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Belgio: maitrank, la bevanda di maggio

Nuovo appuntamento con il viaggio alla scoperta dei prodotti tipici di tutto il pianeta che, per la seconda settimana consecutiva, si trova in Belgio, ovvero nel Paese che più di tutti trova nella birra la propria bevanda tradizionale per eccellenza, con una storia plurisecolare e il maggior numero di stili brassicoli autoctoni ufficialmente riconosciuti al mondo (ben 14!), fra cui il Lambic di cui abbiamo parlato nel precedente articolo.

La qualità unica della bevanda belga è stata riconosciuta anche a livello istituzionale: nel 2017 infatti l’Unesco le ha conferito lo status di ‘Patrimonio dell’Umanità’, motivo per cui, quando degustiamo una bevanda brassata realizzata qui, possiamo dire di essere intenti a degustare autentici sorsi di cultura.

Una tradizione che ha fatto in modo che una delle Nazioni più piccole d’Europa sia per quanto riguarda la popolazione (poco più di 11 milioni di abitanti) che l’estensione territoriale (circa 30mila km²) oggi ospiti 115 birrifici. La birra però non è l’unica bevanda tradizionale che troviamo qui: vediamo di cosa si tratta.

Stiamo parlando del maitrank, detto anche maiwein (‘bevanda di maggio’),  ovvero di un vino stagionale aromatizzato, specialità della zona di Arlon, nel Belgio sudorientale: si ottiene dalla macerazione dei fiori del caglio odoroso (Galium odoratum) nel vino bianco ottenuto dai vitigni situati lungo il tratto lussemburghese del fiume Mosella dove la cultura vitivinicola vanta 2mila anni di storia.

bevanda Belgio

 

La pianta, che costituisce l’elemento principale, fiorisce in maggio e proprio da questo particolare deriva il nome della bevanda. Vi sono diverse declinazioni di questo prodotto che vengono realizzate anche in altre aree della Vallonia: alcuni infatti prediligono un gusto erbaceo assai pronunciato, mentre altri lo bevono più dolce e vinoso.

Gli ingredienti di base restano comunque gli stessi: vino bianco, caglio odoroso, zucchero e arancia. Di solito il maitrank si prepara con vini quali il Riesling e l’Elbling, ma ad Arlon i produttori preferiscono usare quelli meno secchi, come il Rivaner (noto anche come Müller-Thurgau).

La pianta deve essere raccolta prima che giunga a piena fioritura, quando il gusto e l’aroma sono più intensi: la ricetta, solitamente, prevede l’utilizzo di 18 fiori per ciascun litro di vino, ma il numero varia sia a seconda della taglia della pianta che del gusto ricercato da ciascun vinificatore.

Durante il processo di macerazione delle infiorescenze e degli altri ingredienti, viene aggiunta una dose di zucchero che non deve essere mai inferiore a 8 zollette per litro: al medesimo quantitativo della bevanda viene infine aggiunta un’arancia affettata e senza buccia.

Le varianti prevedono l’utilizzo di cognac, porto, cointreau o altri liquori, cannella e, in alcuni casi, foglie di ribes nero o limone. Tradizionalmente la macerazione dura quarantotto ore ed avviene in grossi contenitori di ceramica: il composto, inoltre, viene mescolato spesso per garantire una fermentazione uniforme. Quando la bevanda è pronta viene filtrata, imbottigliata e servita fresca con una fetta di arancia come guarnizione del bicchiere.

bevanda Belgio

La tradizione del maitrank è attestata già a partire dall’854d.c. in alcuni scritti redatti dai monaci benedettini dell’abbazia tedesca di Prüm: gli abitanti della regione vitivinicola tedesca, in quel periodo, avevano iniziato a correggere l’acidità del vino aromatizzandolo con piante stagionali lasciate a macerare.

I monaci infatti conoscevano le proprietà medicamentose del caglio odoroso (digestive, toniche e antispasmodiche) e a primavera lasciavano i fiori in ammollo nel vino prima di berlo oppure di offrirlo agli abitanti del vicino villaggio e ai viandanti di passaggio: per questo motivo la tradizione, ben presto, si diffuse anche fra tutta la popolazione laica della regione.

Con il graduale perfezionamento delle tecniche di vinificazione, la pratica di aggiungere delle erbe per modificare il tasso di acidità del prodotto finale, agli inizi del ‘900, ha iniziato a perdersi e la ricetta del maitrank è sopravvissuta soltanto grazie a delle piccole e sporadiche preparazioni domestiche.

Negli anni cinquanta del secolo scorso però, quando la ricetta originale dei monaci è stata arricchita con l’aggiunta di zucchero, arancia e uno spruzzo di cognac (per rallentare un’eventuale seconda fermentazione), il maitrank è tornato in auge presso alcune comunità della Vallonia dove oggi viene realizzato esclusivamente con il caglio odoroso fresco.

Ogni anno ne vengono prodotte circa 1.000 bottiglie e la presenza sul mercato è molto rarefatta dato che molti lo preparano esclusivamente per il consumo domestico: vi sono però alcuni produttori che lo vendono direttamente al pubblico o lo affidano a dei distributori locali per la vendita nei negozi di vino.

Annualmente, inoltre, nel terzo fine settimana del mese di maggio, la città di Arlon organizza la sagra del maitrank che richiama appassionati di prodotti vitivinicoli e curiosi da tutto il Paese: un’iniziativa che serve per mantenere viva questa tradizione belga che, seppur in modo non paragonabile alla conterranea birra, fa parte della storia e della cultura di questo territorio.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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