A chi sostiene che i gin italiani siano troppi, Fulvio Piccinino ricorda nel libro Il gin italiano (Graphot) che “nel 1922 le distillerie iscritte all’Albo erano più di due mila”.
Detto questo, il settore del gin italiano da anni è in espansione. E lo dicono i numeri: nel 2018 Fulvio Piccinino scriveva che le distillerie attive erano poco più di cento e che altrettante erano le referenze disponibili sul mercato, oggi si contano più di 300 differenti etichette di gin 100% tricolore (e a ruota cresce pure la varietà delle tipologie di acqua tonica).
Non solo: sempre più locali hanno deciso di investire nella produzione -conto terzi- di un proprio gin. Qualche esempio? Presto detto. Da I Parolai di Siena con il suo Senensis all’Harry Johnson Speakeasy di Caorle con l’omonimo gin fino al Dry Milano con il suo Elixir, composto da 19 botaniche tra cui l’estratto liquido e concentrato di polpa di oliva e foglie di olive e il Sumac, antica spezia diffusa in Medio Oriente e nel bacino del Mediterraneo.
Senza scordare il nuovo Soero di Dario Olmeo, insieme al fratello Gavinuccio, da 11 anni titolare del Maracaibo di Alghero. Soero è un gin fresco, fruttato, floreale con 13 botaniche: dalla Sardegna vengono ginepro e mirto; dal resto d’Italia arrivano coriandolo, lavanda, rosa, miele, arancia, viola, cardamomo, limone, gelsomino, pepe nero e angelica.
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