HomeEditorialeFabio Bacchi: barman, solo le strutture di lusso assicurano stabilità 

Fabio Bacchi: barman, solo le strutture di lusso assicurano stabilità 

Fabio Bacchi ha ragione. Il punto è che non dovrebbe essere così 

Fabio Bacchi ha risposto alle osservazioni di Erik Viola e di Daniele Cancellara su Facebook. Il suo commento inizia così: “Ma come si fa a scrivere certe cose?”. Qui puoi leggere il pezzo. Sperando di poterlo intervistare, intanto ecco qualche osservazione

Per cominciare, ha ragione Fabio Bacchi nell’osservare nel suo commento sotto il post sulla pagina Facebook IBA che per lavorare con serenità come bartender in Italia occorre entrare in grandi gruppi o in locali di lusso.
Insomma, che un barman italiano non può pensare di lavorare in uno street bar e di avere una stabilità professionale.
Che dire? Spesso è vero. Ahimé.
Perché? Questo dettaglio Fabio Bacchi non lo chiarisce. Lo faccio io.
Lavorare in uno street bar in Italia significa (quasi sempre) ricevere una parte di compenso in nero. Lo confermano tutti, ma ovviamente non lo affermano in modo ufficiale.
Ribadisco. Sto generalizzando: ci sono delle eccezioni. Ma sono rare.
Quindi?
La situazione è questa.
“Fare il bartender per uno street bar ti dà maggiore libertà nella creazione del menù e più autonomia nella scelta del look e nell’approccio al cliente rispetto a lavorare in un bar di un hotel di lusso.
In compenso, quando entri nel team di grandi gruppi hai la certezza di firmare contratti in regola e hai ottime prospettive di avere un futuro professionale stabile all’interno dell’azienda”.
Chi parla è il bartender di una nota catena alberghiera. Nei mesi di chiusure e aperture mozzate ha lavorato poco. E il bancone gli è mancato. In compenso, ha potuto godersi la figliola con la tranquillità di ricevere puntualmente la cassa integrazione. Non perché lo Stato fosse stato puntuale nei pagamenti, ma perché il gruppo ha anticipato ai dipendenti quanto dovuto.
Detto questo, che la cassa integrazione in Italia sia arrivata in ritardo è indecoroso. La anomalia meriterebbe qualche riflessione approfondita. Ma in un altro articolo. Ora andiamo avanti.
Nel mondo degli street bar italiani in pochi hanno goduto dello stesso trattamento accordato ai dipendenti di grandi imprese.
In primis, perché in busta paga non hanno dichiarato tutto quello che guadagnano E poi, perché non tutti i titolari hanno avuto modo di supportare i dipendenti.
“Da ottobre molti imprenditori hanno anticipato la cassa integrazione ai dipendenti, ma da febbraio in pochi hanno potuto permetterselo”, osserva Paolo Cesareo Moretti titolare dei Parolai di Siena.
Diciamoci la verità. Il problema del corto circuito del personale nel mondo della ospitalità non si può giustificare con la presenza di imprenditori taccagni e / o di lavoratori poco onesti che vorrebbero lavorare in nero e mantenere la disoccupazione. Ci sono. Non aiutano. È indiscutibile. Ma il problema vero sono le tasse.
Per uscire dal tunnel bisognerebbe mettere in discussione una volta per tutte il nostro sistema fiscale. E poi imporre sanzioni così pesanti da scoraggiare l’evasione fiscale.
Sono anni che i politici promettono di modificare il nostro sistema fiscale, disattendendo sempre le aspettative.
Nicole Cavazzuti
Giornalista freelance esperta di spirits and cocktail bar, è la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer e collabora con VanityFair.it e Il Messaggero.it con articoli, video e foto. Giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo corso di Spirits and Drink Communication italiano. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato e spirits del magazine di ApeTime.

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