HomeBirraGiro del mondo in birra: Laos. Un panorama brassicolo variegato

Giro del mondo in birra: Laos. Un panorama brassicolo variegato

Dopo la tappa in Kenya, dove abbiamo raccontato della lager Tusker, la birra decantata nel romanzo autobiografico Verdi colline d’Africa di Ernest Hemingway, il tour si trasferisce nel sudest asiatico per approdare nell’ex colonia francese che, nonostante annoveri solo poco più di sette milioni di abitanti, offre un panorama brassicolo variegato grazie alla presenza di numerosi piccoli birrifici.

Cuore della ‘craft beer revolution’ del Laos, è la capitale Vientiane dove, negli ultimi quindici anni, sono stati aperti numerosi micro birrifici, con annessi pub e ristoranti, che offrono numerosi prodotti brassicoli realizzati non solo nel solco delle tradizioni europee, ma anche, per esempio, dei più recenti stili americani. Un settore vivace ed in crescita che, piano piano, sta togliendo quote di mercato all’ unico birrificio di dimensioni industriali del Laos, il BeerLao.

BeerLao fondato nel 1973, e oggi di proprietà del gruppo Carlsberg,  il quale, per la produzione delle proprie birre, oltre all’acqua e al riso locali, utilizza malti importati da Francia e Belgio mentre il luppolo arriva dalla Germania. Il prodotto di punta della casa è la lager con una gradazione alcolica del 5% che viene esportata anche in Europa.

BeerLao, birra in Laos

Uno degli esponenti più noti della rivoluzione della birra artigianale laotiana invece è le Patitoh Cafè che ha iniziato la propria attività nel 2015: offre prodotti di qualità grazie al lavoro di esperti mastri birrai tailandesi e a materie prime importate dopo accurata selezione.

La casa propone cinque diversi stili brassicoli fra cui uno dei più iconici della cultura birraria tedesca: il weiss. Birra di frumento con gradazione alcolica del 5% e prodotta con lievito Weihenstephan: presenta aromi di banana, chiodi di garofano e un basso grado di amarezza. Qui viene proposta anche un’interessante Hawaiian pale ale: nella ricetta sono presenti ananas, malti inglesi e luppoli della Nuova Zelanda.

Un altro micro birrificio molto apprezzato, e anch’esso situato nel centro della capitale, è il Corebeer brewhouse dove vengono organizzati anche eventi e mostre dedicati al mondo della birra. Un locale che, nell’arredamento, ricalca in tutto i veri pub inglesi e, di conseguenza, propone gli stili brassicoli iconici dell’Inghilterra.

Corebeer, birra in Laos

Fra le birre troviamo infatti la pale lager con una gradazione alcolica del 5%, di colore giallo paglierino, mediamente amara e con note di limone e cereali. Un altro prodotto della casa è la stout: ovviamente di colore scuro, mette in risalto i classici aromi di caramello, cioccolato e caffè.

La ‘craft beer revolution’ però non è arrivata solo a Vientiane: a Champasak, nel Laos più meridionale, per esempio, si produce la Lao Bia: una birra artigianale non filtrata il cui sapore inconfondibile è dato dall’ impiego della resina delle palme da zucchero presenti sulle isole di questo tratto del fiume Mekong.

Come in India, e in generale in tutta l’Asia meridionale, inoltre, anche qui, è molto diffusa la birra di riso, una bevanda tradizionale della quale è difficile tracciare la storia: con ogni probabilità però le popolazioni che, nel corso dei secoli, hanno abitato questi territori sapevano fermentare i liquidi già migliaia di anni fa.

Nella preparazione artigianale, il riso (si utilizza quello ad elevato contenuto di glutine) viene pulito sciacquandolo più volte con l’acqua: in seguito, viene cotto e distribuito, per essere scolato, su tappetini realizzati col bamboo oppure sopra le foglie di banano.

A questo punto viene aggiunto l’humao (una botanica) al riso: si tratta di uno starter tradizionale realizzato con farina di riso e corteccia di Albizia (pianta molto diffusa in Asia meridionale) grattugiata che inizia la fermentazione la quale dura più giorni a seconda della stagione.

Quando il riso comincia a rilasciare del liquido zuccherino, questo viene preso e trasferito all’interno di coni chiamati khulu i quali vengono sistemati sopra a dei recipienti che dovranno raccogliere tutto il liquido che cola. Una volta compiuta la colatura, la birra tradizionale è pronta per essere servita e consumata.

Viene realizzata in occasione di feste religiose, oppure di matrimoni e funerali, per essere bevuta durante i pasti; quando nasce un bambino inoltre, il neo padre bagna le labbra del neonato con delle gocce di questa bevanda per tenerlo lontano dalla cattiva sorte.

Una birra tradizionale che, da secoli, fa parte della cultura della maggior parte delle 49 etnie che costituiscono la popolazione laotiana, ulteriore dimostrazione di come, in tutto il pianeta, agli antenati dei moderni prodotti brassicoli, sia sempre stato riservato un ruolo centrale nella società di popolazioni fra loro culturalmente molto diverse.

Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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