HomeBirraCome dare nuova vita al pane? Facendolo diventare birra

Come dare nuova vita al pane? Facendolo diventare birra

In alcuni articoli, abbiamo sottolineato come la produzione di birra possa risultare un’attività non ecosostenibile (soprattutto quando si tratta di aziende di grandi dimensioni) e avere impatti ambientali significativi, come, per esempio, a causa dell’utilizzo di grandi quantità d’acqua e di massicce emissioni di CO2.

Molti birrifici, negli ultimi anni, data la crescente importanza di questo tema, si stanno attivando per adottare pratiche più sostenibili, a tutela dell’ambiente: lo fanno soprattutto riducendo la produzione dei rifiuti, optando per materiali di riciclo e limitando l’utilizzo della plastica.

Numerose realtà produttive stanno inoltre investendo sempre di più in fonti di energia rinnovabile, come ad esempio quella solare ed eolica, per alimentare le loro attrezzature: in questo modo possono infatti ridurre la loro dipendenza dalle fonti non rinnovabili e le emissioni di gas serra.

Un altro dei temi sociali, ambientali ed economici più importanti a livello mondiale, che coinvolge anche la produzione di birra, riguarda un possibile ulteriore aumento della scarsità di risorse alimentari, specie in certe aree del pianeta: per tale motivo il riciclo degli alimenti che restano invenduti è una pratica di grande importanza.

Questa attenzione al valore del cibo, ha ispirato le iniziative di due birrifici artigianali piemontesi: Biova (con il supporto della rete Ricibo che si occupa del recupero e della redistribuzione delle eccedenze alimentari) e Baladin. Obiettivo: produrre birre utilizzando il pane rimasto invenduto sugli scaffali dei negozi e nelle cucine di bar e ristoranti e che quindi verrebbe scartato.

I numeri sono sufficienti a spiegare quanto questa possa rivelarsi una pratica di grande valore economico e sociale se sviluppata su larga scala: con 150 chili di pane si possono infatti produrre fino a 2500 litri di birra con un risparmio che, in termini di materie prime, è del 40% rispetto a quelle realizzate con risorse acquistate tramite la filiera tradizionale.

 

birra briciola

Il birrificio Biova (nome che indica anche un tipico pane piemontese), nato nel 2019, ha presentato una linea di prodotti che ha impresse sulle etichette delle frasi che spiegano bene quale sia lo spirito che anima l’iniziativa: ‘contro lo spreco possiamo recuperare’, ‘noi lo spreco ce lo beviamo’, ‘contro lo spreco’ e così via, evidenziando in tutte le etichette la dicitura ‘birra da pane recuperato’.

Questi sono gli stessi obiettivi alla base del progetto del birrificio artigianale cuneese Baladin che ha dato vita alla birra ‘Briciola’: fin dal nome è evidente come per i suoi produttori sia importante non sprecare neppure un piccolo tozzo di pane dato che, nella produzione brassicola, può essere utilizzato come sostituto del frumento abbinandosi ottimamente al malto d’orzo.

Prendendo spunto dallo spirito della seconda iniziativa, potrebbe nascere questa domanda: in un giorno quante briciole di pane si sprecano? La risposta corretta è milioni, ma adesso diventeranno birra: questo grazie ad un progetto nato dalla collaborazione fra l’associazione Volontarius con i ‘Cacciatori di briciole’, il birrificio Batzen di Bolzano e la Libera Università del capoluogo altoatesino.

I ‘Cacciatori di briciole’ (attivi dal 2013), ogni giorno, si spostano fra Bolzano, Merano e Brunico a bordo delle loro “brici cargo” e raccolgono da ristoranti, bar, pasticcerie, panifici e supermercati il cibo rimasto invenduto e che altrimenti andrebbe buttato, per poi redistribuirlo alle persone in difficoltà.

Cacciatori di briciola

Il progetto vede coinvolti 167 volontari che, in dieci anni, hanno raccolto ben 4 milioni di briciole, con una media mensile di 10mila unità, quadruplicate nel periodo della pandemia: nella loro lotta contro gli sprechi alimentari hanno aperto anche un “briciole market”, un emporio solidale che, solo nel capoluogo altoatesino, fornisce sostegno a 226 famiglie per un totale di 600 persone.

Uno dei quattro responsabili del progetto, Christian Bacci, ha spiegato: “Dato che l’esubero è sempre tanto, abbiamo cercato nuove alternative: da qui è nata l’idea di produrre birra utilizzando briciole e avanzi di pane nero, uno dei prodotti tipici del nostro territorio. Questa vuole essere un’ulteriore risposta al problema degli sprechi alimentari e un recupero virtuoso degli alimenti che altrimenti verrebbe gettati”.

“Grazie alla collaborazione del birrificio Batzen – prosegue Bacci – dal 2021, anno nel quale è iniziata la produzione della bevanda brassata solidale ‘Cacciatori di Briciole’, abbiamo dato una seconda vita a 1.600 chilogrammi di pane realizzando 18mila bottiglie di birra: si tratta di un prodotto assai particolare, caratterizzato da un profilo aromatico complesso dato dall’utilizzo del pane nero e che, per le sue caratteristiche, si beve volentieri soprattutto in inverno”.

Tre progetti che dimostrano come sia davvero possibile dare nuova vita agli alimenti che rischiano di essere gettati nelle discariche e quindi venire sprecati: anche un piccolo pezzo di pane rimasto nella cucina di un ristorante può infatti diventare un nuovo prodotto come ingrediente della birra, riacquistando valore e contribuendo in tal modo all’importante lotta contro gli sprechi alimentari.

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