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3 cocktail e un funerale: le origini di Black Velvet, Caruso e Mezzo e Mezzo

Continua il viaggio di ApeTime alla scoperta delle storie che si celano dietro ai nomi dei cocktail.

Nomi a volte stravaganti, a volte criptici, a volte incomprensibili… Ma sempre generati da situazioni o leggende che meritano di essere raccontante.

Così, questa volta andiamo a scoprire perché cocktail come il Black Velvet, il Mezzo e Mezzo e il Caruso si chiamano così. E non mancheranno le sorprese…

Black Velvet

Fra i più noti cocktail a base di birra, il Black Velvet fu creato nel club per gentiluomini Brooks’s di Londra nel 1861 (attivo ancora oggi), in occasione della morte del principe consorte Alberto, marito della regina Vittoria. Realizzato in flute con parti uguali di champagne e birra stout (scura), grazie alla preparazione con metodo build quest’ultima va a formare nella parte alta del drink una fascia nera che ricorda una banda a lutto (chiamata “black velvet”, appunto, se realizzata in velluto). In questo modo, i gentiluomini frequentatori del club potevano bere champagne anche in tale funesta occasione.

Insomma, questo storico beer cocktail deve il suo nome a un… paramento funebre. Circostanza che evidentemente non ha influito sulla sua fortuna, se oggi è conosciuto universalmente.

Mezzo e Mezzo

Drink nato (qualcuno dice nel 1951, per altri nel 1970) alla Grapperia Nardini sul Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, dove – secondo la leggenda – un avventore chiese di correggere il classico aperitivo Rosso Nardini con del liquore al rabarbaro. Ne seguì – racconta Stefano Nincevich nel libro “Cocktail Safari” – “un tiremmolla col banconiere”, finito con un “compromesso storico”: “mezo e mezo“, per dirla alla veneta. Ovvero una parte di Rosso e una di liquore al rabarbaro, il tutto allungato con seltz.

Diventato un vero e proprio classico per l’aperitivo a Bassano, il Mezzo e Mezzo ha visto crescere negli anni la sua popolarità, prima in Veneto e poi anche fuori dai confini nazionali. Difford’s Guide lo definisce un “classico aperitivo leggero e che purifica il palato”.

Caruso

Autentica star dell’opera a livello internazionale a cavallo fra Ottocento e Novecento, Enrico Caruso (1873-1921) è stato uno dei più celebrati tenori della storia. Celebrato anche con un cocktail, sebbene non vi sia certezza su chi sia l’artefice di questo omaggio alcolico dal caratteristico colore verde, a base di dry gin, vermouth dry e crema di menta.

Stando a una delle versioni più accreditate, il Caruso sarebbe stato servito per la prima volta a New York nel 1903, nel foyer del Metropolitan, nell’intervallo della prima del Rigoletto interpretato appunto dal grande tenore napoletano. Secondo altri, sarebbe nato fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900 al Savoy di Londra in occasione di un’esibizione di Caruso nella capitale britannica e la ricetta sarebbe stata poi pubblicata nel 1930 da Harry Craddock nel suo “Savoy Cocktail Book”. Qualcun altro ancora sostiene che questo cocktail sia stato creato al Knickerbocker Hotel, un tempo fra i più lussuosi hotel di New York, dove Caruso risiedette nel lungo periodo in cui collaborò con il Metropolitan.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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