HomeLocali - Bar - CocktailbarDa Luca Picchi a Roberto Pellegrini, history drink al Flores Cócteles

Da Luca Picchi a Roberto Pellegrini, history drink al Flores Cócteles

A Milano si fa lezione di storia dei cocktail con i massimi esperti del settore al nuovo Flores Cócteles, locale in via Melloni 9 che si pone l’obiettivo di contribuire alla diffusione della cultura responsabile e consapevole della mixology attraverso una serie di attività.

In primis, le Flores Classic Drink Night: serate con gli autori o i massimi conoscitori di drink classici e amati come il Negroni e lo Spritz (rispettivamente in programma martedì 20 settembre con Luca Picchi bartender, scrittore e massimo esperto del tema e l’11 ottobre con Roberto Pellegrini, papà di Federica e principale custode dei segreti dello Spritz).
E, non meno importante, il progetto di Reel e Stories sulla nuova pagina Instagram @flores.cocteles che, oltre a raccontare le attività del locale, vuole diventare una sorta di Treccani del bere miscelato con tips e curiosità storiche raccontate con video dal format originale.

Flores Cócteles
via Melloni 9, Milano, dalle 19:00 alle 02:00, dal martedì alla domenica; infoline 02 25062491

Flores CóctelesNonostante la celebrazione del centenario sia stata fatta nel 2019, non è davvero sicuro che il Negroni sia nato proprio nel 1919. In compenso è certo che sia stato ideato a Firenze.

Ed è indubbio pure che la sua paternità non sia da attribuire a un barman, ma a un cliente: il conte Camillo Negroni. Uomo elegante ed eclettico, era un accanito fumatore e appassionato bevitore. Il suo drink preferito? L’Americano (Campari, vermouth rosso e seltz). Ecco, fu proprio lui a chiedere un giorno al barista Fosco Scarselli di irrobustire il cocktail sostituendo la parte analcolica con il gin. Così nacque il Negroni. Da allora, il Conte ordinò sempre “il solito” e in breve tempo, incuriositi, anche gli avventori cominciarono a chiedere “un Americano alla maniera del Conte Negroni”. Poi un Negroni. E, complice il breve nome, in pochi mesi divenne popolare in tutta Firenze. E poi nel mondo.

Qui ti proponiamo tre rivisitazioni del Negroni.
NEGRONI PALLIDO
di Luca Picchi

Dal tenore alcolico medio, con un buon bilanciamento tra dolce e amaro e una nota di agrumi e spezie, alla vista appare sempre leggermente velato. Merito del Limoncello se la texture fa sembrare il drink perennemente ghiacciato. Il suo nome ha una doppia ispirazione. Da un lato è un riferimento al contrasto di colore con il Negroni originale, dall’altro è un omaggio all’esperienza di vita americana del Conte. Già, perché per un po’ Camillo Negroni si trasferì in un ranch del Wyoming. E lì, di certo, i nativi lo avranno soprannominato “viso pallido”.

TECNICA:
Stir And Strain
BICCHIERE:
Coppetta
INGREDIENTI:
2,5 cl London Dry Gin
2,5 cl Vermouth Martini Riserva Ambrato
1,5 cl Biancosarti
1 barspoon di Limoncello di Sorrento
GARNISH:
Side di scorza d’arancia (nella foto propongo una guarnizione d’impatto con mela verde, foglie di ananas, zucchina, carota, scorza arancia e rosmarino, ideale per competizioni o pubblicazioni)

NEGRONI DEL PALAZZO

Signature dell’Experimental Cocktail Club di Venezia, bar dell’hotel Palazzo Experimental di Venezia. Un twist dal sapore tendente al dolce e dalla presentazione scenica, ideale per palati che trovano troppo bitter il Negroni originale

TECNICA:
Build
BICCHIERE:
Old Fashioned
INGREDIENTI:

3 cl Almond infused Beefeater Gin
1,5 cl Nardini Rabarbaro
2,5 cl Carpano Antica Formula
GARNISH:
Cantuccio e oliva

NEGRONI DEL RE

Signature della Pesa Pubblica Milano
Elegante, raffinato ed equilibrato questo signature ha riscontrato tanto successo da essere confermato nella nuova signature drink list.

TECNICA:
Stir and Strain
INGREDIENTI:
5 cl gin
1,5 cl Antica Formula Carpano
1,5 cl Campari
GARNISH:
Scorza d’arancia

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Nicole Cavazzuti
Mixology Expert è giornalista freelance, docente e consulente per aziende e locali. Ha iniziato la sua carriera con il mensile Bargiornale e, seppur con qualche variazione sul tema, si è sempre occupata di bar, spirits e cocktail. Oggi scrive di mixology e affini su VanityFair.it e Il Messaggero.it. Chiamata spesso come giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo master di Spirits and Drinks Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato del nostro ApeTime Magazine. Per 15 anni è stata la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer, organo di stampa della FIPE, per il quale ha ideato diverse rubriche, tra cui il tg dell'ospitalità (Weekly Tv) e History Cocktail, ancora attive e oggi in mano agli ex colleghi di redazione.

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