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Made in Nature, scende in campo l’ortofrutta bio europea

Il bio è un ambito verso il quale sempre più produttori rivolgono la propria attenzione.

Oggi, circa il 30% delle persone in Italia acquista prodotti bio

Il mercato del Bio continua a incontrare il favore dei consumatori, seppur in un contesto molto faticoso per tutto il comparto, che vede una generale contrazione dei consumi di frutta e verdura da parte degli italiani.

Per questo CSO Italy, promotore di Made in Nature, il progetto cofinanziato dall’Unione Europea per promuovere la conoscenza e il consumo di prodotti ortofrutticoli biologici in Italia, Germania, Francia e Danimarca, con il contributo di aziende leader del mercato italiano: Brio, Canova, Ceradini, Conserve Italia, Orogel Fresco e Veritas Bio frutta, ha organizzato un press lunch dal titolo “L’ortofrutta biologica europea scende in campo”. Un incontro per fare il punto sul biologico italiano ed europeo, in termini qualitativi e valoriali.

Made in Nature – è certamente uno dei progetti che potrà in qualche modo contribuire a rafforzare la cultura del Biologico con l’obiettivo di migliorare la conoscenza e le virtù di queste produzioni che sempre più colgono le esigenze del consumatore moderno, attento e rispettoso dell’ambiente e della biodiversità – dichiara Luca Mari, Project Manager di CSO Italy.

Il bio è un ambito verso il quale sempre più produttori rivolgono la propria attenzione, anche grazie al focus dell’UE e agli obiettivi posti dalla Strategia Farm to Fork che pone come traguardo, per il 2030, una soglia di superfici coltivate a biologico pari al 25%.

“Nel 2022 la superficie biologica italiana ha superato i 2,3 milioni di ettari, con una crescita del 7,5% pari a quasi il doppio del tasso di incremento registrato nel 2021. Dal 2010 l’estensione delle coltivazioni biologiche sono più che raddoppiate (+111% pari a oltre 1,2 milioni di ha), arrivando oggi a rappresentare quasi il 19% del totale delle superficie agricola utilizzabile censita dall’Istat” racconta Tomas Bosi, Esperto delle Produzioni di CSO Italy.

Se dalla parte dei produttori sono sempre maggiori gli interessi dimostrati verso questo segmento, il comparto è oggi alle prese con un consumatore sempre più attento alle tematiche di benessere e sostenibilità ambientale e alimentare ma soprattutto sempre più “confuso” dalla moltitudine di stimoli di prodotti che si presentano come genericamente più naturali, “green” e “organic”.

“L’affollamento di diciture ed etichette genera confusione nel consumatore medio, è quindi necessario riprendere le fila della comunicazione e spiegare bene cosa c’è dietro un prodotto bio” sottolinea Vincenzo Finelli, Direttore Generale di Orogel Fresco.

“Tutto passa anche, necessariamente, da una puntuale e capillare attività di informazione e promozione presso i cittadini, che è la direzione in cui va Made in Nature.”

Oggi, circa il 30% delle persone in Italia acquista prodotti bio: una platea già non trascurabile, ma che potrebbe essere ulteriormente estesa.

Tracciabilità, sostenibilità, biodiversità e qualità sono i principi sui quali si basa la campagna Made in Nature, un percorso che ha proprio lo scopo di abbattere le barriere di quei consumatori che ancora non scelgono il biologico, un viaggio inclusivo capace di mettere insieme le diversità e le generazioni, i mezzi di comunicazione e i media per fare chiarezza e delineare un’identità precisa di cosa significhi produrre biologico e scegliere di consumare un prodotto biologico.

Secondo il Rapporto Cso Italy sui Consumi 2022, il biologico risente della contingenza attuale, con un totale di 310mila tonnellate acquistate, pari al 5,7% del totale ortofrutta. La frutta è la componente più importante per il biologico, ma è anche quella che nell’annata considerata risente in maniera predominante della crisi, infatti, con una perdita del 9%, scende da 301 a 273mila tonnellate.

Questa flessione è accompagnata da un aumento del prezzo medio del 3% (2,14 euro/kg). Per quel che riguarda gli ortaggi invece, il prezzo medio è in calo per il terzo anno consecutivo e nel 2022 sono occorsi mediamente 2,85 euro per l’acquisto di un chilogrammo di verdure.

L’appuntamento è stato l’occasione di fare un confronto anche rispetto agli altri Paesi Europei coinvolti nel progetto che, nonostante siano mercati più consolidati, stanno affrontando difficoltà pari a quelle italiane.

“Anche in Francia e Germania si registra una contrazione dei consumi, dovuta sia ai costi dell’energia sia all’inflazione” sottolinea Luca Zocca, Marketing Manager di Brio spa. “mentre in Danimarca è dovuta a una paura di spesa dei consumatori. Comune a tutti i paesi è, però, una riduzione degli assortimenti offerti nei punti vendita, limitando molto la scelta del consumatore che va quindi a preferire il prodotto locale”.

Per incrementare la propensione al consumo, è necessario dunque informare correttamente il consumatore, puntando anche su strumenti come una bio-identità forte che aiuti a porre l’accento sui vantaggi di una coltivazione biologica in termini di rispetto della stagionalità e del territorio.

“Oltre alle indicazioni qualitative l’etichetta deve riportare il logo comunitario del biologico e il codice dell’organismo di controllo che permette di risalire fino al produttore, fino all’azienda agricola di origine. Quello che può aiutare a distinguere il biologico in punto vendita è proprio la ricerca di questi parametri”, evidenzia Paolo Pari, Direttore Marketing Canova.

Importante poi sottolineare i vantaggi legati alla scelta del Bio anche in termini di apporto nutrizionale, diverse ricerche hanno evidenziato come la frutta e la verdura provenienti da agricoltura biologica abbiano una quantità maggiore di antiossidanti e di vitamine. Un percorso di sensibilizzazione e di informazione che punti, dunque, anche all’educazione alimentare e conduca i consumatori a compiere scelte consapevoli.

Leggi anche: Bio in cifre 2023: il biologico guadagna sempre più terreno

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Redazione ApeTime
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