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Come preservare la qualità del luppolo in futuro

Come preservare in futuro la qualità del luppolo da birra ora in grave sofferenza a causa dei cambiamenti climatici?

In un articolo pubblicato ad inizio anno abbiamo sottolineato come il 2023 sia stato molto negativo per la birra artigianale italiana, facendo registrare un’inversione di tendenza rispetto al 2022: le vendite infatti si sono contratte del 6,6%, mentre, nei primi due trimestri, le esportazioni sono diminuite del 7,4%.

Questi, chiaramente, sono due aspetti di primaria importanza per la salute del settore ma a rendere il tutto più allarmante sono le cifre dato che si tratta di una flessione molto evidente, che rischia di far perdere tutto il terreno guadagnato in termini di sviluppo dalla filiera nel 2022, anno della ripartenza dopo la pandemia.

A questi dati si aggiunge quello altrettanto negativo della produzione di luppolo in Italia che è crollata del 20%: questo a causa del maltempo che, fra eventi estremi, come nubifragi e alluvioni, temperature impazzite e grande siccità hanno tagliato le rese rispetto a quelle ottenute negli anni precedenti dai circa 100 ettari coltivati lungo la penisola.

I lunghi periodi di caldo africano, intervallati da brevi e sempre più violente ‘bombe d’acqua’, infatti, lo scorso anno, hanno tagliato drasticamente le produzioni agricole: per questo motivo, il 2023, si è classificato come l’anno nero dell’agricoltura italiana con danni che hanno superato i 6 miliardi di euro.

coltivazione

I coltivatori del cereale di tutto il mondo, però, sono già diversi anni che parlano di quantità sempre più carenti e di qualità del prodotto in costante calo: secondo uno studio pubblicato sulla rivista ‘Nature Communications’ inoltre, entro il 2050, la sua resa calerà del 18%, mentre il contenuto di acidi alfa (ai quali si deve il sapore amaro e gradevole della birra) si ridurrà fino al 31%.

Questa è la conseguenza diretta del fatto che il caldo e il clima secco fanno maturare più velocemente il luppolo compromettendo così le caratteristiche organolettiche del cereale: la crisi climatica e la diminuzione delle precipitazioni sono inoltre causa del calo nella produzione d’orzo, anch’esso ingrediente fondamentale per la birra.

I cambiamenti climatici, come sottolineano le associazioni di categoria, minacciano     i prodotti brassicoli in tutta Europa e non solo dato che, per questo motivo, entro il 2050 si prevede un significativo calo della quantità e della qualità del luppolo che potrà essere impiegato per aromatizzarli.

Cosa è possibile fare quindi per cercare di preservare la qualità dell’antica bevanda in futuro? Una risposta a questa domanda potrebbe arrivare dall’Inghilterra dove un team di ricercatori, da alcuni mesi, sta collaborando con alcune industrie locali della birra per trovare un sistema valido ed efficace nel tempo per preservare l’agricoltura dai cambiamenti climatici.

L’obiettivo dello studio è quello di ideare un sistema che sia in grado di isolare i geni del luppolo: questo consentirebbe di produrre delle varietà del cereale più resistenti alle avverse condizioni climatiche. La ricerca, che coinvolge una ventina di scienziati, è coordinata dalla dottoressa Helen Cockerton, docente dell’Università del Kent e si avvale del sostegno finanziario del governo britannico.

I ricercatori, come prima cosa, analizzeranno il codice genetico di centinaia di piante diverse, soprattutto di quelle che sono più resistenti alle attuali avversità climatiche: in seguito, andranno ad incrociare le caratteristiche di tutti questi arbusti con quelle dei luppoli che sono utilizzati nella produzione di birra.

birra e luppolo

Ci sarà anche la possibilità d’individuare i geni responsabili di sapori particolari, che un giorno potranno diventare molto apprezzati dagli amanti della bevanda: “I birrai vogliono birre dal sapore buono ma i coltivatori sono più interessati ad avere piante in grado di produrre buoni raccolti dato che la materia prima in questione, se di alta qualità, può essere venduta ad un prezzo maggiore ed essere impiegata anche per realizzare degli altri prodotti. Il nostro obiettivo è quello di fornire informazioni per fare entrambe le cose” –  ha spiegato la dottoressa Cockerton.

Il progetto fa parte di un’iniziativa più ampia che viene finanziata dal Dipartimento per l’Ambiente, l’Alimentazione e gli Affari Rurali (Defra), per rendere la produzione alimentare britannica più resiliente alle numerose sfide che la attendono in futuro, come, per l’appunto, quelle che sono causate dai cambiamenti climatici.

“Continueremo a fornire costantemente opportunità, finanziamenti e sostegno ai produttori affinché possano mettere l’innovazione al centro delle moderne pratiche agricole e salvaguardare così la qualità dei raccolti dei cereali e quella della birra”  ha spiegato Mark Spencer, ministro inglese dell’agricoltura.

Solo in futuro potremo vedere se lo studio guidato dalla dottoressa Cockerton avrà dato i risultati auspicati dalle varie associazioni brassicole e dagli agricoltori di tutta Europa e non solo: l’auspicio di tutti è che si trovi un metodo per salvaguardare le attuali caratteristiche della birra, la bevanda che da sempre accompagna la storia dell’uomo ed così apprezzata proprio per le sue inconfondibili qualità aromatiche.

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