HomeLiquore - DistillatoLa controversa storia della Distilleria Port Ellen sull'Isola di Islay

La controversa storia della Distilleria Port Ellen sull’Isola di Islay

Siamo già stati sull’Isola di Islay; oggi vogliamo parlarvi della distilleria che prende il nome dal centro principale dell’isola, ovvero Port Ellen. E del controverso aneddoto riguardo questo whisky, che è ad oggi tra i più apprezzati al mondo.

L’isola di Islay, che fa parte dell’arcipelago delle Ebridi Occidentali, situato fra Scozia e Irlanda, è una delle aree più importanti per quanto riguarda la produzione dei single malt scozzesi. In questa terra nascono infatti whisky rinomati come gli Ardbeg e i Laprohaig: oggi, però, vogliamo soffermarci sulla controversa storia della distilleria che prende il nome dal centro principale dell’isola, ovvero Port Ellen.

Fu fondata nel 1825 da Alexander Ker Mackay. Dopo vari passaggi di proprietà, nel 1929, sospese, per la prima volta, la produzione dei propri whisky dato che non riusciva a creare single malt che fossero apprezzati, anzi godendo di una pessima fama. Questo, con ogni probabilità, era dovuto al fatto che il whisky maturava in botti già molto sfruttate ed utilizzate diverse volte.

Le cronache di Islay riportano un fatto davvero curioso riguardo a questo aspetto. Ad un ladro sorpreso a rubare alcune bottiglie di spiriti di diversi marchi, conservate in un magazzino di Port Ellen, venne infatti chiesto come mai non avesse preso anche quelle della distilleria in questione. La risposta fu: “Finire in galera per una tale porcheria sarebbe alquanto seccante”.

Il fatto che questa azienda abbia avuto una storia molto travagliata è testimoniato in modo particolare dalle continue chiusure alle quali hanno fatto seguito numerose ristrutturazioni e riaperture. Nel 1973, ad esempio, agli edifici preesistenti, è stata affiancata una grande malteria, ancora oggi in funzione, che rifornisce il malto a quasi tutte le altre distillerie presenti sull’isola. Questo però non fu sufficiente a salvare la Port Ellen che, colpita dalla crisi del single malt verificatasi negli anni ottanta, chiuse definitivamente i battenti nel 1983.

Distilleria Port Ellen edificio

Dopo questa data, la reputazione di questi prodotti ha iniziato a mutare fino a farli diventare alcuni degli scotch più ricercati ed apprezzati al mondo: un fatto che ha spinto la Diageo, importante multinazionale inglese del settore, a rilevarne le strutture  e a programmarne la riapertura prevista entro la fine del 2021. Le ragioni alla base di questa inversione di rotta sono sostanzialmente due.

La prima è che gli spiriti realizzati da distillerie chiuse hanno un fascino, stimolano l’immaginazione e negli appassionati suscitano il desiderio per prodotti che presto non saranno più disponibili. Il secondo motivo è che l’impiego di botti riutilizzate nel tempo ha consentito ai whisky di rimanere a maturare molto a lungo senza essere sovrastati dalle note terziarie apportate dal legno. A questi aspetti va aggiunta l’abilità degli attuali proprietari nel creare le giuste aspettative nel pubblico proponendo prodotti di qualità.

Grazie all’utilizzo degli spiriti conservati nelle botti rimaste all’interno di Port Ellen infatti, dal 2001 al 2017, questi scotch sono stati rilanciati in varie edizioni limitate. La quindicesima, del 2015, è un whisky di 32 anni proveniente esclusivamente dalla distillazione del 1983, l’ultimo anno di produzione: ne sono state realizzate 2964 bottiglie.

Port Ellen bottiglia whisky

Per la realizzazione degli spiriti, l’acqua veniva prelevata dal vicino lago Laorin e questa, essendo particolarmente torbata, contribuiva a dare a questi scotch un aroma affumicato intenso e piacevole.

Il malto impiegato è molto versatile e presenta notevoli differenze di stile tra i diversi imbottigliamenti. I whisky prodotti da botti di Sherry si rivelano intensi, speziati, dolci e con sentori di cuoio. Quelli invece ottenuti da botti di Bourbon mostrano spesso un carattere più austero, pepato, elegante e possente.

Tutte le referenze condividono un alto livello di purezza e una sorprendente complessità. Il punto di forza di questi prodotti è quello di avere un grande equilibrio: la dolcezza del malto si sposa perfettamente con il carattere torbato dell’acqua dando vita a degli aromi inconfondibili che hanno conquistato un numero sempre maggiore di appassionati di single malt.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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