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Giro del mondo in birra: Uganda

Il viaggio alla scoperta di tutti i tipi di birra prodotti nel mondo, la scorsa settimana, era in Ucraina. La cui espansione del settore birrario ha, almeno in parte, delle analogie l’Uganda, la tappa di quest’oggi. Qui infatti vi sono due bevande brassate tradizionali che, senza dubbio, costituiscono la base storica e culturale delle moderne produzioni locali.

La prima, che ha un nome che in italiano risulta bizzarro, ovvero ‘Tonto’, è la birra di banane: si prepara con farina di miglio indiano germogliato e una speciale varietà del frutto detta ‘ndizi ngombe’ che cresce in questo territorio; la preparazione comporta un procedimento lungo e difficoltoso.

Le banane, per prima cosa, vengono raccolte e conservate sopra a dei camini o appese al soffitto delle capanne tradizionali dove la temperatura è sufficientemente elevata: questo passaggio consente di accelerare il processo di maturazione. Quando il frutto è maturo (di solito occorrono 5-7 giorni), la buccia viene rimossa e la polpa bollita in acqua fino a quando non assume una colorazione marrone – rossastra.

Le banane mature sbucciate vengono cotte fino ad ammorbidirsi e lasciate raffreddare per 2-3 giorni: a quel punto la purea viene allungata con altra acqua e filtrata attraverso uno strato di erba della savana e felci sovrapposte che vengono adagiate su una vasca inclinata.

Il liquido filtrato è lasciato riposare per alcune ore prima di essere mescolato con farina di miglio maltato: la miscela, infine, viene fermentata per 1 o 2 giorni fino a quando non si ottiene una bevanda dal tenore alcolico relativamente elevato destinata sia al consumo domestico che alla vendita.

Tonto’ ancora oggi svolge un ruolo molto importante nella vita sociale soprattutto delle tribù che popolano le aree circostanti la parte ugandese del lago Vittoria, ma viene prodotta e consumata in tutto il Paese soprattutto in occasione delle ricorrenze religiose e dei banchetti nuziali.

birra banana Ruanda

La seconda bevanda tradizionale invece si chiama ‘Ajon’, ovvero ‘birra di miglio’ e la sua preparazione inizia con il setacciare il cereale per rimuovere la terra e altre possibili scorie: viene quindi macinato con delle macine di pietra e mescolato con l’acqua. Questa mistura è lasciata fermentare per 3 giorni passati i quali si ottiene un prodotto che, nelle aree del Paese al confine con il Kenya, è chiamato ‘Kimera’.

La miscela, successivamente, viene lasciata asciugare al sole per tre giorni: una prassi che ricorda, almeno in parte, il processo di maltatura industriale. Il miglio, una volta asciutto, viene riposto in una pentola insieme ad un composto liquido e cotto per sei, otto ore.

La bevanda a questo punto viene diluita con un po’ di acqua calda e filtrata per avere un prodotto finale omogeneo, l’ ‘Ajon’ per l’ appunto, che viene conservato in un posto fresco e asciutto per preservarne la freschezza. Questa birra tradizionale viene poi consumata utilizzando delle cannucce di foglie di banana.

Una delle particolarità di questo prodotto tipico è quella di non conservarsi a lungo, motivo per cui viene prodotto, distribuito e consumato esclusivamente nell’ambito delle diverse comunità locali presso le quali, ancora oggi, ha un grande valore sociale dato che si ritiene sia portatore di felicità e spensieratezza.

birra tradizionale Uganda

Le due bevande hanno inciso profondamente sullo sviluppo dell’odierno panorama brassicolo ugandese: a queste bisogna aggiungere il non secondario apporto fornito dagli inglesi, con la loro plurisecolare cultura birraria, che hanno colonizzato questo territorio dal 1888 al 1962, anno dell’indipendenza.

Gli insegnamenti dei mastri birrai britannici hanno consentito alla birra ugandese di ottenere dei risultati di assoluto prestigio: lo dimostrano, ad esempio, le numerose medaglie ottenute dal ‘Parambot brewieries’ di Kampala (operativo dal 2007) in occasione di diverse edizioni del prestigioso concorso ‘Monde selection’ che si svolge ogni anno a Bruxelles.

Qui ricordiamo il doppio oro ottenuto nel 2010 grazie alla Moomber lager e alla Rock Stout. La prima, con una gradazione alcolica del 4,9%, si presenta di color giallo dorato con un aroma nel quale risaltano note di mais, agrumi e miele; la seconda, invece, come prevede l’iconico stile d’oltremanica, offre al palato sentori di malti tostati, cioccolato e frutta secca.

Uganda che quindi fornisce un’altra prova sia di come la birra abbia sempre rivestito un ruolo centrale nelle plurisecolari storia e cultura delle diverse popolazioni del mondo sia del fatto che i viaggi e le colonizzazioni dell’uomo hanno fornito un contributo fondamentale allo sviluppo delle moderne produzioni dell’antica bevanda.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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