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Fare vino tra poesia, arte e un pizzico di sana e gioiosa follia

Bottiglie di vino come opere uniche dipinte a mano

La storia di due fratelli vignaioli, Enrico e Marco Rossi, in Val Comino.

 In una valle a sud della Capitale tra le più incontaminate esiste un’enclave vinicola che fa pensare alla Francia, a Bordeuaux, invece siamo nella Valle di Comino a cavallo tra Lazio, Abruzzo, Molise e Campania.

Ed è qui su terreni scoscesi ed impervi che addirittura intorno ai primi dell’Ottocento si è cominciato a produrre Cabernet Sauvignon.

Nel calice profumi di frutti rossi, lamponi e ribes. Sentori vegetali del sottobosco, una ricca morbidezza che si amplifica al passare del tempo. Per molti anni, decenni e decenni, però questo vitigno “straniero” fu dimenticato e il Cabernet Sauvignon prese altre strade, o meglio altre colline vitate che negli anni hanno prodotto SuperTuscan entrati nella storia e che tuttora regalano vini d’eccellenza.

Da pochi anni però in Val Comino la produzione del Cabernet Sauvignon ha ripreso vigore e passione. Poche le cantine, a malapena due decine, alcune piccolissime.

Tra le produzioni di nicchia, ma in grado di farsi notare, c’è quella di due fratelli vignaioli giovanissimi, neanche 30 anni ciascuno, Enrico e Marco Rossi, della Masseria Barone, l’avanguardia in vigna e in cantina.

Enrico e Marco si muovono tra i vigneti con la stessa grazia poetica ed irruenza espressiva che esigono l’arte e la poesia.

La cantina è un’opera di architettura contemporanea ed eco sostenibile, in posizione privilegiata con una vista mozzafiato e un panorama unico che abbraccia l’intera valle. Cinque i vini prodotti, non solo Cabernet Sauvignon ma anche vitigni antichi, assolutamente autoctoni, piccoli esperimenti in vigna frutto di una viticultura di ricerca profondamente singolare. E frutto di una creatività vivace nel packaging che regala grande diversificazione nelle bottiglie.

Cinque vini dalla personalità molto definita, ognuno con un nome diverso che rimanda a storie, tradizioni, affetti di famiglia, tutto pronunciato in dialetto.

Telina è la nonna di Enrico e Marco, Adelina, Telina in dialetto

Ricucc il nonno Enrico, Ricuccio in dialetto.

Marcòn un omone che tanti anni fa andava in vigna, Marcone.

Rmrà vuol dire rimirare in dialetto e infatti dominano gli occhi in etichetta.

Suliss “solo lui” in dialetto, perché è il vino più importante.

Quattro uvaggi rossi e un bianco.

Cominciamo dal bianco: Rmrà è l’esperienza più avanzata e insolita unendo tradizione e innovazione in vigna.

“Nel 2020 abbiamo impiantato il Manzoni Bianco, un vitigno mai coltivato nella Valle di Comino. Questa scelta audace rappresenta un vero e proprio atto di innovazione, poiché abbiamo voluto esplorare nuove frontiere enologiche e portare un tocco di freschezza e originalità al territorio. Questo vino bianco, frutto di una cura attenta e appassionata, offre un’esperienza gustativa straordinaria, con note aromatiche delicate e una piacevole freschezza che si fondono armoniosamente in un sorso ricco e avvolgente.

Rmrà in etichetta è un gioco di sguardi reciproco Una serie di etichette con stampe uniche che raccontano di sguardi che vi auguriamo di ricevere e che vogliamo accompagnare con il nostro vino” – raccontano Marco ed Enrico.

2000 le bottiglie di Marcòn, etichette anch’esse tutte diverse e tutte con uno sguardo che muta sul cielo stellato sopra la vigna nella notte della vendemmia Su ogni bottiglia un attimo mutevole reso assoluto. Potremmo definirle costellazioni in movimento.

Ma è Suliss, Cabernet Sauvignon in purezza, che incuriosisce di più perché un’opera d’arte enologica che nasce dall’armonioso connubio tra il mondo del vino e l’arte.

Colpisce nel calice (più volte massimo riconoscimento Guida Vitae AIS) ma ancor prima in etichetta. Le etichette infatti, dipinte a mano da Enrico (UgoArt il suo nome d’arte) su ogni bottiglia, sono piccoli capolavori visivi che anticipano l’esperienza sensoriale che si cela all’interno.

270 bottiglie l’annata 2018 appena uscita, ognuna unica. Ognuna un’opera a sé con tanto di numero progressivo, tutte dipinte a mano da Enrico.

Icone pop, combinazioni di segni grafici, cromie astratte, ritratti stilizzati, schizzi visionari. Ogni etichetta un tassello unico di una sola opera d’arte che è il fare vino mossi da una straordinaria passione e da un pizzico di follia.

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Laura Ruggieri
Laura Ruggieri
Romana di ben più che sette generazioni, ha cominciato a raccontare luoghi e persone in diretta dai microfoni di Radio Rai proseguendo come giornalista freelance per Il Mattino, Gente Viaggi, Sette del Corriere della Sera, Gulliver, Dove, Vie del Gusto e molte altre. Per dieci anni ha firmato le pagine Roma di Urban Magazine senza perdere neanche una novità. Ora le nuove aperture continuano a non sfuggirle ma ama tornare soprattutto nei posti del cuore. Dal 2000 ha uno Studio di Comunicazione e Ufficio Stampa e si occupa di arte, musica, lifestyle, hôtellerie, food and wine.

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