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Dal fare vino per gioco ad un’azienda agricola: la realtà di Antonio Aldini

Iniziare a fare il vino per gioco con gli amici, e ritrovarsi a “giocare” con una piccola azienda agricola.

La passione italiana per il vino è fatta anche di queste storie, e questa che vi raccontiamo oggi nasce all’ombra del castello di Torrechiara (Langhirano, Pr) uno dei più spettacolari castelli emiliani che affaccia sulla pianura allo sbocco della Valle del torrente Parma.

“È andata proprio così – dice Antonio Aldini – un’estate (era il 2005) con alcuni amici volendo fare qualcosa insieme ci siamo detti “ma sì proviamo a fare il vino”. Abbiamo comprato l’uva nel piacentino, ci siamo fatti prestare un torchio, un tino e via… risultato: imbevibile. Ci abbiamo bevuto su una bottiglia buona e per tutti era finita lì, ma non per me, che sono un chimico, dunque qualche competenza in materia la ho e un fallimento del genere non mi stava bene. Allora ho cominciato a comprare dei libri – prosegue Antonio – ho conosciuto l’enologo Filippo Valla, ne abbiamo parlato, mi ha dato dei consigli, e l’anno dopo il gioco si è ripetuto, stessi amici, uva comprata, attrezzature in prestito ed è andata decisamente meglio e da lì è partito tutto”.

Negli anni successivi gli amici pian piano si sono defilati, per Antonio la passione invece è cresciuta, ha preso una vigna in affitto, poi ha comprato qualche filare, e ha piantato una vigna sua; ha aperto la partita IVA ed è diventato una vera azienda agricola “a4” Azienda Agricola Antonio Aldini.

“Ma soprattutto in questi anni – continua Antonio – sono arrivato a fare, in piccolo (7000 bottiglie all’anno), un vino che mi soddisfa, un vino semplice, fermentato in bottiglia; le strumentazioni che uso sono quelle base: una pigiatrice, un torchio, tini d’acciaio, una riempitrice, una tappatrice e una gabbiettatrice, tutto manuale, nulla di più”.

I vini prodotti sono Malvasia frizzante, ferma e passita, e Barbera frizzante e ferma e vanno per un 60% a ristoranti (per lo più a Parma ma qualcuno anche a Milano, Venezia, Reggio, Modena fino in Svizzera e Belgio) e per il restante 40% a privati che vanno ad acquistarle in cantina su appuntamento e per i quali vengono organizzate anche piccole degustazioni o, d’estate, cene in vigna con una particolarità molto apprezzata: a capotavola c’è il castello di Torrechiara. <Questo per me rimane comunque un secondo lavoro, anche se impegnativo – chiude Aldini che lavora nel settore ricerca e sviluppo in una ditta che fa impianti per l’industria alimentare – ogni mattina in estate due ore prima del lavoro e spesso anche 2 ore dopo le passo in vigna. Una grande soddisfazione che sono riuscito a togliermi, resa possibile anche dal costante aiuto di mia moglie e mio papà>.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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