HomeVinoVini, export e DOC: le considerazioni di Lamberto Frescobaldi

Vini, export e DOC: le considerazioni di Lamberto Frescobaldi

È avvenuta nei giorni scorsi alla Camera di commercio di Firenze l’inaugurazione del settantacinquesimo anno di attività dell’”Accademia italiana della vite e del vino” (organizzazione che raccoglie professori, ricercatori, imprenditori del mondo vitivinicolo).

L’evento ha dato spunto ad alcune considerazioni esposte da Lamberto Frescobaldi presidente Unione Italiana vini, oltre che della nota azienda vinicola Frescobaldi.

Si è partiti dalla considerazione che i tempi cambiano e i gusti pure, i rossi stanno vivendo una grande crisi di export, in particolare nell’importante mercato degli Stati Uniti che rispetto agli anni 2000 ha perso praticamente il 50% del mercato, tendenza contraria per i bianchi e per gli spumanti soprattutto.

I mercati esteri sono sempre molto importanti e gli sbocchi a questi vanno sempre più ampliati secondo Frescobaldi. Al momento il 62% dei vini italiani che prendono la strada tra dell’estero vanno solo in cinque paesi: Usa, Germania, Regno Unito, Canada e Francia; l’obiettivo è quello di ampliare invece queste piazze, assecondando anche le necessità dei vari paesi, sapendo leggere i gusti che mutano nelle diverse regioni del mondo.

Ma in generale la riflessione più importante è stata quella che ha riguardato le Doc le quali secondo Frescobaldi, e secondo molti altri, sono troppo numerose: su circa 400 DOC e DOCG solo 7 imbottigliano più di 500.000 ettolitri di vino e rappresentano più della metà del volume totale.

Per Frescobaldi questa è una debolezza che impone di riflettere su una riorganizzazione del sistema, per poi poter razionalizzare e concentrare meglio le risorse per la  promozione. L’estero è stata la chiave di sviluppo dell’industria del vini italiano di questi ultimi decenni, trainato dalla progressiva sostituzione della vendita di sfuso per conto terzi con l’export di vino confezionato in Italia; il sistema delle Dop è stato importante, ma ora c’è da fare un passo oltre.

“Lo sviluppo del vino italiano deve reggersi su quattro fondamenta: razionalizzazione, investimenti, conoscenza dei mercati, promozione. In primo luogo, è necessario sfoltire il panorama delle denominazioni con politiche ragionate, attraverso accorpamenti o anche, laddove i numeri siano davvero scarsi, a cancellazioni” questa la posizione di Frescobaldi.

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