HomeIntervistePane di montagna, la testimonianza del forno F.lli Lusignani

Pane di montagna, la testimonianza del forno F.lli Lusignani

Il pane di montagna è uno dei prodotti più apprezzati nelle botteghe cittadine. Specialità che nasce da passione e tradizione, e che proviene spesso da piccoli forni famigliari che nelle ultime decine di anni hanno dovuto affrontare una trasformazione epocale.

Facciamo due chiacchiere su questo tema con Gabriele Lusignani che con il fratello Tiziano, la mamma Maria e lo zio Elio manda avanti il forno F.lli Lusignani di Pellegrino Parmense.

“Il nostro è un forno storico – dice Gabriele – nato dalla passione di mio nonno Artemio che, con sua moglie Giovanna, nel primo dopoguerra aprì l’attività. Pellegrino all’epoca era uno dei paesi di montagna più importanti della provincia di Parma. Mio papà Gianni e mio zio Elio crebbero in pratica nell’attività, e quando fu il loro momento, con grande passione la presero in mano facendola diventare in pratica la loro vita: mio papà si dedicò in particolare alla panificazione, mio zio alla pasticceria.

Nel 1999 quando questi discorsi erano ancora pionieristici, mio papà avviò il progetto di recupero e coltivazione dei grani antichi (con i quali tutt’ora facciamo una linea di pane). Per la creazione della filiera trovò la collaborazione di alcune Università (Firenze e Torino) ma soprattutto dell’istituto sperimentale per la Cerealicoltura di Fiorenzuola nella persona del professor Michele Stanca, uno dei massimi esperti italiani”.

pane di montagna

Questo ed altri progetti videro la luce negli anni, fino a quando, con l’invecchiamento di Elio e Gianni (scomparso nel 2017), Gabriele e Tiziano sono sempre più entrati in azienda e oggi la mandano avanti dividendosi i compiti: il primo svolge la parte più burocratico-amministrativa e di relazione, mentre il secondo si dedica esclusivamente alla panificazione. Elio si occupa ancora della pasticceria da forno, mentre la mamma Maria è in negozio, ormai aperto solo la mattina.

“C’è stato un cambiamento incredibile negli ultimi decenni, legato allo spopolamento dell’Appennino – prosegue Gabriele – nel 2003 in negozio c’era bisogno di 3 commesse, ora basta solo mia mamma, e per mezza giornata. In compenso per fortuna abbiamo sviluppato una bella rete di punti vendita a valle attraverso la grande distribuzione (a Parma, Fidenza e Salso, ma anche altri comuni più piccoli).

Viviamo una situazione comunque difficile, stretti tra la burocrazie e le normative sempre più assillanti, lo spopolamento attorno a noi e ultimamente anche le difficoltà di trovare personale e gli aumenti di prezzo di ogni materia prima. Diciamo che ci sentiamo un po’ come quei soldati giapponesi che resistevano su qualche isola deserta credendo che la guerra non fosse ancora finita, ma appunto resistiamo”.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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