HomeBartenderGiuseppe Cipriani, il grande barman che inventò il Bellini (e il carpaccio)

Giuseppe Cipriani, il grande barman che inventò il Bellini (e il carpaccio)

Un’icona della mixology ma anche della ristorazione. Così può essere sintetizzata la figura di Giuseppe Cipriani, barman leggendario, inventore del Bellini e del carpaccio nonché fondatore del mitico Harry’s Bar di Venezia.

Nato a Verona nel 1900, Giuseppe Cipriani crebbe per diversi anni in Germania, dove la sua famiglia si era trasferita per lavoro quando aveva quattro anni, prima di fare ritorno in Italia con lo scoppio della Prima guerra mondiale. Dopo aver servito nell’esercito italiano, Cipriani iniziò la sua carriera nel settore dell’ospitalità come cameriere, lavorando in diversi locali sia in Italia che all’estero.

Giuseppe Cipriani e Harry Pickering davanti all’Harry’s Bar

La svolta nella sua vita avvenne nel 1927, quando, lavorando in un albergo a Venezia, incontrò un giovane americano di nome Harry Pickering, che soggiornava nell’hotel in compagnia di un’anziana zia. Quando quest’ultima partì abbandonando il nipote senza soldi, Cipriani gli prestò 10mila lire, una somma considerevole per l’epoca (12 anni dopo, Gilberto Mazzi avrebbe cantato “se potessi avere mille lire al mese”…), per consentirgli di tornare in patria. L’atto di generosità fu ripagato qualche anno dopo quando Pickering tornò a Venezia, restituendo il prestito con un extra di 30mila lire.

L’Harry’s Bar e il Bellini

Con questo capitale, nel 1931, Giuseppe Cipriani aprì l’Harry’s Bar, un piccolo locale che presto divenne un punto di riferimento per l’élite culturale e artistica mondiale che frequentava la città della Laguna. Ai suoi tavoli sedevano personaggi come Ernest Hemingway, Sinclair Lewis, Orson Welles, Humphrey Bogart, Laurent Bacall, Winston Churchill… In pochi anni, l’Harry’s Bar divenne notissimo a Venezia, per l’eleganza dell’ambiente e la maestria con cui Cipriani sapeva preparare cocktail internazionali.

Giuseppe Cipriani ed Ernest Hemingway

Durante la Seconda guerra mondiale, prima che il locale fosse confiscato e trasformato in una mensa per marinai, gli occupanti nazisti si presentarono da Cipriani chiedendogli quali dei suoi clienti fossero ebrei: lui rispose che non lo sapeva (“Per me erano tutti italiani”, raccontò anni dopo in un’intervista). Terminata la guerra l’Harry’s Bar riaprì e fu proprio qui che Cipriani, nel 1948, inventò il Bellini, drink a base di spumante e polpa di pesca, il cui nome fa riferimento al pittore veneziano Giovanni Bellini, grazie al colore rosato che ricordava quello di un santo raffigurato in uno dei suoi dipinti. Il Bellini divenne una specialità stagionale dell’Harry’s Bar e, successivamente, un classico conosciuto in tutto il mondo.

Bellini

La nascita del carpaccio

Non solo cocktail, comunque: Cipriani ha legato il suo nome anche al mondo della gastronomia con l’invenzione del carpaccio, nel 1950. Lo creò per un’amica, la contessa Amalia Nani Mocenigo, a cui il medico aveva vietato di mangiare carne cotta: il piatto consisteva in fettine sottilissime di controfiletto di manzo crudo, decorate con una salsa chiamata universale, per la sua adattabilità alla carne e al pesce. Il nome fu ispirato dai colori intensi dei quadri di Vittore Carpaccio, altro artista veneziano, celebrato proprio in quel periodo da una mostra.

Il carpaccio dell’Harry’s Bar

Nel 1958, grazie al grande successo ottenuto dal suo locale, Cipriani aprì anche una trattoria a Torcello ed entrò nel settore alberghiero fondando l’Hotel Cipriani, sull’isola della Giudecca, al quale nel 1962 si aggiunse Villa Cipriani ad Asolo, nato dalla ristrutturazione dell’Hotel Belvedere di proprietà del conte Guinness.

L’eredità di Giuseppe Cipriani

Giuseppe Cipriani fu tra l’altro maestro di un altro barman divenuto famoso, il veneziano Mirko Stocchetto che, ispirandosi proprio al Bellini, avrebbe creato il Rossini negli anni ’60, prima di inventare il celebre Negroni Sbagliato nel suo Bar Basso a Milano.

Arrigo Cipriani

Proprio negli anni ’60 Cipriani fu affiancato dal figlio Arrigo, classe 1932, che poi sostituì il padre nella gestione dell’Harry’s Bar quando il fondatore decise di ritirarsi: Giuseppe Cipriani morì a Venezia nel 1980.

Oggi la famiglia Cipriani possiede 26 locali in tutto il mondo per un totale di 4mila dipendenti, grazie all’espansione internazionale guidata da Giuseppe jr., figlio di Arrigo. Il quale, a 92 anni, non di rado è ancora in prima fila ad accogliere i clienti nel bar fondato dal padre. Poco più di un mese fa, in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, ha detto che “i social hanno dato la parola agli stolti, trasmettono l’idea che la plebe più bassa abbia sempre ragione, e questo minaccia l’avvenire dell’umanità. Gli chef stellati invece si estingueranno da soli, come i dinosauri“. Che abbia ragione lui?

Leggi anche:

Trader Vic, il bartender imprenditore che fece del tiki un colossale business

Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

Aziende • Prodotti • Servizi

VINO

Dolce Salato