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Giro del mondo in birra: Vietnam

La scorsa settimana il viaggio alla scoperta di tutte le birre prodotte nel mondo era in Venezuela, dove la bevanda tradizionale a base di mais maltato fa da sfondo storico e culturale ad un moderno settore brassicolo in costante sviluppo. Il percorso, senza dubbio, è molto simile a quello intrapreso dal mercato birrario vietnamita.

Il mercato birrario vietnamita , partendo da una bevanda realizzata da secoli, con 3,8 miliardi di litri prodotti nel 2022 è diventato il terzo produttore asiatico, preceduto solo dalla Cina (prima a livello mondiale) e dal Giappone.

L’antenata locale delle moderne birre è a base di riso ed a bassa gradazione alcolica. La storia di questa bevanda è difficile da tracciare con esattezza dato che vi sono diversi gruppi etnici che se ne attribuiscono l’invenzione: molto probabilmente però le popolazioni che, nel corso dei secoli, hanno abitato questi territori sapevano fermentare i liquidi già nell’ 8000 a.c.

Nella preparazione artigianale, il riso (si utilizza quello ad elevato contenuto di glutine) viene pulito, sciacquandolo più volte con l’acqua: in seguito, viene cotto e distribuito su dei tappetini realizzati con il bamboo oppure nelle foglie di banano per poi essere scolato.

A questo punto viene aggiunto l’humao (una botanica) al riso: si tratta di uno starter tradizionale realizzato con farina di riso e corteccia di Albizia (pianta molto diffusa in Asia meridionale) grattugiata che dà inizio alla fermentazione la quale dura diversi giorni.

Quando il riso comincia a rilasciare del liquido zuccherino, questo viene preso e trasferito all’interno di coni lignei che vengono sistemati sopra a dei recipienti che dovranno raccogliere tutto il liquido che cola: una volta compiuta la colatura, la birra tradizionale è pronta per essere servita e consumata.

Viene realizzata in occasione di feste religiose, oppure di matrimoni e funerali, per essere bevuta durante i pasti; quando nasce un bambino inoltre il neo padre bagna le labbra del neonato con delle gocce di questa bevanda per tenerlo lontano dalla cattiva sorte.

La bevanda tradizionale, come detto, ha sicuramente dato un grande impulso alle moderne produzioni brassicole del Vietnam, ma, senza dubbio, queste, nel corso della storia, hanno beneficiato anche dell’incontro con le diverse scuole birrarie europee e americane.

Furono infatti i coloni francesi (che occuparono questo territorio nel corso del XIX secolo) ad avviare le prime vere e proprie aziende birrarie locali: fra queste la Sabeco brewery (1870) che oggi è il primo produttore nazionale e detiene il 43% delle quote del mercato interno.

bia Saigon

Il prodotto di punta della casa è la ‘bia (che in vietnamita significa birra: parola che deriva dal termine francese ‘biere’) Saigon’: la bevanda, con una gradazione alcolica del 4,9%, si presenta di colore giallo dorato con un’abbondante schiuma cremosa; l’aroma, inoltre, mette in risalto le note dei luppoli con cui viene realizzata.

Sempre al periodo coloniale francese, si deve la fondazione di quello che adesso è il terzo produttore vietnamita: si tratta dell’Habeco, inaugurato nel 1890 nei pressi di Hanoi, la città da cui prende il nome la birra per la quale è celebre questo marchio. La bevanda, con una sottile schiuma bianca e di color giallo chiaro, si distingue per il profilo aromatico maltato.

Se quindi furono i francesi a dare il via ad alcune di quelle che sarebbero diventate  le aziende leader del mercato della birra del Vietnam, dall’altra parte sono stati soprattutto gli americani, negli ultimi decenni, a far nascere il movimento birrario artigianale locale che oggi annovera ben 469 produttori.

Questa è la storia, ad esempio, del ‘Pasteur street brewing’ fondato da John Reid, nato in Colorado, che ha prodotto il primo lotto di birra nel 2014 ed ha ottenuto subito un grande successo fra gli appassionati locali: secondo le recensioni raccolte dal portale ‘Rate beer’ infatti la pastry stout della casa è, senza dubbio, la migliore birra craft vietnamita.

bia hanoi

Lo stile brassicolo in questione è di matrice statunitense, ma di antica derivazione britannica essendo la rivisitazione di due icone d’oltremanica quali le birre stout e   le porter, con le prime che sono quelle maggiormente prese in considerazione per realizzare questo tipo di prodotto.

La prima parte del nome della birra in questione nasce con una valenza negativa dato che il termine ‘pastry’ si traduce con ‘stucchevole’ e, in questo caso, è usato proprio per indicare delle birre con un’importante componente dolciastra: proprio per questo motivo, nell’aroma e nel sapore, sono simili ai dessert.

Con ogni probabilità, si tratta di rivisitazioni più adatte a chi preferisce le bevande maltate a quelle luppolate e gli aromi decisi che ricordano quelli delle tradizionali birre scure sopra citate, delle quali, inoltre, replicano la schiuma densa, sottile e cremosa.

La pastry stout del birrificio Pasteur, con un’importante gradazione alcolica come prevede lo stile (13%), si presenta di un intenso colore nero: l’aroma, tendente al dolce data la predominanza del malto sul luppolo, mette in risalto note di cioccolato, vaniglia e caffè tostato.

Gli altri produttori artigianali vietnamiti più conosciuti sono l’ East West Brewing, il Winking Seal, l’ Heart of Darkness (fra gli esportatori più attivi in mercati importanti quali quelli di Hong Kong e Singapore) e il Fuzzy Logic. Questi, insieme al lavoro di altre centinaia di piccoli birrifici, danno vita ad uno dei palcoscenici birrari artigianali più innovativi ed interessanti di tutta l’Asia: un settore la cui crescita adesso sembra inarrestabile.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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