HomeBirraGiro del mondo in birra: Australia tra tradizione e rivisitazione

Giro del mondo in birra: Australia tra tradizione e rivisitazione

L’Australia conta più di 400 birrifici artigianali, tra i quali troviamo Foster’s, uno dei marchi più conosciuti anche in Italia.

In questa terra, grazie a conoscenze antiche tramandate e sperimentazioni di diversi luppoli, si sono create nuove tipologie di birra. Degne di nota la Pacific Ale e la Pacific Ipa, la lager Crown, la Boag Beer e la James Squire..

Questa tappa del tour del mondo sulle strade della birra ci porta nella terra dei canguri e dei koala, un Paese che vanta una buona tradizione nella produzione di quella che è una delle più antiche bevande inventate dall’uomo. Questo anche per un motivo che ha radici storiche ed è probabilmente noto a tutti.

La sesta Nazione per estensione del pianeta fa infatti parte, insieme ad altri 53 Stati indipendenti, del Commonwealth, ovvero l’organizzazione intergovernativa che riunisce i territori che nei secoli scorsi hanno fatto parte dell’Impero Britannico. Gli inglesi infatti cominciarono a colonizzarla nel 1770 con una prima spedizione comandata dal celebre esploratore James Cook.

Nel corso dei secoli, insieme a quella che veniva da altri Paesi europei, fra cui quella proveniente dall’Olanda che nel 1606 portò a termine la prima spedizione in queste terre, è aumentata sempre più la popolazione di origine britannica presente in Australia fino ad arrivare a costituire, al giorno d’oggi, il 22,5% dell’intera popolazione di questa immensa isola.

La Boag Beer
La Boag Beer

Tramandate quindi di generazione in generazione, insieme a quelle dei discendenti di altri esploratori e migranti europei fra cui i tedeschi, notoriamente altri grandi produttori birrari, la cultura e l’arte del produrre birra si sono radicate sempre più nelle grandi aree urbane dove vive la quasi totalità della popolazione. Per questo motivo oggi in tutte le grandi città australiane, sono presenti diverse produzioni artigianali che si uniscono a quelle dei marchi conosciuti anche in Italia come Foster’s.

Alle conoscenze acquisite dagli avi, oggi si unisce la volontà di sperimentare l’utilizzo di nuovi luppoli per creare dei veri e propri stili birrari australiani. Questo, nel corso degli ultimi decenni, ha portato alla creazione di alcune nuove tipologie di birra, come la Pacific Ale e la Pacific Ipa le quali stanno conquistando sempre più i consumatori locali e, di conseguenza, quote maggiori del mercato interno.

Fra le birre locali che secondo le nostre fonti vanno per la maggiore ,troviamo la lager Crown: una birra bionda a basso contenuto alcolico (4,9%) che si presenta di un brillante color dorato e con una schiuma cremosa. Prodotta utilizzando esclusivamente malti australiani, mette in risalto aromi fruttati e note amare persistenti che le donano il giusto equilibrio fra i diversi elementi.

Lager Crown, birra Australia
La Lager Crown

La Boag Beer arriva dalla Tasmania e viene prodotta dall’omonimo birrificio fondato nel 1881. Si tratta di un’altra lager leggera molto apprezzata in Australia nella quale si uniscono gradevolmente gli aromi del malto e del luppolo. Realizzata utilizzando le limpide acque delle sorgenti sparse sull’isola, ha una gradazione alcolica del 4,6% e presenta note fruttate.

In un sobborgo di Sydney, Camperdown, sorge invece il birrificio Malt Shovel che produce le birre James Squire, fra queste troviamo una brown ale che riscuote un certo successo. Realizzata utilizzando malti Pale e Crystal, si presenta di un bel color rame e le note agrumate presenti bilanciano ottimamente il dolce del caramello e il sapore della nocciola.

James Squire, birra Australia
La James Squire

In tutti i casi si tratta di rivisitazioni dei tradizionali stili birrari europei, come quelle che vengono proposte dalla grande maggioranza dei circa 400 birrifici oggi presenti in Australia. La cultura della birra, come successo per esempio in India, anche qui è arrivata a bordo delle navi inglesi per poi trasformarsi e dare vita a prodotti autoctoni.

Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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