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Gianluca Amoni: “Bartender, i tatuaggi sono cool, ma tenete presente che…”

Non accenna a stemperarsi la passione dei bartender per i tatuaggi. Che da tempo ha contagiato anche il gentil sesso. Del resto, i tattoo oggi sono considerati addirittura un plus da molti titolari di cocktail bar. Detto questo, come dicevano i latini, est modus in rebus. Ovvero, il troppo stroppia!

Partiamo da una considerazione. Non c’è da stupirsi che sia ancora boom di tattoo nel mondo della mixology, visto che la moda è trainata dagli stessi datori di lavoro. “In certi cocktail bar i tatuaggi ormai sono considerati cool al punto che i gestori chiedono espressamente ai barman di mostrarli”, racconta Gianluca Amoni, consulente bar manager, classe 1975.

Gianluca Amoni

TATUAGGI, CONSIGLI

Appassionato di tatoo da sempre, Amoni vanta petto, gambe e braccio destro totalmente disegnati. Ma mette in guardia i colleghi: “Non bisogna esagerare. È sempre meglio evitare di farli su mani, collo e volto perché possono precludere molte opportunità professionali”.

Della stessa opinione è Giovanna Rizzetti, barista del Caffè Leopardi di Milano. Lei di tattoo ne ha oltre 10, tutti però posizionati in modo da poterli nascondere sotto la divisa quando lavora. “Il Caffè Leopardi è un bar diurno, in zona Cadorna, che chiude intorno alle 20. Non espongo i tatuaggi mai per rispetto della nostra clientela, fatta di professionisti e abitanti del quartiere, gente elegante e mediamente più che benestante, che non sempre li apprezzerebbe”.

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Nicole Cavazzuti
Nicole Cavazzuti
Mixology Expert è giornalista freelance, docente e consulente per aziende e locali. Ha iniziato la sua carriera con il mensile Bargiornale e, seppur con qualche variazione sul tema, si è sempre occupata di bar, spirits e cocktail. Oggi scrive di mixology e affini su VanityFair.it e Il Messaggero.it. Chiamata spesso come giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo master di Spirits and Drinks Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato del nostro ApeTime Magazine. Per 15 anni è stata la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer, organo di stampa della FIPE, per il quale ha ideato diverse rubriche, tra cui il tg dell'ospitalità (Weekly Tv) e History Cocktail, ancora attive e oggi in mano agli ex colleghi di redazione.

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