HomeCronacaAll'aperto rischio di contagio dello 0,1%, usiamo i dehor come a Madrid

All’aperto rischio di contagio dello 0,1%, usiamo i dehor come a Madrid

Noi non ci spieghiamo perché i dehor siano ancora chiusi.
Mentre tra gli operatori del settore si respira un mix di rabbia, dolore, rassegnazione e sconcerto. E non ci stupiamo. Siamo tutti stanchi. Ma per chi lavora (o non può lavorare) in certi settori, come quello dell’ospitalità, è ancora più difficile mantenere un equilibrio

Che i dehor non siano pericolosi lo dice pure uno studio irlandese.
La ricerca ha dimostrato come solo lo 0,1% dei casi totali in Irlanda da inizio pandemia siano riconducibili a contagi presi lontani dalle mura di casa o da luoghi chiusi (clicca per vedere i dati).

Lo abbiamo già detto, ma lo ribadiamo. Sarebbe ora di cambiare strada. Di ragionare sulle opportunità che ci regala il nostro Paese. A partire dal clima. Qui ci impediscono di vivere i dehor e ci obbligano a stare chiusi in casa. Eppure, è noto, il virus si diffonde più facilmente proprio negli ambienti chiusi.
Forse l’esecutivo non si è accorto che ormai molti si ritrovano a casa per vedere amici e parenti e condividere cene, feste e aperitivi alla faccia della legge.

Madrid, ph. Cruces Velasco

Ma torniamo alla scienza.
“I luoghi critici sono gli ambienti chiusi di dimensioni ridotte e con limitata ventilazione, soprattutto con un tempo di permanenza elevato”, ha sottolineato Giorgio Buonanno, professore ordinario di Ingegneria tecnica ambientale all’Università degli Studi di Cassino e alla Queensland University of Technology di Brisbane (Australia). Insomma, i luoghi critici sono molte delle nostre case!

In tutto ciò, numerosi sono gli studi sul Coronavirus che hanno analizzato i luoghi più a rischio di contagio.
Risultato? All’aria aperta è quasi matematico che ci si salvi, in un ambiente al chiuso salgono le probabilità di venire infettati.
Da poco è uscito uno studio irlandese che ha dimostrato come solo lo 0,1% dei casi totali in Irlanda da inizio pandemia siano riconducibili a contagi presi lontani dalle mura di casa o da luoghi chiusi. I dati sono stati resi noti dall’Health Protection Surveillance Center (HPSC), il Centro di sorveglianza per la protezione della salute irlandese.

CRONACA

Nicole Cavazzuti
Mixology Expert è giornalista freelance, docente e consulente per aziende e locali. Ha iniziato la sua carriera con il mensile Bargiornale e, seppur con qualche variazione sul tema, si è sempre occupata di bar, spirits e cocktail. Oggi scrive di mixology e affini su VanityFair.it e Il Messaggero.it. Chiamata spesso come giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo master di Spirits and Drinks Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato del nostro ApeTime Magazine. Per 15 anni è stata la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer, organo di stampa della FIPE, per il quale ha ideato diverse rubriche, tra cui il tg dell'ospitalità (Weekly Tv) e History Cocktail, ancora attive e oggi in mano agli ex colleghi di redazione.

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