HomeFoodNuovo presidio per Slow Food: la pasta reale di Tortorici

Nuovo presidio per Slow Food: la pasta reale di Tortorici

L’estate ha portato a Slow Food un nuovo presidio, si tratta della pasta reale di Tortorici (nella foto di Mauro Pizzato tratta dal sito di Slow Food), piccolo centro di 6000 abitanti della provincia di Messina.

Semplice la ricetta, almeno in apparenza, e molto limitati gli ingredienti: acqua, zucchero e le nocciole dei Nebrodi. Il dolce nasce probabilmente in un convento di suole clarisse del paese dove veniva preparato dalle religiose.

Con la soppressione napoleonica degli ordini monastici però le suore furono di fatto sfollate e integrate nelle famiglie benestanti del paese, nelle quali introdussero ricetta e tradizione.

Con un numero di ingredienti così limitato si ipotizzerebbe una grande facilità di preparazione, ma per essere prodotto bene, questo dolce ha bisogno di molta manualità: una volta creato l’impasto con gli ingredienti citati, il pastone viene sezionato e trasformato in piccole sfere che devono essere lasciate riposare per più di 48 ore e poi infornate; durante la cottura poi si deve sviluppare un rigonfiamento della parte centrale, per fare che questo accada nel modo corretto occorre molta esperienza da parte di chi lo realizza, perché bisogna aggiustare l’impasto ogni volta in funzione di come sono state tostate le nocciole.

Slow Food pasta

Il nuovo presidio tra l’altro pone l’attenzione sul fatto che la Sicilia in pasticceria non sia solo mandorle, come nel sentore comune e sulla base di una eccellente tradizione; soprattutto nella zona di Messina però è molto radicata anche la produzione e l’uso delle nocciole. Un presidio che si spera possa anche a risollevare la sorte dei tanti noccioleti che vengono sempre più abbandonati perché la coltivazione delle nocciole, almeno se fatta in maniera tradizionale, comporta tanto lavoro manuale e bassi profitti.

Dunque ad oggi buona parte di quelli che erano noccioleti stanno trasformandosi in bosco spontaneo con una grave perdita di biodiversità agricola e tradizionale. Il presidio sarà presentato a <Terra madre Salone del gusto> che si terrà a Torino dal 22 al 26 settembre.

«Si tratta di una preparazione dalle origini antichissime, di cui abbiamo testimonianze già alla fine del Seicento» racconta Lidia Calà Scarcione, pasticcera e referente dei due produttori che attualmente aderiscono al Presidio. «Secondo alcuni il nome è un omaggio alla montagna, monte San Pietro, che sovrasta il paese. Per altri, invece, deriva dal fatto che assomiglierebbe a una corona, e infatti era abitudine offrire le paste ai regnanti».

Antonio Rinaldi
Giornalista pubblicista e Guida Ambientale Escursionistica appassionato di Natura a 360 gradi (e negli ultimi anni sempre più vicino anche al mondo dell’Agricoltura “naturale”); unisce le due attività professionali scrivendo per Apetime di realtà agricole e vitivinicole di pregio, e spesso organizzando escursioni di conoscenza diretta di queste realtà. Collabora dal 2010 col quotidiano di Parma, per il quale ha realizzato anche Pubblicazioni sul Parco Nazionale dell’Appenino tosco-emiliano.

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