HomeLiquore - DistillatoIl rum? E' alla frutta... Saranno gli "arrangé" il prossimo trend?

Il rum? E’ alla frutta… Saranno gli “arrangé” il prossimo trend?

Se il dominio incontrastato del gin nella mixology sembra ormai avviato al tramonto, fra i distillati che stanno tornando al centro dell’attenzione degli addetti ai lavori c’è senza dubbio il rum. Comprese le sue diverse variazioni sul tema come i rhum arrangé, ancora quasi sconosciuti dalle nostre parti.

I rhum arrangé rappresentano uno stile di produzione che si inserisce nel solco della tradizione coloniale francese dei rum agricoli (rhum agricole), ottenuti dalla distillazione non della melassa ma di puro succo di canna da zucchero. Prodotti dalla personalità ben distinta da quella dei classici rum industriali, gli agricole, anch’essi un tempo piuttosto rari in Italia e in gran parte dei mercati europei, hanno conosciuto negli ultimi anni una sempre maggiore diffusione, anche nella mixology, grazie all’iniziativa di alcuni importatori.

I rhum arrangé

Un recente articolo intitolato “Rhum arrangé goes global”, pubblicato da Drinks International, fra le più autorevoli testate del settore a livello mondiale, lascia intendere che siano proprio gli arrangé uno dei nuovi trend in ascesa nell’industria degli spirit. Anche se, per ora, i pareri degli addetti ai lavori sono piuttosto discordanti, almeno per quanto riguarda il mercato italiano.

Ma che cosa sono i rhum arrangé? In sostanza si tratta di rum infusi con frutta, spezie o erbe. Non certo una novità assoluta di per sé, anzi: la loro storia inizia nel 15mo secolo, ai tempi delle lunghe traversate oceaniche fra il Vecchio continente e le Indie. Quando – narra la leggenda – i marinai usavano custodire frutta e altre spezie all’interno delle botti di rum in modo da sfruttare le proprietà conservanti dell’alcol. Ne derivarono così rum dalle particolari aromatizzazioni, che nel tempo hanno dato vita a un nuovo stile, diffusosi nei territori francesi d’oltremare a partire dall’isola di La Reunion, al largo del Madagascar.

Dalle case alle distillerie

Uno stile legato fino a pochi decenni fa solo alla produzione domestica. Da La Reunion al Madagascar e poi anche nelle Antille francesi (come Haiti, dove gli arrangè sono noti come kleren trempé, mentre a Martinica e Guadalupa vengono chiamati generalmente punch), tantissime erano le famiglie che, sin dal 1600, facevano macerare nel rum frutta, spezie o fiori, essenzialmente per coprire il gusto di distillati “grezzi”, ben lontani dalla qualità dei rum che conosciamo oggi.

Isautier

Una lunga tradizione che solo in epoca relativamente recente è stata ripresa a livello commerciale, allo scopo di ottenere prodotti più “morbidi”, in grado di avvicinare al rum anche i palati meno avvezzi al consumo di questo distillato. La prima azienda a imbottigliare rhum arrangé di cui si abbia notizia è stata Isautier, la più antica distilleria di La Reunion (fu fondata nel 1845), che solo nel 1970 lanciò Gingerlick, il suo primo “arrangiato” a base di zenzero.

Alla conquista dei mercati globali

Da allora, altri produttori di rum hanno inserito nel loro catalogo rhum arrangé dalle più disparate aromatizzazioni, realizzati per lo più partendo da rum agricoli bianchi, che per le loro caratteristiche ben si prestano a essere infusi con frutti, fiori e spezie: banana, mango, agrumi, zenzero, ananas, vaniglia… Piccole produzioni, in molti casi, che fino a oggi hanno trovato sbocco a livello di export quasi esclusivamente verso la Francia continentale.

Questo non significa che non sia possibile acquistarli in Italia, anzi: basta fare una rapida ricerca online per trovare svariate referenze di diverse aziende, ma si tratta sempre di distribuzioni di nicchia, ricercate da pochi estimatori e scarsamente presenti nelle bottigliere dei bar italiani.

Ti Arrangés de Ced

A leggere Drinks International, la situazione potrebbe cambiare nel prossimo futuro, dal momento che ci sono oggi alcuni produttori di rhum arrangé (a partire dalla mauriziana Arcane) che, grazie a importatori locali, stanno trovando nuovi sbocchi sul mercato britannico, come primo passo di una strategia orientata a una più vasta diffusione in Europa e Nord America.

Gli arrangé in Italia

Dobbiamo quindi prepararci a un’invasione di questi prodotti anche nei nostri cocktail bar? È presto per dirlo. Tenendo conto che, in passato, qualche pioniere della miscelazione d’avanguardia aveva già portato i rhum arrangé in Italia. Come Dario Comini del Nottingham Forest di Milano: “Negli anni ’90 – racconta – avevo scoperto nelle Antille dei preparati a base di frutta e spezie che, infusi nel rum, consentivano di ottenere degli arrangé. Li avevo proposti nel mio locale con un certo successo fino a quando, da un lato, l’avvento dei protocolli Haccp (che impongono di esporre in dettaglio gli ingredienti dei prodotti somministrati), dall’altro il cambiamento dei gusti dei consumatori nei confronti dei drink fruttati, mi hanno convinto a toglierli dall’assortimento”.

Va detto che oggi, in miscelazione, assistiamo a una riscoperta di cocktail dalla spiccata dolcezza e a una continua ricerca di nuovi prodotti, che potrebbero fare da traino a un’eventuale diffusione dei rhum arrangé industriali nel nostro Paese. Anche se Daniele Gentili, dell’Oro Whisky Bar di Roma, non nasconde il suo scetticismo: “Premesso che, in quanto socio e mixologist di un whisky bar, questi prodotti non fanno parte del mio stile di miscelazione, noto comunque che hanno una scarsissima diffusione nei locali. E non vedo le condizioni per cui la loro richiesta possa spingersi al di là dell’attuale nicchia di mercato”, osserva.

Arcane

I principali brand

Se comunque volete avvicinarvi al mondo dei rhum arrangé, fra i marchi reperibili in Italia citiamo Damoiseau da Guadalupa, Saint James da Martinica, la francese Ti Arrangés de Ced (che basa la propria produzione principalmente sui rhum agricole Martinique AOC). O ancora il già citato Arcane, dalle Isole Mauritius.

Ma la corsa ai rhum arrangé è appena iniziata: vedremo come si evolverà il mercato (e il marketing) nei prossimi mesi, magari con l’avvento di ulteriori brand.

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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