Il Roma Bar Show 2026 torna il 14 e 15 settembre negli spazi de La Nuvola, all’EUR, portando nella Capitale brand, bartender, buyer e professionisti della bar industry internazionale. La sesta edizione allarga ancora il campo: non solo nuovi prodotti e miscelazione, ma business, formazione, intelligenza artificiale applicata all’hospitality, no-alcohol, mondo agave e gestione economica dei locali. Due giornate che fotografano bene la direzione presa dal beverage contemporaneo.
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Roma Bar Show 2026, quando e dove si svolge
L’appuntamento è fissato per lunedì 14 e martedì 15 settembre a La Nuvola, il centro congressi progettato da Massimiliano Fuksas nel quartiere EUR di Roma.
La manifestazione occuperà circa 10.000 metri quadrati. Numeri che confermano quanto il Roma Bar Show sia ormai andato oltre la dimensione del semplice evento dedicato ai cocktail. Nato nel 2019 per riunire i protagonisti del beverage e della mixology italiana, negli anni si è trasformato in uno degli appuntamenti professionali più riconoscibili del comparto.
Per l’edizione 2026 sono attesi oltre 200 espositori e centinaia di buyer provenienti da più di 30 Paesi. Numeri che rafforzano la dimensione internazionale dell’evento e spiegano il crescente peso della componente business accanto a quella più strettamente legata alla mixology.
Gli orari cambiano nelle due giornate: lunedì 14 settembre apertura dalle 10 alle 19, martedì 15 dalle 11 alle 19. Seminari, Academy e masterclass sono compresi nel biglietto, con ingresso fino a esaurimento posti.
L’edizione 2026 arriva inoltre in una fase delicata per il fuori casa. Il consumatore è più attento a ciò che beve, i costi di gestione incidono maggiormente sui bilanci dei locali e il bancone è diventato un punto d’incontro tra prodotto, esperienza, servizio e sostenibilità economica.
È proprio questo cambio di prospettiva a emergere con chiarezza dal programma.
Non solo cocktail: Roma guarda al futuro della bar industry

Il programma ufficiale del Roma Bar Show 2026 continua ad avere nella miscelazione il proprio centro naturale, ma quest’anno il confronto si allarga decisamente.
Sul palco dell’Auditorium, capace di accogliere 250 persone, arriveranno alcune figure note della scena internazionale.
Il 14 settembre Danil Nevsky parlerà del valore della collaborazione nella bar industry, mentre lo storico del cocktail David Wondrich affronterà la cultura del drink italo-americano.
La prima giornata si chiuderà con la premiazione dei RBS Awards.
Il 15 settembre, invece, il programma mette in evidenza uno dei temi più attuali per tutto il settore hospitality.
Intelligenza artificiale e hospitality: il confronto arriva al bar
Alle 14 Sean Finter porterà sul palco dell’Auditorium l’incontro “Humans vs. AI: The Future of the Hospitality Industry”.
Il titolo centra una questione che riguarda ormai direttamente bar, ristoranti e hotel: quale spazio può avere l’intelligenza artificiale in un settore che vive soprattutto di relazione, servizio e capacità di interpretare il cliente?
L’AI è già entrata in molte attività quotidiane: prenotazioni, analisi delle vendite, previsione della domanda, marketing, costruzione dei menu e organizzazione dei turni. Ma l’hospitality resta un mestiere in cui la componente umana continua a fare la differenza.
Per gli operatori HoReCa il tema, quindi, non è scegliere tra tecnologia e persone. La sfida sarà capire quali processi possono diventare più efficienti e quali, invece, devono restare profondamente umani.
Nella stessa giornata Angus Winchester affronterà il tema della mentorship nel mondo reale, mentre Ian Burrell analizzerà il nuovo ruolo del rum nella miscelazione contemporanea.
Dai grandi bar internazionali alla formazione tecnica
Accanto all’Auditorium, la RBS Academy by Perrier mantiene un taglio più tecnico.
Qui arriveranno professionisti provenienti da locali e mercati molto diversi, rafforzando la dimensione internazionale della manifestazione.
Il 14 settembre salirà sul palco Faye Chen del Double Chicken Please di New York, seguita da Marco Corallo del SAIKINDŌ del Four Seasons Hotel Abu Dhabi, Valentino Girotto del Crossroads di Londra e Alex Frezza e Dario Tortorella de L’Antiquario di Napoli.
Il giorno successivo sarà la volta, tra gli altri, di Sofokli ed Evis Cali del Nouvelle Vague di Tirana, Jimmy Bertazzoli dell’Aguardiente di Marina di Ravenna, Sany Bacsi e Gregoire Schnerb di COYA e Jonathan Gabbay dell’Argo di Hong Kong.
Più dei nomi, però, conta il tipo di contenuti portati sul palco.
Carbonazione, costruzione dei cocktail, evoluzione del lusso, sviluppo internazionale dei format e adattamento dei bar ai nuovi mercati sono temi che mostrano quanto il mestiere del bartender si sia allargato. Oggi tecnica, gestione, conoscenza del prodotto e cultura dell’ospitalità convivono sempre più spesso nello stesso profilo professionale.
Una Business Room per chi deve far funzionare il locale
Tra gli elementi interessanti del 2026 c’è anche la Business Room, pensata per chi vuole ampliare le proprie competenze oltre il bancone.
Il focus sarà su business, leadership, crescita professionale, costruzione del brand e lettura dei numeri.
Il programma parte il 14 settembre con Luca Cinalli, seguito da Luc Merlet con un incontro dedicato alla creazione e al lancio di un nuovo spirit e da Marco Vicentini, che parlerà del ruolo commerciale nel settore bar.
È un passaggio tutt’altro che secondario.
Per anni gli eventi della mixology hanno concentrato gran parte dell’attenzione sul drink: ingredienti, tecnica, bartender e prodotti. Oggi un locale deve però fare i conti anche con marginalità, personale, posizionamento e sostenibilità economica.
Non a caso, tra gli appuntamenti dell’Open Stage compare anche un incontro dedicato all’ingegneria del menu e alla gestione dei costi di un bar nell’era moderna.
Per un gestore, saper costruire un ottimo cocktail conta. Ma non basta, se poi non si conoscono beverage cost, prezzo di vendita e reale redditività delle diverse referenze.
No-alcohol, agave e nuove direzioni del beverage
Il Roma Bar Show 2026 offre anche un osservatorio interessante su alcuni movimenti che stanno cambiando il mercato beverage.
Uno di questi è il no-alcohol.
Il 15 settembre l’Open Stage ospiterà l’incontro “L’evoluzione del no-alcohol: tra innovazione di marca e mixology”, con Patrick Simoni, CMO del Gruppo Lunelli, e Patrick Pistolesi di Drink Kong.
Il segmento non è più confinato alla semplice alternativa per chi non consuma alcol. Nei cocktail bar più evoluti sta diventando una categoria vera e propria, con ricette, prodotti e modalità di servizio specifiche.
Il cliente cerca sempre più spesso un’esperienza completa anche senza alcol. Per i locali significa ripensare una parte dell’offerta, senza limitarla al tradizionale soft drink.
La Mexico Talk Arena e il mondo dell’agave
Un altro segnale arriva dalla Mexico Talk Arena, spazio dedicato alle culture e ai distillati d’agave.
Tequila e mezcal hanno ormai trovato una presenza stabile nella mixology internazionale, ma il programma prova ad andare oltre i nomi più conosciuti.
Si parlerà di terroir, fermentazione, terpeni, costruzione dei brand e mercati europei, fino al Bacanora, distillato originario dello Stato messicano di Sonora, con una storia segnata anche dalla proibizione e dalla propria denominazione d’origine.
Dietro la bottiglia, oggi, il pubblico professionale cerca sempre più spesso territorio, identità, metodo produttivo e credibilità del racconto. Anche questo è un cambiamento importante per chi lavora dietro il bancone e per chi costruisce le carte dei locali.
Il Roma Bar Show diventa sempre più internazionale
La trasformazione più significativa del Roma Bar Show potrebbe però essere quella meno visibile negli stand: la crescita della sua componente B2B.
Il Buyers Program è stato sviluppato insieme a Fiere di Parma e ICE – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane.
L’obiettivo è mettere in contatto aziende espositrici e buyer internazionali, creando occasioni di incontro con importatori, distributori e decision maker dell’on-trade provenienti da mercati europei ed extraeuropei.
Per i produttori italiani significa poter utilizzare la manifestazione non soltanto come vetrina, ma anche come strumento commerciale.
Ed è probabilmente uno dei passaggi che spiegano meglio l’evoluzione dell’evento.
Il Roma Bar Show resta un luogo dove assaggiare prodotti, incontrare bartender e osservare nuovi concept. Ma dietro quei banconi si parla sempre più spesso anche di distribuzione, export, posizionamento e sviluppo dei mercati.
Una direzione coerente con l’evoluzione dell’intera industria italiana del beverage, che ha bisogno di appuntamenti capaci di mettere in relazione creatività della miscelazione e filiera produttiva.
ApeTime aveva già raccontato la crescita del Roma Bar Show nelle precedenti edizioni. Nel 2023 la manifestazione aveva superato i 14.000 ingressi, con 220 aziende partecipanti, circa 2.000 brand e cento ospiti internazionali.
Il passo successivo, dunque, non riguarda solo il numero dei visitatori. Riguarda il ruolo che Roma vuole giocare nel calendario internazionale della bar industry.
Il Roma Bar Show continua nei cocktail bar della Capitale
Come nelle edizioni precedenti, il programma non finisce con la chiusura de La Nuvola.
Con i RBS Sideshow, la manifestazione si distribuisce nella città coinvolgendo cocktail bar, hotel, caffè storici e altre location romane.
Sono previsti guest shift, degustazioni ed eventi organizzati con i brand partner. Una seconda dimensione del Roma Bar Show, meno fieristica e più informale, che permette ai professionisti arrivati da diversi Paesi di incontrare direttamente la scena cocktail romana.
È anche uno degli aspetti che distingue un evento dedicato all’hospitality da una fiera professionale tradizionale.
Il prodotto si racconta negli stand, ma è nel locale che deve dimostrare di funzionare davvero: nel servizio, nel drink e nel rapporto con il cliente.
Le informazioni essenziali sul Roma Bar Show 2026
- Date: 14 e 15 settembre 2026
- Dove: La Nuvola, Viale Asia 40/44, Roma EUR
- Orari 14 settembre: 10:00–19:00
- Orari 15 settembre: 11:00–19:00
- Spazi: circa 10.000 mq
- Focus: beverage, mixology, hospitality, formazione e business
- Programma: Auditorium, RBS Academy, Business Room, Open Stage, Mexico Talk Arena e Sideshow in città
A pochi giorni dall’apertura, il Roma Bar Show 2026 restituisce l’immagine di una bar industry che sta diventando più complessa.
Accanto ai distillati e alle tecniche di miscelazione entrano temi come intelligenza artificiale, gestione dei costi, leadership, internazionalizzazione e nuovi modelli di consumo.
Il cocktail resta al centro. Ma tutto ciò che gira intorno al bicchiere pesa ormai quasi quanto quello che c’è dentro.
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Cosa sapere prima di andare al Roma Bar Show
Quando si svolge il Roma Bar Show 2026?
Il Roma Bar Show 2026 si tiene lunedì 14 e martedì 15 settembre a Roma. La prima giornata è in programma dalle 10 alle 19, mentre martedì l’apertura è prevista dalle 11 alle 19.
Dove si svolge il Roma Bar Show 2026?
La manifestazione si svolge a La Nuvola – Roma Convention Center, nel quartiere EUR, in Viale Asia 40/44. L’edizione 2026 occupa circa 10.000 metri quadrati dedicati a beverage, mixology, formazione e business.
A chi è rivolto il Roma Bar Show?
Il Roma Bar Show non è rivolto soltanto ai bartender. La manifestazione interessa anche gestori di bar e ristoranti, aziende beverage, distributori, buyer, operatori dell’hospitality e professionisti che lavorano nella filiera HoReCa.




