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Dal Cile dalla Svizzera: novità nell’ecosostenibilità della produzione birraria

Dal Cile e dalla Svizzera arrivano due importanti novità per rendere la produzione di birra più ecosostenibile.

Prima di tutto un breve ripasso: con il termine ‘ecosostenibilità’ ci si riferisce alla capacità dell’uomo di soddisfare tutte quelle che sono le esigenze del presente in relazione a ciascun aspetto della propria vita senza però rischiare di negare questa possibilità alle generazioni future. In pratica, significa utilizzare le risorse naturali in modo tale che non vengano esaurite e che gli ecosistemi non vengano danneggiati.

Questa pratica, inoltre, si concentra sulla promozione di un equilibrio tra attività economiche e protezione ambientale, cercando di sviluppare una società che viva in armonia con la natura: proprio in questo ambito entrano in gioco i birrifici e le loro attività.

La produzione di birra infatti può non essere un’attività ecosostenibile (soprattutto se si tratta di aziende di grandi dimensioni) e avere impatti ambientali significativi, come, per esempio, a causa dell’utilizzo di grandi quantità d’acqua e di massicce emissioni di CO2.

birra ecosostenibile

Molti birrifici, negli ultimi anni, data l’importanza di questo tema, si stanno però attivando per adottare pratiche più sostenibili a livello d’impatto ambientale: lo fanno utilizzando fonti di energia rinnovabili, riducendo la produzione dei rifiuti e optando per materiali di riciclo.

Alcuni produttori, inoltre, si stanno affidando all’agricoltura sostenibile per coltivare gli ingredienti della birra come il luppolo e il malto: la produzione della bevanda a ridotto impatto ambientale è quindi una tendenza in crescita, ma non viene ancora adottata da tutti.

La ricerca di una maggiore sostenibilità in questo ambito, specie negli ultimi anni, è sempre più supportata dagli studi scientifici al riguardo che vengono effettuati in vari Paesi del mondo: due di questi, che potrebbero avere una certa rilevanza, sono in corso di svolgimento in Cile ed in Svizzera. Vediamo di cosa si tratta.

Le scienziate cilene Carmen Soto e Lida Fuentes sono alla ricerca della migliore tecnologia per creare alimenti utilizzando i residui organici della produzione di vino e birra: questi residui, ricchi di fibre e antiossidanti, potrebbero contribuire alla lotta contro malattie cardiovascolari, diabete e obesità e quindi offrire dei grandi benefici per la salute.

In particolare, le rimanenze ottenute dagli scarti del malto contengono una grande quantità di composti bioattivi, che possono essere utilizzati per la produzione di alimenti salubri per l’uomo anziché essere destinati alle discariche o impiegati solo per nutrire gli animali o concimare i terreni.

birra ecosostenibile

Il progetto scientifico-tecnologico dell’Università cattolica di Valparaiso, attraverso questi elementi, mira a replicare l’assimilazione di nutrienti tipica dell’assunzione di frutta, ovvero il modello ideale d’interazione tra fibre e antiossidanti per quel che riguarda l’alimentazione umana.

La ricerca, inoltre, promuove il modello di economia circolare nella regione poiché   le scienziate collaborano con piccole e medie imprese locali che forniscono i residui solidi derivanti dal processo di produzione del malto da birra ed il materiale residuo creato dalla spremitura delle uve per il vino.

La maggiore difficoltà di questa importante iniziativa risiede nel fatto che i residui devono essere sempre conservati ad una certa temperatura e, successivamente, disidratati  per evitare la formazione di muffe o la proliferazione di microrganismi che li renderebbero inutilizzabili.

Lo studio, in Cile o in altri Paesi del Sud America, potrebbe inoltre aprire la strada a future ricerche sulla produzione di bioplastiche a partire dai residui organici, ovvero quanto sta già avvenendo in Svizzera ad opera di un gruppo di studiosi  che fanno parte dell’Enpa, il laboratorio svizzero di ricerca e test sui materiali (in particolare quelli lignei) che collabora con l’industria privata e diverse istituzioni pubbliche.

I ricercatori infatti sono riusciti ad ottenere degli imballaggi per alimenti (in modo particolare per la carne) dagli scarti della produzione di birra: questi sono formati   da nanocellulose che sono state trasformate in aerogel, ovvero un materiale poroso che garantisce l’isolamento termico. Il materiale in questione ha anche l’importante vantaggio di essere ottenuto da risorse rinnovabili e di essere biodegradabile.

Si tratta quindi di un’altra strategia con la quale valorizzare gli avanzi del malto d’orzo, uno degli ingredienti base della birra. I ricercatori, in un articolo, hanno spiegato: “I prodotti cellulosici, solitamente, sono ottenuti solo dalla pasta di legno’, ma adesso, grazie al procedimento messo a punto dagli studiosi svizzeri, si possono ottenere: “Materiali di alta qualità da un residuo economico disponibile quale il malto da birra che, fino a pochi anni fa, quando è cambiata la filosofia operativa dei birrifici, andava in gran parte sprecato”.

Oggi infatti, anche nel settore della produzione birraria, si ricorre sempre più spesso all’utilizzo d’imballaggi riciclabili o biodegradabili con lo scopo di ridurre i rifiuti e al compostaggio per trasformare quasi tutti i residui di produzione in fertilizzante utile per l’agricoltura: un metodo, quest’ultimo, per aiutare chi coltiva le materie prime.

Il prestare attenzione alla sostenibilità ambientale è quindi una tendenza in crescita nel comparto brassicolo: vi sono sempre più birrifici che adottano metodologie di lavoro che consentono di ridurre e ottimizzare l’utilizzo delle materie prime durante il ciclo produttivo.

La strada da percorrere per rendere la produzione di birra del tutto sostenibile è però ancora molto lunga: per questo motivo le ricerche in corso di svolgimento in questi mesi in Cile ed in Svizzera vengono seguite con grande interesse dato che potrebbero fornire delle preziose ed innovative metodologie per renderla sempre più amica dell’ambiente e della natura.

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