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Suffering Bastard, storia e ricetta di un long drink quasi tiki riscoperto da poco

Suffering Bastard: un mix anomalo, fatto di gin, brandy (o bourbon per la variante chiamata Dead Bastard) e ginger beer. Un long drink quasi tiki, ideato negli anni ’40 dal barman Joe Scialom, del famoso Long Bar del leggendario Shepheard Hotel del Cairo. Ebreo egiziano d’origine italiana, creò il cocktail come rimedio contro i postumi della sbornia.

Sarà davvero un cocktail anti hangover? Mah! Di certo, però, lo zenzero ha proprietà palliative magiche!

Joe Scialom

Joe Scialom

Del Suffering Bastard parlò più volte lo stesso Scialom. Tra le altre occasioni, anche in un’intervista uscita sul New York Times nel 1957: “Quando i liquori scarseggiavano durante la guerra, dovevi inventare “qualcosa per placare la sete dei ragazzi”. Ho combinato in parti uguali gin e brandy con un goccio di Angostura, un cucchiaino di cordiale di lime e ginger ale inglese. Ho guarnito la bevanda con un rametto di menta fresca, una rondella di arancia e una buccia di cetriolo“.

suffering bastard
At Norah was drunk di Milano

Suffering Bastard, la ricetta

Bicchiere:
Tumbler alto
Tecnica:
Shake and Strain
Ingredienti:
30 ml brandy
30 ml gin
30 ml cordiale di lime
1 dash Angostura Bitters
Top di ginger beer
Decorazione:
Menta e fetta d’arancia
Preparazione:
Shakerate tutti gli ingredienti tranne la soda e filtrate nel bicchiere freddo pieno di ghiaccio. Poi, aggiungete la ginger beer ben fredda e decorate.

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Nicole Cavazzuti
Mixology Expert è giornalista freelance, docente e consulente per aziende e locali. Ha iniziato la sua carriera con il mensile Bargiornale e, seppur con qualche variazione sul tema, si è sempre occupata di bar, spirits e cocktail. Oggi scrive di mixology e affini su VanityFair.it e Il Messaggero.it. Chiamata spesso come giudice di concorsi di bartending, ha ideato e condotto il primo master di Spirits and Drinks Communication. Da novembre 2019 è la responsabile della sezione bere miscelato del nostro ApeTime Magazine. Per 15 anni è stata la prima firma in ambito mixology del mensile Mixer, organo di stampa della FIPE, per il quale ha ideato diverse rubriche, tra cui il tg dell'ospitalità (Weekly Tv) e History Cocktail, ancora attive e oggi in mano agli ex colleghi di redazione.

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