Vito Sciacovelli, bartender pugliese classe 1999, è il vincitore della Raise the Bar Summer Competition 2026. Una vittoria che va oltre il risultato di una gara: nei suoi cocktail ci sono territorio, viaggio, memoria, tecnica e una visione molto personale della mixology, dove il drink non è soltanto una ricetta, ma un’esperienza da vivere e raccontare.
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Dal viaggio in Spagna alla mixology pugliese
La storia professionale di Vito Sciacovelli nasce lontano dalla Puglia, ma proprio da quella distanza prende forma il suo legame con il territorio. Prima della vittoria alla Raise the Bar Summer Competition 2026, il suo percorso si è costruito attraverso esperienze, viaggi, studio e ritorni.
Classe 1999, Vito scopre la passione per la miscelazione durante un’esperienza in Spagna, dove vive e lavora per un anno. È in quel periodo che il bartending smette di essere soltanto un lavoro possibile e diventa una strada professionale precisa.
Dopo quella prima esperienza, si diploma presso l’European Bartender School di Barcellona e torna in Italia con un obiettivo chiaro: portare nella propria regione le competenze maturate all’estero e costruire un’identità professionale capace di dialogare con la Puglia.
Nel suo percorso ci sono esperienze importanti, dal ruolo di Head Bartender per Piano Sushi Italiano a Gioia del Colle a quello di Bar Manager al Karma Beach Bar di Giovinazzo. Oggi Vito si occupa della gestione bar di Brando Pizza Bistrot, progetto nato dall’incontro tra la pizza e i lievitati di Roberta Esposito e la qualità della mozzarella Gioiella.
Il lavoro con Alessandro Zizzo accompagna Vito da sei anni e attraversa tutte le esperienze vissute da quando è rientrato in Italia. Un rapporto professionale costruito nel tempo, fatto di continuità, confronto e collaborazione costante. Anche da questa intesa passa la crescita di un’identità dietro al banco che non nasce mai soltanto dalla tecnica individuale, ma dal lavoro condiviso.
Una vittoria che vale più del primo posto
La Raise the Bar Summer Competition 2026 ha rappresentato per Vito Sciacovelli una delle soddisfazioni più importanti della sua giovane carriera. Non solo per il primo posto, ma per il significato che questa vittoria assume dentro il suo percorso.
Per il bartender pugliese, il risultato è il riconoscimento di anni di studio, sacrifici, ricerca e passione. È anche la conferma di una visione precisa: raccontare il territorio attraverso il linguaggio della miscelazione.
La finale della competition ha messo al centro il tema “Aperitropical Mediterraneo”, chiedendo ai bartender di interpretare l’aperitivo contemporaneo come incontro tra cultura mediterranea, suggestioni tropicali, convivialità e nuove sensibilità di consumo. Come già raccontato da ApeTime Magazine nell’approfondimento dedicato alla bartender competition 2026 Raise the Bar, il format ha puntato su storytelling, ritualità di servizio, equilibrio gustativo e replicabilità delle ricette in ambito professionale.
Nel caso di Vito, la vittoria ha un valore ancora più personale perché arriva all’interno di Ad Horeca, una realtà che lui stesso considera parte del proprio cammino professionale. Un ambiente in cui è cresciuto, si è confrontato con altri professionisti e ha costruito relazioni importanti.
Questo rende il risultato meno episodico e più significativo. Non è solo una gara vinta, ma una tappa di un percorso iniziato anni prima, fatto di formazione, lavoro operativo e desiderio di dare una forma riconoscibile alla propria idea di bar.
Basilicata coast to coast come metafora del viaggio
Il cuore creativo della performance di Vito Sciacovelli è stato il riferimento al film Basilicata coast to coast, diretto da Rocco Papaleo. Una scelta non casuale, lontana dalla semplice citazione cinematografica.
Vito racconta di aver visto il film per la prima volta quando aveva circa dieci anni. Da quella visione gli è rimasto un messaggio che ancora oggi considera centrale: il viaggio non è la destinazione, ma l’esperienza che si vive lungo il percorso.
È un concetto semplice solo in apparenza. Dentro c’è un modo preciso di intendere la vita, il lavoro e anche la miscelazione. Un viaggio può essere breve, può svolgersi a pochi chilometri da casa, può nascere quasi per caso. Quello che resta, però, sono le persone incontrate, le emozioni, le storie condivise, i ricordi che prendono forma lungo la strada.
Attraverso i suoi cocktail, Vito ha trasformato questa idea in esperienza sensoriale. Ogni ingrediente diventa una tappa, un incontro, un frammento di memoria. Il drink non è pensato come semplice esercizio tecnico, ma come racconto liquido di un percorso umano e culturale.
In questo senso, la scelta di Basilicata coast to coast diventa una chiave di lettura della sua mixology. Il territorio non viene trattato come elemento decorativo, ma come materia viva. Non è solo un luogo da citare, ma un insieme di profumi, suggestioni e ricordi da tradurre in gusto.
La forza di questo approccio sta nella sua immediatezza. Il cliente può non conoscere tutti i dettagli tecnici della preparazione, ma può comprendere il senso del viaggio. Può percepire che il cocktail nasce da qualcosa di personale, da una memoria autentica, da una visione che va oltre la ricetta.
Aperitropical Mediterraneo: due mondi nello stesso bicchiere
Il tema della competition, “Aperitropical Mediterraneo”, ha permesso a Vito Sciacovelli di lavorare su un dialogo tra culture solo apparentemente lontane.
Da una parte c’è l’aperitivo italiano, con la sua eleganza, la sua ritualità e la sua dimensione conviviale. Dall’altra c’è il mondo tropicale, con aromi più esotici, suggestioni caraibiche e una maggiore libertà espressiva sul piano sensoriale.
Nel primo cocktail, Vito ha contaminato l’esperienza dell’aperitivo italiano con quella tropicale dei Caraibi. L’obiettivo era mantenere la misura mediterranea, fatta di equilibrio e convivialità, arricchendola con aromi capaci di evocare un altrove.
Nel secondo drink, il percorso si è invertito. Sono stati i Caraibi a lasciarsi contaminare dal territorio mediterraneo, dalle sue materie prime e dalla sua identità gastronomica. Un cambio di prospettiva interessante, perché evita la semplice sovrapposizione di sapori e costruisce una relazione tra mondi diversi.
La mixology contemporanea si muove sempre più spesso in questa direzione. Non basta aggiungere un ingrediente esotico o locale per rendere un cocktail interessante. Serve un pensiero. Serve coerenza. Serve la capacità di far dialogare culture, tecniche e immaginari senza trasformarli in slogan.
Nel lavoro di Vito emergono alcuni elementi chiave:
- il viaggio come struttura narrativa del drink;
- il territorio come fonte di identità e non come semplice citazione;
- il Mediterraneo come luogo di incontro, non come confine;
- il tropicale come suggestione da interpretare, non da imitare;
- il bar come spazio umano, fatto di relazione e racconto.
Questa impostazione spiega bene perché le bartender competition siano diventate osservatori privilegiati dell’evoluzione del settore. Le gare non sono più soltanto prove di abilità tecnica. Sono contesti in cui emergono linguaggi, visioni e nuove sensibilità di consumo.
COAST TO COAST – EAST SIDE, l’aperitivo mediterraneo in chiave tropicale

Il primo drink presentato da Vito Sciacovelli si chiama COAST TO COAST – EAST SIDE. Il nome richiama il viaggio, la costa, l’attraversamento e l’idea di un percorso che unisce culture, suggestioni e sapori.
La tecnica utilizzata è la build, scelta che valorizza immediatezza, freschezza e leggibilità del drink. Il bicchiere è un highball, coerente con un servizio più slanciato e adatto a un’interpretazione contemporanea dell’aperitivo.
La ricetta si basa su 10 cl di Mediterranean Exotic Cordial, completati con top di Tonica Mediterranea Galvanina. La guarnizione è una crusta di polvere di olive nere, dettaglio che riporta il drink dentro un immaginario chiaramente mediterraneo.
Il Mediterranean Exotic Cordial è composto da 35 ml di Meridies Bitter Mediterraneo, 10 ml di Rum Isautier Ananas e 90 ml di cordiale cetriolo e ananas. La struttura finale porta il drink a un ABV del 4%, inserendolo in una dimensione low alcol particolarmente attuale.
È un aspetto da non sottovalutare. La leggerezza alcolica oggi non è più percepita come rinuncia, ma come parte di una nuova cultura del bere. Un drink a bassa gradazione, se ben costruito, può mantenere personalità, profondità aromatica e capacità narrativa.
In COAST TO COAST – EAST SIDE, la parte tropicale non sovrasta l’impianto mediterraneo. Il rum all’ananas e il cordiale cetriolo e ananas portano freschezza, frutto e suggestione esotica. Il bitter mediterraneo e la polvere di olive nere riportano invece il sorso verso una dimensione più sapida, erbacea e territoriale.
Il risultato è un cocktail che lavora sul contrasto controllato. Da un lato la spinta tropicale, dall’altro la misura dell’aperitivo italiano. Da un lato il viaggio, dall’altro il ritorno a casa.
Scheda tecnica COAST TO COAST – EAST SIDE
- Nome drink: COAST TO COAST – EAST SIDE
- Bartender: Vito Sciacovelli
- Competition: Raise the Bar Summer Competition 2026
- Tecnica di preparazione: build
- Bicchiere: highball
- Ingredienti: 10 cl Mediterranean Exotic Cordial, top di Tonica Mediterranea Galvanina
- Guarnizione: crusta di polvere di olive nere
- ABV: 4%
Composizione del Mediterranean Exotic Cordial: 35 ml Meridies Bitter Mediterraneo, 10 ml Rum Isautier Ananas, 90 ml cordiale cetriolo e ananas.
COAST TO COAST – WEST SIDE, i Caraibi incontrano il Mediterraneo

Il secondo drink, COAST TO COAST – WEST SIDE, rappresenta il percorso inverso. Qui non è il Mediterraneo ad aprirsi al tropicale, ma il mondo caraibico a lasciarsi attraversare dall’identità mediterranea.
La tecnica scelta è il throwing, preparazione scenografica ma anche funzionale, capace di ossigenare e amalgamare il drink senza appesantirne la struttura. Il bicchiere è un tumbler basso, più compatto e diretto rispetto all’highball del primo cocktail.
La ricetta prevede 3 cl di Rum Exotic Mix, 1,5 cl di Meridies Bitter Mediterraneo, 6 cl di cordiale ananas e dragon fruit e un’aria di Tonica Galvanina Mediterranea e salamoia di olive. La guarnizione coincide proprio con questa aria aromatica, posizionata come primo elemento percettivo del drink.
La scelta di trasformare la tonica in aria è uno dei passaggi più interessanti della ricetta. Non è soltanto una soluzione tecnica, ma un modo per modificare l’esperienza del cliente. L’aria diventa il primo impatto olfattivo, accompagna le note tropicali e saline e permette alla tonica di esprimersi in modo più delicato, senza appesantire il drink.
Anche in questo caso, il Mediterraneo non entra nel bicchiere come semplice decorazione. La salamoia di olive porta una componente salina, gastronomica, quasi materica. Il Meridies Bitter Mediterraneo aggiunge profondità e richiama il mondo dell’aperitivo, mentre ananas e dragon fruit spingono verso una dimensione più esotica e colorata.
COAST TO COAST – WEST SIDE lavora quindi su un equilibrio più complesso, dove il tropicale incontra la sapidità mediterranea e il sorso diventa una piccola narrazione geografica. Non un cocktail che si limita a evocare un luogo, ma un drink che costruisce un passaggio tra luoghi diversi.
Scheda tecnica COAST TO COAST – WEST SIDE
- Nome drink: COAST TO COAST – WEST SIDE
- Bartender: Vito Sciacovelli
- Competition: Raise the Bar Summer Competition 2026
- Tecnica di preparazione: throwing
- Bicchiere: tumbler basso
- Ingredienti: 3 cl Rum Exotic Mix, 1,5 cl Meridies Bitter Mediterraneo, 6 cl cordiale ananas e dragon fruit, aria di Tonica Galvanina Mediterranea e salamoia di olive
- Guarnizione: aria di Tonica Galvanina Mediterranea e salamoia di olive
Nota tecnica: la tonica viene trasformata in aria per esaltarne il profilo aromatico in modo più delicato ed esperienziale. In questo modo diventa il primo impatto olfattivo del drink, accompagnando le note tropicali e saline senza appesantire la struttura.
Il racconto dietro al drink
Per Vito Sciacovelli, lo storytelling non è un elemento accessorio. È parte integrante del drink.
La sua visione è chiara: il racconto dietro un cocktail è fondamentale perché non spiega soltanto che cosa stiamo bevendo, ma soprattutto chi stiamo bevendo. Dietro ogni sorso c’è una parte della storia del bartender che lo ha creato: esperienze, viaggi, studi, errori, intuizioni, tempo dedicato alla ricerca.
È una definizione che restituisce al bar la sua dimensione più autentica. Un cocktail non è mai solo la somma dei suoi ingredienti. È il risultato di un percorso personale e professionale, ma anche di un momento di incontro con chi lo sceglie, lo ascolta e lo beve.
In un’epoca in cui tecnologia e intelligenza artificiale stanno modificando molte attività creative e professionali, il punto sollevato da Vito è particolarmente attuale. Il bar resta uno spazio profondamente umano. Non è fatto solo di algoritmi, procedure o standard. È fatto di persone.
Chi si siede davanti a un bancone non cerca soltanto qualcosa da bere. Cerca un momento, una pausa, una conversazione, una storia, a volte anche un ricordo da portare via. La tecnica è indispensabile, il gusto resta centrale, ma l’esperienza nasce quando tutto questo incontra una relazione.
È qui che il ruolo del bartender cambia prospettiva. Non più soltanto esecutore di ricette o interprete di tendenze, ma figura capace di creare connessioni. Con il cliente, con il territorio, con i prodotti, con la memoria.
Una nuova generazione di bartender italiani
La vittoria di Vito Sciacovelli alla Raise the Bar Summer Competition 2026 racconta anche qualcosa di più ampio sullo stato della mixology italiana.
Negli ultimi anni, il settore ha visto crescere una nuova generazione di bartender che non si accontenta della tecnica pura. Professionisti giovani, spesso formati anche all’estero, capaci di tornare nei propri territori con uno sguardo più ampio e con il desiderio di valorizzare identità locali, prodotti, storie e culture gastronomiche.
La Puglia, in questo scenario, rappresenta un territorio particolarmente interessante. La crescita dell’offerta food & beverage, l’attenzione al turismo, la forza delle materie prime e la presenza di locali sempre più strutturati stanno creando nuove opportunità anche per il mondo cocktail.
Vito si inserisce in questa evoluzione con un profilo coerente: formazione internazionale, radici pugliesi, attenzione al racconto, sensibilità per il servizio e capacità di leggere la miscelazione come linguaggio contemporaneo.
Brando Pizza Bistrot diventa così non solo il luogo del suo presente professionale, ma anche un laboratorio in cui il beverage può dialogare con cucina, lievitati, prodotti del territorio e nuove abitudini di consumo. In un format di questo tipo, il cocktail non è un elemento separato dall’esperienza gastronomica. È parte della stessa identità.
Il valore di una vittoria costruita nel tempo
Ogni competition ha un vincitore, ma non tutte le vittorie raccontano una storia. Quella di Vito Sciacovelli alla Raise the Bar Summer Competition 2026 mette insieme diversi livelli di lettura.
C’è il risultato tecnico, naturalmente. C’è la capacità di interpretare un tema complesso come “Aperitropical Mediterraneo”. C’è la scelta narrativa di partire da Basilicata coast to coast per trasformare il viaggio in drink. C’è il legame con la Puglia, con il Mediterraneo, con il lavoro quotidiano dietro al banco.
Ci sono poi le due ricette, COAST TO COAST – EAST SIDE e COAST TO COAST – WEST SIDE, che rendono concreto il pensiero creativo. Il primo drink lavora sull’aperitivo mediterraneo contaminato da suggestioni tropicali, con una struttura low alcol e una forte impronta salina. Il secondo ribalta la prospettiva e porta il tropicale dentro un territorio più gastronomico, dove la salamoia di olive e l’aria di tonica diventano elementi di racconto prima ancora che ingredienti.
Ma c’è soprattutto una visione del bar come luogo umano. Uno spazio in cui la miscelazione diventa racconto, il territorio diventa esperienza e il cliente non è solo destinatario di un prodotto, ma parte di un momento condiviso.
Per questo la vittoria di Vito Sciacovelli non è soltanto una notizia di settore. È il segnale di una mixology italiana che continua a crescere, a contaminarsi e a cercare nuove forme espressive senza perdere il contatto con ciò che rende il bar un luogo speciale: le persone.




