birrificazione: per questo motivo li importò dalla madrepatria e, grazie a questi, arrivò a produrre contemporaneamente 45 galloni (170 litri) di birra.

Dopo questa prima fase, nella quale le proprie birre riscossero un buon successo, decise d’ingrandire la propria attività. Per farlo richiese la licenza alle autorità locali che, secondo le fonti, inizialmente rimasero interdette: fu infatti il primo ad avanzare una richiesta di questo tipo dopo cinquant’anni, ovvero da quando aveva aperto l’unico altro birrificio tutt’ora presente sull’isola, il Carib Breweries.

birra Carib Breweries

Ottenuta la licenza, Mark Heath ha quindi potuto aprire un birrificio più grande, aumentare il personale e le birre prodotte: oggi la casa ne offre undici, alcune delle quali si rifanno alle tradizioni brassicole europee, ovviamente in modo particolare a quella inglese, mentre altre sono realizzate con materie prime locali come il cioccolato.

Una delle birre più apprezzate della casa è la Windward (in italiano: ‘dal lato del vento’). Si tratta di una classica ipa con una gradazione alcolica del 7% alla quale, durante il processo di fermentazione, viene aggiunto dell’altro luppolo: presenta aromi floreali, dati dalle essenze locali, e profumi di agrumi.

Un’altra birra del West Indies che ha conquistato il favore dei grenadini, è la wheat ale (birra di frumento) ‘Drunken goat’: un nome davvero curioso dato che in italiano significa ‘capra ubriaca’. Realizzata con l’utilizzo di banane prodotte localmente e agrumi, è aromatizzata con i chiodi di garofano.

birra West Indies, isola di Grenada

Grenada quindi, come le vicine Barbados di cui abbiamo parlato, presenta un settore brassicolo davvero molto piccolo, la cui esistenza è garantita da due birrifici: questo però non vuol dire che la bevanda non venga apprezzata dai locali, come dimostra il fatto che il 41% dei consumi nazionali di alcolici è legato alla birra.

Proprio per questo motivo, e grazie alla presenza del Carib Breweries e del West Indies, non è da escludere che, nei prossimi anni, l’antica bevanda si radichi sempre più nelle usanze grenadine e che anche qui, come in un altro Paese caraibico quale la Giamaica, possa iniziare la ‘craft beer revolution’.

Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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