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La crisi della birra artigianale in Europa

La crisi della birra artigianale inglese non colpisce solo i pub, ma anche gli eventi legati all’antica bevanda: lo stesso accade in Belgio.

Questo 2023 ormai arrivato alla fine, in Italia ha fatto registrare una brusca frenata per quanto riguarda tutta la filiera brassicola della penisola: i primi otto mesi hanno riportato una contrazione delle vendite pari al 6,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I primi due trimestri, inoltre, hanno visto un calo delle esportazioni del 7,4% rispetto alla prima metà del 2022.

Le associazioni di categoria hanno sottolineato come questo sia dovuto all’aumento generalizzato dei prezzi per il consumatore finale, a cui si aggiunge quello dei costi di produzione: a tal proposito, Assobirra ha elencato alcuni singoli aumenti  che stanno pesando sul lavoro dei birrifici, ovvero il vetro +20%,il malto d’orzo +44%,il mais +39% e l’alluminio +20%.

Lasciando l’Italia e guardando agli altri mercati europei della birra, la situazione non è migliore, specie in due culle dei prodotti brassati quali Gran Bretagna e Belgio: per quanto riguarda il primo, abbiamo già raccontato di quale sia uno dei sintomi più evidenti della difficile situazione del settore, ovvero la profonda crisi nella quale versano i pub inglesi (conosciuti anche come ‘public house’) negli ultimi anni.

Un fenomeno non nuovo, ma gli ultimi dati dipingono uno scenario da brividi: in un decennio infatti hanno chiuso i battenti oltre 11mila di queste attività (un crollo del 23%: da 50mila a 39mila circa) che hanno sempre rivestito un ruolo sociale di grande importanza specie nei piccoli villaggi delle campagne britanniche.

Le crescenti difficoltà della filiera d’ oltremanica però adesso non colpiscono più solo gli iconici locali e i birrifici ma anche i numerosi eventi volti a promuoverla, compresi quelli più importanti: questa settimana, infatti, è stata ufficializzata la cancellazione dell’edizione 2024 del ‘Great British Beer Festival’, la tradizionale manifestazione che si svolge a Londra, dedicata ai piccoli produttori britannici di birra e sidro.

great british beer festival

Catherine Thorny, responsabile degli eventi del Camra (l’associazione che organizza l’evento, equivalente della nostra Unionbirrrai), tramite un comunicato stampa, ha spiegato: “Sebbene siamo comprensibilmente molto amareggiati che il principale evento del Camra non si terrà l’anno prossimo, stiamo già valutando una serie di opzioni per un ritorno in pompa magna nel 2025: si è trattato di una scelta molto difficile, poiché si tratta dell’appuntamento più importante nella nostra agenda.

Sfortunatamente, inoltre, la nostra solita location (l’Olympia Exhibition Center) non è disponibile nelle date necessarie alle nostre esigenze considerando che è essenziale che il Great British Beer Festival sia organizzato nel modo migliore a vantaggio dei nostri volontari, soci e visitatori. Sono state valutate altre sedi, ma non siamo riusciti a trovare una soluzione adeguata a causa dei tempi stretti, dei costi e delle nostre esigenze organizzative”.

Queste poche righe lasciano intendere che il motivo alla base della decisione risieda soprattutto nell’improvvisa indisponibilità della location, ma risulta assai complicato ritenerla per davvero la ragione principale: per le manifestazioni di questa portata infatti le date vengono stabilite con largo anticipo.

Le motivazioni decisive alla base della cancellazione dell’evento, verosimilmente, sono altre e, come in effetti si può leggere fra le righe del breve comunicato, sono di natura economica: l’aumento generalizzato del costo delle materie prime causato dalla guerra in Ucraina ha reso assai complicata l’organizzazione di grandi eventi, anche a causa del pesante innalzamento di molte altre voci di spesa. Un fenomeno evidente in tutto il Regno Unito e, in maniera ancora più marcata, in una metropoli come Londra.

Una situazione assai critica che, come detto, non coinvolge solo i mercati birrari di Gran Bretagna e Italia, ma anche quelli di altri Paesi europei con una storia ed una tradizione plurisecolare in fatto di birra come il Belgio: a fare da eco a quanto è stato annunciato dal Camra, il giorno seguente, è stata l’associazione Zythos che in Belgio si occupa di divulgazione birraria e organizza ogni anno l’omonimo ‘Beer Festival’.

Zythos evento

Questa, senza dubbio, è la più importante manifestazione birraria del Paese e, in passato, è stata replicata anche nella nostra penisola, ma, nonostante questo, l’edizione 2024 è stata cancellata, come confermato dagli organizzatori con un sintetico messaggio pubblicato sui social e sul sito web dell’evento: “A causa di circostanze impreviste,  lo Zythos Beer Festival non si terrà”.

L’associazione di categoria belga  ha spiegato che alla base della decisione vi sono delle ‘ragioni organizzative’ sufficienti a cancellare l’edizione della manifestazione, già programmata per sabato 27 e domenica 28 aprile 2024: questo dettaglio, ovvero il fatto che fosse già stata stabilita una data per svolgere l’evento, lascia intendere che siano emerse altre difficoltà, di natura economica come nel caso della kermesse britannica.

L’annullamento dei due importanti festival è  sintomo della grave crisi del vecchio modello dei grandi eventi dedicati alla birra: un sistema organizzativo basato su costi elevatissimi, necessità di spazi molto ampi e una grande esposizione ai rischi (basti pensare, ad esempio, a quanto il meteo può influire sugli esiti di manifestazioni di tali dimensioni quando si svolgono all’aperto).

Un’impostazione che mostra dei limiti in un momento storico nel quale, per i diversi motivi di cui abbiamo parlato, molte delle certezze del passato sono state messe in discussione: il problema, chiaramente, è avvertito in maniera diversa da contesto a contesto.

In Gran Bretagna e in Belgio la birra ha una valenza sociale e culturale ben maggiore rispetto a quella che riveste in Italia, come noto, ma è un tema che vale per tutti, in un periodo storico nel quale la birra artigianale, specie a causa dell’elevato aumento dei prezzi per il consumatore finale, non fa più tendenza come fino a pochi anni fa.

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