HomeBirraGiro del mondo in birra: Egitto, una tradizione birraria dell'antico popolo

Giro del mondo in birra: Egitto, una tradizione birraria dell’antico popolo

Dopo le due tappe consecutive nelle Americhe, in Repubblica Dominicana ed Ecuador, il tour brassicolo approda in Egitto.

Una terra che oggi non vanta alcuna tradizione birraria mentre lo scenario cambia del tutto guardando al passato allorché la bevanda rivestiva un ruolo centrale nellaf cultura dell’antico popolo egizio.

L’attuale popolazione egiziana è composta infatti per l’85% da persone di fede musulmana che, come noto, vieta il consumo di bevande alcoliche: per questo motivo, solo il restante 15%, composto da cristiani copti, e le centinaia di migliaia di turisti che visitano ogni anno le piramidi ed il Nilo, beve birra. Come riportato dal ‘World beer index 2021’, i consumi pro capite annuali della bevanda si fermano a 15 litri: in questa particolare classifica, composta da 58 Paesi, precede solo Haiti, Indonesia e Giordania.

Nonostante questo, esiste un vero e proprio birrificio autoctono: fu fondato nel 1897 ad Alessandria da un imprenditore belga con il nome di Crown Brewery. Fin da subito produsse la birra Stella che ancora oggi, con il 90% delle quote, è leader indiscussa del mercato interno. Con una gradazione alcolica del 5%, si presenta di un intenso color giallo dorato con una schiuma bianca e fine: una lager dall’aroma maltato e fruttato che viene bilanciato dalle note dei luppoli impiegati.

birra Stella

LE TESTIMONIANZE CHE ARRIVANO DAL PASSATO

Produzione birraria attuale assai modesta quindi, ma, come detto, sono invece numerose le testimonianze riguardanti la bevanda che arrivano dal passato: per la precisione dall’epoca dell’Antico Egitto quando rivestiva un ruolo centrale soprattutto in occasione dei riti funebri. Proprio al riguardo, nel febbraio di quest’anno, è stata fatta un’importante scoperta: un birrificio risalente a 5mila anni fa!

Non è un caso quindi che l’antichissima fabbrica sia situata vicino alla necropoli della città di Abydos, nel deserto ad ovest del corso del Nilo e a quasi 500 Km a sud del Cairo. Qui sorgono grandi templi, cimiteri e monumenti in onore di Osiride, il dio egizio degli inferi e giudice delle anime, il cui culto è stato qui praticato per oltre tremila anni.

La fabbrica era suddivisa in otto unità di grandi dimensioni, ciascuna delle quali conteneva circa quaranta bacini realizzati in ceramica che servivano per miscelare e riscaldare il mix di acqua e cereali dal quale si ricavava la birra in quantità davvero considerevoli, soprattutto se si pensa al periodo storico: si parla di circa 22 mila litri alla volta!

Birrificio in Egitto

Sempre da quell’epoca storica, arriva un racconto che evidenzia ancor di più il forte legame fra birra, religione e, di conseguenza, potere temporale nell’Antico Egitto. Tutto ruota intorno alla figura di Akhenaton, il faraone eretico (1350 a.c. circa) che realizzò infatti  una riforma impensabile, soprattutto per quei tempi: modificò la religione egizia abolendo il culto degli dei ed istituendo quello del Dio unico, il disco solare ‘Aton’. Questo il motivo per cui i suoi successori lo chiamarono “Eretico” e, nel corso dei secoli, tentarono invano di cancellarne il ricordo.

Durante il suo regno, venivano prodotte tre tipologie di birra: la “zythum”, una birra chiara, la “curmy”, una birra scura, e la “” una birra equivalente alle odierne doppio malto che, tradizionalmente, era riservata al consumo del faraone e alle cerimonie religiose. La bevanda era utilizzata, poiché ritenuta un liquido divino e purificante, anche per lavare i corpi dei nobili, dei dignitari e dei faraoni al momento del trapasso, prima d’ iniziare la pratica della mummificazione. Nel corredo funebre dei defunti inoltre vi erano sempre due anfore, una di “zythum” ed una di “curmy”, in quanto la birra era considerata indispensabile per la vita dopo la morte terrena.

La società egizia era complessa ed incentrata sulla spiritualità: per questo motivo la produzione della birra, in quanto bevanda divina, era affidata esclusivamente ai sacerdoti. Veniva benedetta quotidianamente ed utilizzata come sacrificio e dono agli dei: solo in un secondo momento era distribuita alla popolazione.

Ma come si legano indissolubilmente la storia della birra e quella di Akhenaton, il faraone eretico, che abolì il culto degli Dei? La risposta si trova nel medesimo decreto che istituiva il culto del dio unico e, allo stesso tempo, vietava ai sacerdoti,  diventati ormai “pagani”, di produrre birra per gli dei e per i riti funebri.

Questa imposizione declassò i sacerdoti che vennero privati del ruolo di depositari di un segreto divino di grande importanza per la popolazione. Nell’Antico Egitto inoltre il potere religioso e temporale s’ intrecciavano: Akhenaton quindi, privando il clero del potere religioso, sconsacrò la birra e, di conseguenza, limitò notevolmente anche la sfera temporale dei sacerdoti.

Il faraone eretico cercò quindi di modificare la cultura del suo popolo ottenendo però, come unico risultato, una sorta di guerra civile: tanti furono infatti i dissidenti ed i difensori del vecchio culto. Il suo successore, uno dei faraoni più celebri della storia, Tutankhamon, avrebbe ripristinato le antiche tradizioni religiose.

Questa è la storia di un uomo, di un faraone, di un antico popolo e della loro bevanda sacra, la birra: benedetta dagli dei e, per questo motivo, sinonimo di saggezza, potere divino e temporale per tutta la durata del periodo storico conosciuto come Antico Egitto.

Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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