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Sesso in spiaggia, rose e vecchio stile: perché i cocktail si chiamano così

Continua il viaggio di ApeTime alla scoperta delle origini dei nomi dei cocktail. Dietro alle quali si nascondono storie dimenticate e spesso sorprendenti.

Ti sei mai chiesto, ad esempio, perché il Sex on the Beach, un “must” degli Anni ’80, si chiama proprio così? E perché il classicissimo Old Fashioned si chiama, appunto, “vecchio stile”? E poi riscopriamo l’origine del Jack Rose, cocktail oggi dimenticato che vale la pena ricordare.

Ecco quindi i motivi per cui Sex on the Beach, Old Fashioned e Jack Rose si chiamano così.

Jack Rose

Cocktail (45 ml di applejack, 30 ml di succo di lime o di limone, 2-3 dash di granatina) molto di moda fra gli Anni ’20 e ’30 del Novecento ma oggi pressoché dimenticato. Nonostante un’illustre citazione letteraria: nel romanzo del 1926 “Fiesta (Il sole sorgerà ancora)” di Ernest Hemingway, il narratore Jake Barnes lo beve al bar dell’Hotel de Crillon di Parigi. Non solo: Mark Bailey, nel suo “Hemingway & Bailey’s Bartending Guide to Great American Writers”, riporta che il Jack Rose era uno dei drink preferiti del famoso scrittore americano John Steinbeck.

Ma perché Jack Rose? Come spesso accade nel caso dei cocktail storici, sono almeno quattro le teorie sulle origini di questo nome. La più semplice fa riferimento alla presenza fra gli ingredienti dell’applejack (distillato di sidro di mele) e al suo colore rosato. La seconda tira in ballo la jacqueminot rose o jacque rose, un tipo di rosa il cui colore ricorda quello di questo drink. La terza attribuisce la creazione del cocktail a Joseph P. Rose, ristoratore e mixologist di Newark che, tra l’altro, si fregiò in quegli anni del titolo di World’s Champion Mixologist. Secondo l’ultima teoria, invece, lo avrebbe inventato addirittura Bald Jack Rose, gangster che conquistò le prime pagine dei giornali americani nei primi anni del secolo scorso.

old fashioned
Old Fashioned del Milord, Milano

Old Fashioned

In inglese, old fashioned significa “vecchio stile“. E senza dubbio questo cocktail – a base di bourbon, angostura, soda e una zolletta di zucchero – ha origini antiche che richiamano quelle del Whiskey Cocktail, miscela di whiskey e bitter popolare in America già fra il 1700 e il 1800. Nella seconda metà del 19mo secolo, sull’onda della crescente popolarità della mixology, molti bartender iniziarono a proporre varianti e interpretazioni della ricetta, aggiungendo altri ingredienti come assenzio, curaçao, maraschino, Chartreuse e altri ancora.

Non tutti i frequentatori dei bar, però, gradivano queste “migliorie”: gli affezionati alla ricetta classica chedevano quindi un “Whiskey Cocktail alla vecchia maniera” (Whiskey Cocktail old fashioned). E così, nel tempo, il Whiskey Cocktail preparato secondo la ricetta classica fu chiamato Old Fashioned nei vari ricettari. Durante il Proibizionismo si diffuse l’abitudine di aggiungervi una fetta d’arancia, una ciliegia al maraschino e a volte anche uno spicchio di ananas, probabilmente per mascherare la scarsa qualità del whiskey di contrabbando. Abitudine rimasta anche nei decenni successivi, fino al “Rinascimento della mixology” degli Anni ’90, quando la ricetta originale fu riportata in voga da alcuni influenti bartender, in particolare a Londra, a partire da Dick Bradsell.

Sex on the Beach

Indubbiamente “sesso sulla spiaggia” è un nome accattivante per uno dei cocktail simbolo degli Anni ’80, a dire il vero ricordati (insieme con il decennio precedente) come “gli anni bui della mixology”. In quel periodo, negli Stati Uniti, divennero popolari i “peach schnapp“, liquori alla pesca usati anche in miscelazione.

Nel 1987 un distributore di alcolici, National Distribution, lanciò a Fort Lauderdale in Florida un concorso che premiava il bartender in grado di vendere il maggior numero di peach schnapp durante lo Spring Break (la settimana di vacanze scolastiche primaverili) utilizzandoli in un cocktail originale. Vinse Ted Pizio, il cui drink (che al liquore di pesca miscelava vodka, succo d’arancia e succo di cranberry) ottenne un grande successo. Pizio lo chiamò Sex on the Beach in omaggio a quelli che riteneva – non a torto – essere i motivi che attraggono i giovani in Florida per lo Spring Break: il sesso e le spiagge.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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