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Le bevande del mondo Albania, seconda parte

La scorsa settimana, nella prima tappa di questa nuova rubrica, abbiamo parlato delle bevande tradizionali del piccolo Paese balcanico: la grappa alle more di gelso, il lëng shege, ovvero la bevanda ottenuta dalla fermentazione dei melograni e il raki di corniolo.

L’Albania però, come conseguenza di una popolazione composta da diverse etnie, presenta altri prodotti tradizionali con i quali vengono accompagnati i pasti o che vengono consumati in occasione di banchetti nuziali, ricorrenze religiose e altre importanti festività: vediamo di quali si tratta.

Nella regione di Përmet, al confine con la Grecia, si prepara un vino con i cinorrodi della rosa canina (trëndafili i egër o “rosa selvatica” in albanese): dopo che i frutti sono stati raccolti e asciugati, un chilo essiccato di questi viene mescolato con dieci litri di acqua addolcita e quattro chilogrammi di zucchero.

La miscela viene lasciata fermentare per 30 giorni: trascorso questo arco di tempo,   il liquido viene filtrato per rimuovere quel che resta dei cinorrodi e il vino è pronto   per il consumo. Questa bevanda ha anche delle proprietà medicamentose (trova infatti impiego nelle cure contro l’anemia) ed è ricca di vitamina C.

La tradizione del vino di rosa canina è in declino dato che l’ingrediente di base è un frutto selvatico che si raccoglie ma non si coltiva e la procedura per la preparazione esige molto tempo  e cure. I flussi migratori dalle aree rurali verso le zone urbane, inoltre, fanno sì che sempre meno persone rimangano a vivere nella regione in cui cresce il fiore per portare avanti la produzione di questo prodotto tipico.

cinorrodi della rosa canina

I Gorani sono invece una minoranza etnica che conta circa 30.000 persone e vive nella trans- regione montana divisa tra Albania, Kosovo e Macedonia, nei Balcani del sud: qui si effettua la fermentazione della frutta locale (selvatica ma anche coltivata) per produrre una bevanda non alcolica bensì una bibita gassata.

Questo prodotto viene chiamato ‘Sok’: si realizza in un ambiente anerobico usando delle bottiglie (o barattoli) sigillati in cui viene messa la frutta precedentemente bollita: durante la fermentazione, per alimentare e aumentare la produzione di gas sotto forma di Co2, viene aggiunto dello zucchero.

Per ottenere la bevanda vengono usate prugne, susine, mirtilli, bacche di ginepro oppure di rosa canina, ma anche mele selvatiche o mirabolani: si tratta sopratutto di frutti selvatici che giocano un ruolo cruciale nella dieta tradizionale dei Gorani e vengono utilizzati in diversi modi (fermentati oppure sotto forma di sciroppo) per massimizzarne il loro uso e conservarne delle scorte.

Nella regione del fiume Drin, nel nord dell’Albania, invece è assai diffuso il raki di falso sambuco (Sambucus ebulu):si tratta di una bevanda molto particolare dato che si ottiene da una varietà dell’arbusto altamente tossica: per questo motivo, prima di essere distillata, viene sottoposta ad un lungo processo di detossificazione.

bevanda raki di falso sambuco

Questo arbusto, conosciuto con il nome di “kingyla”, è una pianta erbacea perenne, di circa 150 cm di altezza (quindi molto più bassa rispetto al vero e proprio sambuco il quale raggiunge anche i 10 metri) e con un odore sgradevole molto accentuato. Il fiore si presenta con una corolla bianca- rosacea mentre il frutto, quando raggiunge la massima maturazione diventa nero: questi vengono raccolti durante il periodo estivo e fatti fermentare per sette giorni passati i quali si procede alla distillazione.

Tale bevanda tradizionale, contrariamente ad altri prodotti albanesi della medesima tipologia, viene consumato quasi tutti i giorni, soprattutto durante i pasti oppure al termine di questi: nella antiche arti mediche locali infatti si utilizza contro i problemi di digestione.

Il raki rigoni, invece, è una delle più antiche bevande alcoliche della regione di Përmet, nel Sud dell’Albania: il nome significa ‘acquavite di origano’ dato che si ottiene da una varietà selvatica della pianta che si caratterizza per un intenso colore bianco.

La preparazione è lunga e laboriosa: come primo passaggio, 10-15 kg del piccolo arbusto vengono lasciati a macerare in una botticella con una cinquantina di litri d’acqua e, nel giro di due o tre giorni, le foglie iniziano a fermentare: un processo che risulta chiaramente osservabile nella botte.

Nei giorni successivi, la mistura va mescolata fino a quando non smette di ribollire:     a fermentazione ultimata (questo processo, per tale bevanda, deve essere eseguito una sola volta) il composto viene distillato. Il raki rigoni si consuma soprattutto in occasioni particolari quali matrimoni e ricorrenze religiose.

Nelle aree nei pressi della valle del fiume Shalë (nel nord dell’ Albania), infine, si prepara un raki distillando gli amoli, conosciuti anche come mirabolani, (Prunus cerasifera), ovvero dei piccoli frutti che assomigliano alle prugne: questi vengono raccolti nel mese di settembre quando cominciano a maturare.

La fermentazione avviene all’interno di botti di legno che sono state realizzate con l’acero montano, mentre la distillazione, durante la quale si aggiunge l’alcol, dura dieci giorni circa: questa tipologia di raki non viene commercializzata ed il consumo è esclusivamente domestico.

Le prime due tappe della nuova rubrica, dedicate all’Albania, ben dimostrano quindi quanto sia variegato e molto affascinante il panorama delle bevande tipiche, anche per l’appunto in un Paese di soli 2,7 milioni di abitanti circa, ma la cui popolazione è costituita da numerose etnie ciascuna delle quali ha una propria cultura e differenti prodotti tradizionali.

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Nicola Prati
Nicola Prati
Classe 1981. Subito dopo la maturità classica, inizia a collaborare con la ‘Gazzetta di Parma’ (2000): una collaborazione giornalistica che durerà otto anni. Contemporaneamente, dal 2005 al 2008, fa parte dell’ufficio stampa del Gran Rugby Parma. Successivamente, fra le altre esperienze lavorative, quella nell’ufficio comunicazione interna di Cariparma Credit Agricole e nella direzione relazioni esterne del gruppo Barilla. Le sue due più grandi passioni sono tutti gli sport e la musica. A queste, si aggiungono la lettura, i viaggi e la cucina. Collabora con ApeTime da gennaio 2021.

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