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Slow food: “meno carne ma di maggior qualità e con più etica”

Meno carne, ma di maggior qualità e con più etica: questa in sostanza la posizione di Slow food sulla problematica nascente della carne prodotta in laboratorio, di cui sempre più si parla e che presto potrebbe comparire anche sui nostri mercati.

Slow food di fatto boccia la produzione di carne da laboratorio, sintetica, coltivata, proponendo un modello che vede meno consumo di carne, che però dovrà essere di maggior qualità, con l’eliminazione degli allevamenti intensivi, che non sono sostenibili né dal punto di vista del benessere animale, né dal punto di vista della qualità del prodotto.

I consumi annui di carne in Italia sono di 79 kg, di gran lunga inferiori a quella di tanti altri paesi europei per non parlare degli Stati Uniti, ma sempre quasi il doppio della media mondiale. Una situazione che, sottolinea Slow food, risulta insostenibile al Pianeta stante anche il crescente aumento della popolazione mondiale.

Data questa gravosa situazione per Slow food la via è una sola e non è quella di produrre carne in laboratorio, ma ridurre drasticamente il consumo di carne nei paesi del nord del mondo, anche perché i problemi legati all’eccessivo consumo di carne si portano dietro una galassia di altri problemi: la crudeltà verso gli animali che nascono per morire senza una vita degna all’aria aperta, la necessità di enormi quantità di mangimi che porta a deforestare e usare pesticidi e fertilizzanti, insomma uno sfruttamento totale delle risorse.

laboratorio

Per l’associazione nata a Bra, gli allevamenti devono essere sostenibili e non intensivi, rispettosi della fertilità del suolo, della sua conservazione, e del benessere animale; la carne sintetica non è una soluzione perché il cibo è anche cultura, mentre così diventerebbe solo industria; perché i reattori per produrla richiedono tanta energia, e perchè il mondo della carne sintetica rischia di diventare un altro business che segue solo logiche e strumenti industriali quali brevetti e monopoli.

“Occorre puntare su un allevamento sostenibile, rimettere in equilibrio allevamento e agricoltura, animali e terra, mettere al centro la fertilità del suolo, il rispetto per gli animali, la tutela della biodiversità dei pascoli, la cura delle aree montane e la rigenerazione delle terre di pianura, riscoprire la coltivazione e il consumo dei legumi” ha detto Barbara Nappini presidente di Slow Food Italia.

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Redazione ApeTime
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