HomeCronacaCari baristi e ristoratori, ecco perché dobbiamo ringraziarvi

Cari baristi e ristoratori, ecco perché dobbiamo ringraziarvi

Cari baristi, non vi abbiamo detto grazie abbastanza, travolti da questa emergenza

Baristi e ristoratori, scusateci. Avremmo potuto sottolineare di più quanto apprezziamo il vostro lavoro.

Mai come in questo periodo di chiusure abbiamo riscoperto la bellezza di un luogo aperto a tutti, di incontro: che sia un bar o che sia un ristorante, è impossibile dimenticare la prima volta che si è tornati a sedere ad un tavolino, dopo mesi di lockdown, assaporando una strana sensazione di libertà, di tempo finalmente ritrovato.

Nessuno, nemmeno Stephen King, avrebbe immaginato un virus che cancella – per tutta la popolazione mondiale – abbracci e strette di mano, che rinchiude nelle proprie stanze, che ruba il tempo più prezioso: quello per incontrare gli amici, gli affetti, anche davanti a un piatto, ad un aperitivo, ad un caffè.

Per la prima volta nella nostra vita, abbiamo sperimentato la chiusura di bar e ristoranti. E quando siamo ritornati in un locale, non ci sembrava vero. Tanto era bello poter fare un brindisi, tornare fuori, dopo settimane in casa, fra il silenzio delle strade senz’auto e i concerti stonati dal balcone.

Ma tutto questo è nulla rispetto a quello che hanno vissuto baristi e ristoratori. In una parola: un’Odissea. Che non è ancora finita. Proprio come quella di altri lavoratori che fronteggiano gli effetti del covid, in solitudine, dalle discoteche alle palestre, dai locali ai teatri, passando per tutto il mondo degli spettacoli dal vivo.

Un’Odissea vera e propria, fra chiusure, coprifuoco, zone rosse, arancioni, gialle, ordinanze, protocolli, regole e fondi insufficienti. Cuochi, camerieri, baristi, ristoratori, fornitori, barman: una brigata in mezzo alla tempesta, che ha resistito, nonostante tutte le difficoltà, capaci di buttare a terra chiunque, sempre in grado di dare il massimo, di accogliere i clienti con il sorriso e di essere da esempio.

Hanno tenuto duro, hanno inventato nuovi modi di accogliere, fra take away, aperitivi da asporto, spazi all’aperto, ricette per il futuro. Hanno affrontato le peripezie con coraggio, e continuano a farlo ora, con professionalità e umanità, nonostante fulminei provvedimenti e mancati ristori. Hanno rispettato regole, hanno affrontato una foresta di norme, sugli orari di apertura, distanze, elenchi dei presenti, igienizzazione dei tavoli, mascherine, menu online, green pass, e tutto quanto ancora arriverà dall’alto. Loro, dal basso, hanno fatto i salti mortali, shakerati come cocktail, spremuti, eppure in piedi, tenaci, sempre pronti ad accogliere e dare il meglio in una situazione difficile, se non impossibile. Hanno tenuto aperto.

Hanno garantito ciò che nessuna macchina da espresso da casa potrà mai ricreare, cioè un luogo dove incontrarsi. Perché la luce dentro un bar non serve solo agli avventori, ma tiene unito un paese.

Un bar non è solo bicchieri e bottiglie, così come un ristorante non è solo piatti e coperti,
è un invito a riprendersi il tempo, una pausa per gustarsi i momenti più importanti, insieme alle persone a cui teniamo o agli amici ancora da scoprire.

La prima volta che siamo tornati a sedere a un tavolino non si può scordare. Così come nessuno può dimenticare che c’è un mondo di lavoratori, che tiene alta la bandiera della qualità, e che merita attenzione, rispetto, gratitudine, da parte di tutti.

Redazione ApeTimehttps://www.apetime.com
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