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Stinger: storia e ricetta di un after dinner di inizio ‘900. Video tutorial

Lo Stinger lo bevono in pochi. Non stupisce. Del resto -in Italia- compare di rado nelle drink list. Sarà che non tutti i barman lo ricordano e che ancora meno clienti ne hanno sentito parlare. Eppure questo drink è storico ed è in lista Iba dal 1961.

Dal sapore deciso, con un’importante sentore di menta, lo Stinger si prepara con due soli ingredienti: cognac (Craddock usava però il brandy) e crema di menta bianca. La decorazione non è obbligatoria ed è essenziale: parliamo di una fogliolina di menta.

stingerQuanto alla sua storia, è incerta. Sicuramente però è un cocktail dei primi del ‘900, citato in diversi ricettari dell’epoca, tra cui Ideal Bartender di Tom Bullock uscito nel 1917.
Come si realizza? In origine, con la tecnica Shake and Strain. L’ultima codifica Iba raccomanda invece di servirlo in coppetta, dopo averlo diluito nel mixing glass con il metodo Stir and Strain.
Dopo aver goduto di massima popolarità negli anni 60, oggi lo Stinger è passato di moda.
stingerSe viene preparato con una crema di menta bianca di qualità e un cognac o Brandy altrettanto valido, lo Stinger può rappresentare una bella una sorpresa dopo pasto.
Secondo Gary Regan e Jim Meehan la chiave del cocktail consiste nel ridurre la quantità di liquore e nello scegliere un distillato di base che si sposi bene.
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Nicole Cavazzuti
Giornalista freelance esperta di distillati and cocktail bar, è la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer e collabora con VanityFair.it e Il Messaggero.it con articoli, video e foto. Giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo corso italiano di Spirits and Drink Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato e spirits del magazine di ApeTime.

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