HomeBirraGiro del mondo in birra: Repubblica Dominicana e l'unico birrificio autoctono

Giro del mondo in birra: Repubblica Dominicana e l’unico birrificio autoctono

Una delle caratteristiche di questo tour è quello di passare da Stati con una tradizione ed una cultura brassicola millenaria a quei pochissimi nei quali la birra è rimasta pressoché sconosciuta fino al ‘900.

Per questa tappa infatti ci fermiamo in Repubblica Dominicana, dove esiste un solo birrificio autoctono.

La scorsa settimana infatti il tour era in Danimarca, una terra nella quale si produce e consuma l’antica bevanda dall’epoca dei Vichinghi (800 d.c.): oggi invece fa tappa in Repubblica Dominicana, l’isola caraibica nel quale esiste un solo birrificio autoctono.

Fondato agli inizi dello scorso secolo, dietro il suo nome, come vedremo, si nasconde la storia di uno dei più violenti regimi dittatoriali dell’America latina: per questo motivo, prima di parlare di birra, è giusto dare uno sguardo ai principali fatti storici che hanno interessato questa terra.

UN PO’ DI STORIA

Il primo europeo ad approdare qui fu Cristoforo Colombo il 5 dicembre del 1492 che vi fondò una colonia spagnola chiamata ‘La Isabela’ considerata il primo vero insediamento europeo nelle Americhe. Di questa dominazione, si ricorda lo schema delle fattorie ‘haciendas’ nelle quali veniva sfruttato il lavoro delle popolazioni indigene sottoposte ad un violento regime di schiavitù. La più duramente colpita fu la civiltà amerindia dei Taino che scese dalle 400mila unità del 1492 alle 60mila del 1508.

Dopo tre secoli di dominazione spagnola, spesso contrastata dalle incursioni di pirati e filibustieri, nel 1791 una ribellione di schiavi guidata da Touissant Louverture e partita dalla parte occidentale dell’isola, ovvero dalla colonia francese di Haiti, portò all’unificazione del territorio per mano degli haitiani e alla ritirata delle truppe spagnole. La prima misura adottata fu ovviamente l’abolizione della schiavitù alla quale fecero seguito una riforma agraria ed una ridistribuzione delle terre.

L’unità politica e territoriale dell’intera isola ebbe però vita breve: nel 1844 infatti un movimento di sollevazione popolare guidato da Juan Pablo Duarte portò alla definitiva indipendenza della Repubblica Dominicana: questa veniva sancita da un manifesto le cui linee guida si basavano sull’uguaglianza fra tutti gli uomini, senza discriminazioni.

Nel 1916 quindi entrarono in scena gli Stati Uniti che, per difendere i propri interessi economici legati soprattutto alla coltivazione della canna da zucchero, occuparono  militarmente il territorio dominicano. Un’operazione, inserita nel contesto del conflitto noto come ‘Guerra della banana’, conclusasi nel 1924 con il ritiro delle truppe statunitensi dall’isola caraibica a seguito delle forti pressioni esercitate dall’opinione pubblica americana sul proprio governo.

Gli americani però non rinunciarono a difendere i propri interessi nella Repubblica Dominicana: per questo motivo, insediarono il dittatore Rafael Leonidas Trujillo che, fino a quando non sarebbe stato assassinato (30 maggio 1961), avrebbe dominato come un padrone assoluto sia la politica che le finanze del Paese. Sotto il suo regime morirono circa 50mila persone fra oppositori politici e rivoltosi.

Fra gli omicidi più tristemente celebri commissionati dal despota risalta quello delle tre sorelle Mirabal avvenuto il 25 novembre del 1960: il caso divenne noto a livello mondiale ed il 17 dicembre 1999 le Nazioni Unite approvarono una risoluzione con la quale veniva scelta proprio la data del 25 novembre per commemorare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne.

L’UNICO BIRRIFICIO AUTOCTONO DOMENICANO

Proprio alla cupa figura di Trujillo, è legata la storia della nascita dell’unico birrificio autoctono dominicano: nel 1929 infatti l’imprenditore americano Charles H. Wanzer, sostenitore del dittatore, decise di avviare la produzione della bevanda ed in suo onore chiamò l’azienda ed il prodotto ‘Presidente’.

Inizialmente fu lanciata come una birra scura, ma, avendo ottenuto un successo limitato, nel 1960 venne trasformata in una pilsner, ovvero come è conosciuta oggi non solo nei Caraibi ma anche negli altri Paesi del mondo dove viene esportata: fra questi l’Italia dove è reperibile presso una delle più celebri catene discount della grande distribuzione. Il marchio attualmente appartiene alla multinazionale del settore Anheuser-Busch InBev che lo ha acquistato nel 2012 per 1,2 miliardi di dollari.

La birra “Presidente”, con una gradazione alcolica del 5%, si presenta di un intenso color oro con una sottile schiuma. L’aroma è leggermente maltato e mette in risalto le note di ingredienti quali il mais e la mela rossa. Negli Stati Uniti viene pubblicizzata anche con questo slogan “Sette Presidenti, un sonnifero e sei pronto per il lavoro del giorno dopo”.

birra Presidente

Per quanto riguarda i consumi di prodotti brassicoli nel Paese caraibico, che ha una popolazione di 7,5 milioni di abitanti, nei primi otto mesi del 2021 si è registrato un aumento del 3% rispetto al medesimo periodo del 2019, l’ultimo anno prima della pandemia che anche qui ha pesantemente condizionato il settore. Il consumo pro capite annuo è invece di 60 litri.

In Repubblica Dominicana, settimo Paese delle Americhe nella classifica del consumo generale di bevande alcoliche, negli ultimi anni i prodotti brassicoli, grazie anche a quelli importati, hanno quindi visto crescere la propria popolarità: si tratta però ancora di numeri piuttosto bassi e non è possibile prevedere se questo trend di crescita sarà confermato nei prossimi anni.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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