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Coca-Cola: pubblicità stop, 120 milioni donati per l’emergenza Covid-19

Coca-Cola sospende tutta la pubblicità e dona 120 milioni di dollari a livello globale a sostegno dell’emergenza Covid-19

Coca-Cola dice (provvisoriamente) addio agli investimenti in comunicazione per donare 120 milioni di dollari a favore della lotta contro il coronavirus.
Una scelta che divide in due. Già, perché c’è chi ritiene sarebbe stato auspicabile che il gruppo investisse in comunicazione per sensibilizzare le persone sulle nuove regole di socializzazione, ma anche chi trova il gesto encomiabile.

Di certo, questa decisione spaventa le agenzie di comunicazione di tutto il mondo. Pensate a quanto lavoro verrebbe a mancare se pure altri big gruppi seguissero l’esempio dell’azienda di Atlanta!

Detto questo, premesso che i vertici di Coca-Cola hanno affermato che sarà solo una parentesi, tu che ne pensi?
Credi che la pubblicità abbia solo la funzione di spronare le vendite dei prodotti o che possa essere anche veicolo di messaggi di sensibilizzazione?

La curiosità

Il celebre Andy Warhol nella sua autobiografia ha scritto: “Stai guardando la TV e vedi Coca-Cola, e sai che il Presidente beve Coca-Cola, Liz Taylor beve Coca-Cola, e puoi farlo anche tu. Una Coca-Cola è una Coca-Cola e nessuna somma di denaro può dartene una migliore di quella che sta bevendo il barbone all’angolo. Tutte le Coca-Cola sono uguali e tutte sono buone. Liz Taylor lo sa, il Presidente lo sa, il barbone lo sa, e lo sai anche tu”.
Per Andy Warhol, l’aspetto più affascinante di Coca-Cola (che fu il primo brand a ispirare la sua serie di opere sui marchi commerciali che lo ha reso famoso in tutto il mondo) è l’idea di universalità e democrazia rappresentata dalla bevanda, facilmente accessibile e uguale per tutti, un po’ come la sua arte.

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Nicole Cavazzuti
Mixology Expert è giornalista freelance, docente e consulente per aziende e locali. Ha iniziato la sua carriera con il mensile Bargiornale e, seppur con qualche variazione sul tema, si è sempre occupata di bar, spirits e cocktail. Oggi scrive di mixology e affini su VanityFair.it e Il Messaggero.it. Chiamata spesso come giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo master di Spirits and Drinks Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato del nostro ApeTime Magazine. Per 15 anni è stata la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer, organo di stampa della FIPE, per il quale ha ideato diverse rubriche, tra cui il tg dell'ospitalità (Weekly Tv) e History Cocktail, ancora attive e oggi in mano agli ex colleghi di redazione.

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