HomeCuriositàClover Club, Cardinale e Paper Plane, ecco perché si chiamano così

Clover Club, Cardinale e Paper Plane, ecco perché si chiamano così

Continuiamo su ApeTime la nostra esplorazione nel tempo alla scoperta delle origini dei nomi dei cocktail.

Come abbiamo spiegato più volte, anche se magari non ci pensiamo quando li ordiniamo e li gustiamo, in molti casi i cocktail nascondono dietro ai loro nomi storie e aneddoti poco conosciuti legati al loro creatore, al motivo per cui sono stati inventati o al periodo in cui sono nati. Vediamo allora, in questa puntata, perché tre famosi drink come Clover Club, Cardinale e Paper Plane si chiamano così.

Clover Club

Clover Club

Clover Club era il nome di un club per soli uomini che, fra il 1880 e il 1920, si riunivano spesso a cena all’hotel Bellevue Stratford di Filadelfia, all’epoca fra i più prestigiosi alberghi di tutti gli Stati Uniti. E proprio qui, probabilmente nei primi anni del Novecento, fu inventato l’omonimo cocktail a opera del giovane bartender Ambrose Burnside Lincoln Hoffman.

Inizialmente riservato ai soli membri del club, il drink fu poi inserito nel menu del bar dell’hotel e arrivò poi a New York quando George Boldt, proprietario del Bellevue Stratford, assunse la presidenza del Waldorf-Astoria Hotel, inaugurato nel 1931 appunto nella Big Apple. Da lì, il Clover Club divenne un poco tempo popolarissimo in tutta la East Coast, rivaleggiando per notorietà con i classici Manhattan e Old Fashioned.

Cardinale

Cardinale

Variante nel Negroni, da cui si differenzia essenzialmente per l’uso di vermouth dry il luogo del vermouth rosso e per le proporzioni, il Cardinale è stato creato negli anni ’50 nel bar dell’hotel Excelsior di Roma dal bartender Giovanni Raimondo. Che, secondo la leggenda, lo preparò per la prima volta per un importante cardinale (di qui il nome), abituale ospite dell’hotel in occasione dei suoi frequenti viaggi a Roma per incontri al vertice in Vaticano.

L’identità del porporato è rimasta a lungo ignota: si raccontava fosse un vescovo tedesco, fino a quando recenti ricerche di Luca Di Francia, attuale bar manager dell’Orum Bar dell’Excelsior, ha appurato trattarsi con buona probabilità dell’allora arcivescovo di New York Francis Joseph Spellman. Peraltro, non è escluso che Raimondo, nel realizzare il drink, si sia in qualche modo ispirato alla ricetta di un cocktail diffuso sin dagli anni ’20 in Francia (dove il bartender italiano aveva lavorato anni prima), dalla ricetta simile (ma con vermouth rosso, quindi molto simile al Negroni) e chiamato guarda caso Cardinal.

Paper Plane

Paper Plane

In questo caso si tratta di un cocktail giovane, creato dal noto bartender newyorkese Sam Ross nel 2007 per il menu inaugurale del Violet Hour di Chicago, dove peraltro non ha mai lavorato. Ross lo realizzò su richiesta dell’amico Toby Maloney, collaboratore del Violet Hour, che voleva inserire nella drink list del locale alcuni cocktail originali.

Per mettere a punto la ricetta si ispirò al classico Last Word, semplice da preparare e da ricordare con i suoi quattro ingredienti in parti uguali. E mentre Ross vi lavorava, la radio passava spessissimo l’allora hit della rapper britannica M.I.A. intitolata “Paper planes“, che evidentemente entrò nella testa del bartender al punto di chiamare il cocktail, appunto, Paper Plane.

Leggi anche:

Sex on the beach, Pornstar Martini, Orgasmo: i nomi dei cocktail “porno”

Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

Aziende • Prodotti • Servizi

VINO

Dolce Salato