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Aperitivo nelle Langhe: 18-70, grandi cocktail e cucina nella terra del Barolo

Nato un anno e mezzo fa, 18-70 Drinkin’ Kitchen è già diventato un punto di riferimento imprescindibile per gli amanti del buon bere (e del buon cibo) a Bra, nel cuore delle Langhe, dove buon bere e buon cibo sono una religione.

A distinguere il 18-70 (il nome è ispirato all’indirizzo del locale, piazza 20 Settembre, data in cui nel 1870 avvenne la Breccia di Porta Pia) è l’idea di unire bar e cucina per dare vita a un concept innovativo, nel segno della qualità, della stagionalità e del territorio. E quindi della massima sostenibilità, grazie anche alla possibilità di utilizzare il più possibile gli ingredienti, fra drink e piatti, così da ridurre al minimo gli sprechi. Un cocktail bar con ristorante nel pieno centro storico di Bra con due accoglienti sale interne e un ampio dehors, nato dall’idea di Daniele Macciò, tornato in Piemonte dopo varie esperienze internazionali.

Nucleo (foto Nicole Cavazzuti)

Basta una rapida occhiata alla bottigliera per capire come, a farla da padrone, siano in primo luogo whisky e rum, protagonisti di tanto in tanto di speciali serate degustative. “Intendiamoci, accontentiamo qualunque richiesta di classici”, precisa Macciò, che del 18-70 è bar manager oltre che proprietario; “Gin Tonic, Spritz e Negroni vanno sempre forte, però da qualche tempo notiamo anche fra i cocktail una crescente richiesta di preparazioni basate su whisky e rum, grazie all’importante lavoro che stiamo conducendo su questi due distillati”.

Il bello (e il buono) del minimalismo

Fra le caratteristiche del 18-70, il menu in costante evoluzione, sia nella parte cocktail sia in quella food. Quest’ultima propone da un lato pizza alla pala e hamburger di alta qualità, dall’altro un reparto cucina che comprende tra le altre numerose scelte vegane e vegetariane, sempre con materie prime selezionate con particolare attenzione alla produzione locale. Attenzione che si ritrova anche nella lista cocktail, appena rinnovata sul tema “l’imprevedibile virtù del minimalismo“.

Daniele Macciò

“Siamo convinti che il minimalismo sia un valore aggiunto, laddove non incide sulla qualità e sulla presentazione della proposta”, spiega il patron. Così, “un cocktail può avere anche due o tre garnish, ma solo se hanno davvero un senso, mentre in altri casi se ne può fare del tutto a meno”. Nella drink list (stampata su carta derivata dagli scarti del mais), una parte dedicata ai drink “permanenti” e una dalla rotazione frequente, composta da cocktail che cambiano periodicamente in base alla stagionalità e alla disponibilità: “Di ognuno di questi ultimi realizziamo 50-60 porzioni, esaurite le quali diamo spazio a nuove creazioni”. Fanno eccezione i quattro drink più richiesti, che sono riproposti nel menu successivo. Permanente o “temporaneo” che sia, per ogni cocktail sono indicate le informazioni essenziali: prezzo, ingredienti, gradazione alcolica e caratteristiche fondamentali del profilo gustativo.

Cocktail senza sesso

In linea con le attuali tendenze, non manca una buona proposta di drink low alcol e analcolici: “La gradazione non è più un elemento essenziale per bere bene. Se vent’anni fa analcolico significava per lo più Sprite e succo di frutta, oggi abbiamo prodotti con cui possiamo fare ricerca per realizzare drink zero alcol o low ABV strutturati e godibili al pari di un classico cocktail alcolico. Questo ovviamente comporta un prezzo superiore rispetto al beverone fruttato, ma i clienti hanno capito la differenza”.

Nachos (foto Nicole Cavazzuti)

Tra i cocktail più emblematici della filosofia del 18-70, citiamo I Veri Uomini non Temono il Rosa, “forte” sul piano del gusto e del contenuto alcolico (fra gli ingredienti spiccano whisky e clairin) e dalla sorprendente colorazione rosa: “L’intento – sottolinea Macciò – è sfatare il mito per cui esisterebbero drink ‘maschili’ e ‘femminili’. In realtà i gusti non hanno un genere, di qui l’idea di presentare un cocktail dal profilo alcolico sostenuto e dal colore delicato, che può piacere a tutti”.

Nel Nucleo troviamo invece piacevoli note tropicali che derivano dall’accostamento di rum, banana e Chartreuse. Originale il Magic Number: più che un cocktail, un’esperienza degustativa composta da tre mini drink a base di bourbon e altrettanti diversi succhi di pera (fresca, ossidata e caramellata), di cui vi abbiamo proposto la ricetta su ApeTime.

Magic Number (foto Nicole Cavazzuti)

Fra gli analcolici, l’Alter Ego si segnala per la complessità e l’aromaticità dalle note leggermente amare, caratteristiche non comuni per questa categoria di drink. E poi menzioniamo il Boiler Maker (con birra abbinata al distillato del mese, normalmente whisky o rum) e l’Incognito, ovvero un “tema libero” realizzato su misura in base alle indicazioni e alle esigenze del cliente.

Mappe, piatti e bicchieri contro gli sprechi

L’attenzione alla sostenibilità si ritrova nella spirit list del locale: per evitare di aggiornare continuamente una lista cartacea, su una parete sono esposte delle grandi mappe del mondo sulle quali, con dei magneti, gli spirit disponibili sono indicati in corrispondenza dei paesi d’origine. “Quando arriva un nuovo prodotto basta aggiungere un magnete che lo segnala; quando finisce, semplicemente rimuoviamo il relativo magnete. Tra l’altro, nel corso delle degustazioni, le mappe ci aiutano a illustrare le zone di provenienza dei vari distillati”.

Nucleo (foto Nicole Cavazzuti)

Non solo: “La presentazione è importante, piatti e bicchieri devono essere adeguati alla pietanza o alla bevanda che portano in tavola. Detto questo, non è improbabile per noi servire ad esempio lo stesso drink in due bicchieri della stessa tipologia, ma non identici. Il motivo? In alcuni casi piatti e bicchieri provengono dal mercatino dell’usato che si tiene qui in città, un ulteriore piccolo contributo contro gli sprechi di oggetti belli e ancora perfettamente utilizzabili, anche se ‘spaiati'”, prosegue Daniele Macciò.

A cena con il cocktail

Mettere insieme cocktail bar e cucina significa inevitabilmente food pairing, tanto con i distillati in purezza (in particolare proprio whisky e rum, protagonisti di cene a tema organizzate periodicamente) quanto con la mixology: “Ci lavoriamo sin dall’apertura, con ottime soddisfazioni”, commenta il fondatore del 18-70 Drinkin’ Kitchen. “Certo, siamo in una terra di grandi vini, ai clienti viene più spontaneo abbinare una tagliata a un rosso di Alta Langa che non a un Old Fashioned, però cerchiamo di ‘educare’ i nostri ospiti in questa direzione. Ad esempio facendo capire che un Gin Tonic ha la stessa gradazione di un Barbera o di un Barolo. E sono in molti ad apprezzare, dopo avere seguito i nostri suggerimenti”.

Daiquiri e Porcata (pulled pork, patatine e salsa barbecue) (foto Nicole Cavazzuti)

Gli abbinamenti che funzionano di più? “Tagliata con un twist dell’Old Fashioned con sciroppo di acero e susina, pizza alla pala con mozzarella di bufala insieme con un Gin Tonic o ancora hamburger con un Moscow Mule, perfetto con le sue note speziate. Ma le possibilità sono tantissime”. Varrà la pena sperimentarle tutte…

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Stefano Fossati
Stefano Fossati
Redattore del tg Bluerating News, collaboratore delle testate economiche di Bfc Media, di Mixer Planet e naturalmente del Magazine ApeTime.

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