HomeFoodSettore agroalimentare italiano: allarme peste suina

Settore agroalimentare italiano: allarme peste suina

Un’altra tempesta si abbatte su un settore importante dell’agroalimentare italiano il problema della peste suina che rischia di far avvertire i propri pesanti effetti su tutta l’industria della carne suina italiana.

Un settore, ricordano gli addetti ai lavori, che è già soggetto ad aumenti di costi molto pesanti, è aumentato tutto: la carne, i materiali accessori, i trasporti, per non parlare dei prezzi dell’energia che valgono circa 4 volte quelli dello scorso anno.

Da Roma sono arrivate negli ultimi giorni le notizie più drammatiche ovvero la scoperta di nuove carcasse infette  che hanno fatto scattare l’isolamento della zona che durerà fino all’agosto prossimo.

La Coldiretti chiede a questo punto un piano nazionale di abbattimento dei cinghiali che si stimano essere circa 2,3 milioni e oltre a danneggiare da sempre le attività agricole e vivere troppo a ridosso delle città, rischiano a questo punto di diffondere la peste suina.

Gli abbattimenti dovrebbero cominciare a Roma (dove il sindaco Roberto Gualtieri li ha annunciati) e dove si stima possano esserci almeno 20000 cinghiali (tra città e provincia).

Ettore Prandini presidente Coldiretti lamenta come l’emergenza di oggi sia figlia della mancata prevenzione degli anni scorsi, quando pure era stato denunciato il numero eccessivo di cinghiali.

La grande paura di tutti è chiaramente che il diffondersi della peste porti al blocco dei prodotti simbolo della lavorazione delle carni di maiale italiana quali le dop di San Daniele e Parma. Anche Assica (Associazione Industriali delle Carni e dei Salumi) chiede di arginare il problema con un intervento tempestivo posizionando le barriere di contenimento ove necessario e avviare una politica di controllo degli animali selvatici.

“Da gennaio – ha ricordato il presidente Assica Ruggero Lenti – la presenza della Peste suina sul territorio continentale italiano ha portato alla perdita di circa 20 milioni di euro al mese di export ed espone le aziende al rischio di ulteriori danni, se la malattia veterinaria dovesse diffondersi nei territori a maggior intensità di allevamenti suinicoli e aziende di trasformazione”.

Va ricordato che in ogni caso la peste suina non è trasmissibile agli esseri umani e non danneggia la qualità delle carni, ma il suo arrivo nei grandi allevamenti chiaramente porterebbe alla necessità di abbattere tutti i capi con pesantissime conseguenze economiche.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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