HomeBirraGiro del mondo in birra: Eritrea e la birra Melotti

Giro del mondo in birra: Eritrea e la birra Melotti

Seconda tappa nel continente africano per il viaggio alla scoperta delle birre del mondo: dalle piramidi egizie all’Eritrea.

La parte settentrionale del Corno d’Africa, fra gli ultimi tre decenni dell’800 e la seconda guerra mondiale, è stata una colonia italiana.

Un legame, quello fra Italia ed Eritrea, che è ancora molto forte, come dimostra tra l’altro il fatto che l’unico birrificio attivo nel Paese è stato fondato da un italiano e che da qualche anno la sua birra viene esportata nella nostra penisola dov’è presente una delle più importanti comunità eritree d’Europa (le altre sono in Inghilterra, Germania e Svezia), i cui membri vivono e lavorano soprattutto fra Milano e Roma, ma anche a Napoli e Firenze, per un totale di circa 8 mila presenze.

L’azienda fu fondata in epoca coloniale (1939) dall’imprenditore Luigi Melotti vicino alla capitale Asmara dove ancora oggi è ubicata: accanto ad essa sorge la vetreria che da sempre produce le bottiglie per il confezionamento non solo della birra, ma anche degli altri prodotti della casa fra cui il vino dolce zibibbo, il gin e altri distillati.

Birrificio Melotti

Durante la seconda guerra mondiale, nel 1941, l’Italia perse le proprie colonie in Africa che furono conquistate dagli inglesi. La famiglia Melotti, nonostante questo, rimase in Eritrea per mandare avanti l’azienda. Nel 1946 il fondatore morì lasciando tutto alla moglie Emma che insieme al figlio avrebbe mandato avanti l’attività di famiglia facendo diventare la “birra Melotti” famosa in tutta l’Africa Orientale grazie al forte impulso dato alle esportazioni specie verso le colonie inglesi.

 

La famiglia restò nel Paese anche dopo l’annessione all’Etiopia dell’Imperatore Hailè Selassiè, ma negli anni 70, con la presa del potere del colonnello Menghistu, tutte le fabbriche vennero nazionalizzate: risorse e commerci furono quasi azzerati costringendo molte aziende, fra cui quella della famiglia Melotti che rientrò in Italia, alla chiusura.

Nel 1991, il paese ha riconquistato la propria indipendenza e le fabbriche, compreso il birrificio, hanno iniziato a riaprire i battenti e a riavviare le proprie produzioni.

Oggi l’azienda è per l’84% di proprietà del governo eritreo e per il restante 16% di singoli o di aziende eritree, ma, in ricordo della famiglia fondatrice italiana e del legame fra i due Paesi, ha mantenuto il formato della bottiglia e del tappo modificando solo l’etichetta.

Per quanto riguarda le caratteristiche peculiari del prodotto, si tratta di una birra lager con una gradazione alcolica del 5%. Di un colore giallo opaco con una sottile schiuma, presenta note erbacee e di miele: si avvertono distintamente gli aromi dei malti utilizzati che però non coprono del tutto le note dei luppoli e questo dona al prodotto un ottimo equilibrio aromatico.

birra Asmara

La birra Melotti, oggi commercializzata con il nome ‘Asmara’, ben rappresenta quindi gli storici rapporti tra Italia ed Eritrea ed è sempre stata considerata come sinonimo di qualità. Per questo motivo Solomon Mebrahtu, imprenditore italo-eritreo con base ad Ancona, pochi anni fa ha deciso di avviare l’importazione del prodotto in Italia.

“L’idea d’importare la birra è nata cinque anni fa poiché vi era interesse da parte della nostra comunità che vive nella penisola – ha raccontato Mebrahtu in una breve intervista –. Il mercato è soprattutto a Milano, dove si trovano i principali ristoranti e bar aperti da giovani eritrei. L’idea era quella di offrire qualcosa che fosse sia italiano che eritreo dato che l’Eritrea, culturalmente, è molto legata all’Italia”.

L’iniziativa di Mebrahtu nel nostro Paese, come quella di altri imprenditori negli Stati dove è forte la presenza eritrea, evidenzia anche la volontà da parte dell’azienda di rafforzare l’export nel mondo, non solo per soddisfare la richiesta del mercato, ma anche per garantirsi la valuta estera, soprattutto il dollaro, necessaria per acquistare le materia prime.

Oggi l’azienda produce 320-325.000 bottiglie di birra al giorno, ma anche 10.000 di liquori (Anice, Cognac, Fernet e Gin), dando lavoro a circa 480 dipendenti, il cui stipendio va da un minimo di 1.600 nafka a un massimo di 7.500  che corrispondono a 442 euro circa.

Il birrificio attualmente lavora al 60-70% delle proprie capacità dato che non solo deve fare i conti con la carenza di valuta straniera, ma anche con la mancanza di elettricità e di acqua che impediscono agli impianti di lavorare a pieno regime. Per far fronte a tali difficoltà, l’azienda ha deciso di costruire tre pozzi che sopperiscono alle gravi carenze dell’acquedotto cittadino.

Si è provveduto inoltre ad acquistare un altro gruppo elettrogeno e a incentivare la produzione locale di malto, oggi pari al 15% del fabbisogno, per cercare di ridurre le importazioni. “Facciamo il possibile per mantenere viva questa azienda” conclude Mebrahtu: una realtà imprenditoriale che simboleggia il forte legame storico e culturale fra Italia ed Eritrea.

Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

Aziende • Prodotti • Servizi

VINO

Bartender

Magazine ApeTime

Installa l'APP
×