HomeBirraEnrico Ciani di Birra dell’Eremo è il birraio dell’anno 2023 

Enrico Ciani di Birra dell’Eremo è il birraio dell’anno 2023 

Enrico Ciani, di Birra dell’Eremo, vince l’ambito premio di ‘Birraio dell’anno 2023’: una vittoria importante, ottenuta grazie alla birra Antidote.

La filiera della birra italiana, nonostante le numerose difficoltà emerse negli ultimi anni, come accaduto anche negli ultimi dodici mesi che hanno visto una contrazione sia dei volumi prodotti che dell’export, è un settore comunque in crescita che vuole continuare ad espandersi offrendo una gamma di prodotti sempre più ampia e di qualità.

L’antica bevanda in versione nostrana, infatti, si sta ritagliando un proprio spazio nell’infinita galassia delle eccellenze agroalimentari della penisola: vi sta riuscendo impiegando anche le ottime materie prime offerte dal nostro territorio, le stesse che rendono unici (e purtroppo maldestramente imitati) i prodotti enogastronomici italiani.

Questo il motivo per il quale anche gli eventi dedicati alla birra stanno acquisendo sempre maggiore rilevanza, anche mediatica: per i piccoli birrifici che partecipano a tali kermesse (e soprattutto per chi vince i concorsi organizzati in queste occasioni) la presenza comporta un’importante e proficuo ritorno d’immagine .

Vi è infatti la concreta possibilità di veder crescere il proprio giro d’affari, che per     le numerose piccole realtà produttive birrarie del nostro Paese (più di mille quelle attive sul nostro territorio nel 2023), specie in questo periodo, equivale ad una bella boccata d’ossigeno.

Tale potrebbe essere il caso del birrificio ‘Birra dell’Eremo’ di Capodacqua di Assisi (Perugia) per merito del lavoro che qui svolge Enrico Ciani grazie al quale ha vinto l’ambito premio di ‘Birraio dell’anno 2023’: una vittoria importante, ottenuta grazie alla birra ‘Antidote’, una double ipa con una gradazione alcolica del 8,3%.

La ricetta della bevanda prevede l’utilizzo di tre diversi luppoli che conferiscono al prodotto finale un intenso colore giallo ed un’abbondante schiuma. L’aroma mette in risalto intensi sentori di pesca, albicocca e sfumature di ananas, con un leggero sottofondo resinoso: presenti anche alcune note di aghi di pino e resina.

La premiazione si è svolta, come da tradizione, domenica scorsa a Firenze, presso il teatro ‘Tuscany hall’ (prima conosciuto semplicemente con il nome di ‘Teatro tenda’ dato che la forma del tetto ricorda una di queste) al termine di un evento durato tre giorni e che ha visto protagoniste numerose birre artigianali provenienti da tutta Italia, con i diversi birrifici che hanno presentato le loro nuove proposte.

Birraio dell'anno

Il festival e l’annesso concorso, giunti alla quindicesima edizione, senza dubbio ormai rappresentano un importante palcoscenico per tutti i mastri birrai italiani, come dimostra il fatto che vi abbiano preso parte duecento piccoli e medi birrifici artigianali (alla finale invece sono state ammesse trenta birre).

Un contest che si differenzia dagli altri dato che si tratta dell’unico in Italia a non essere suddiviso in categorie a seconda della tipologia di birra e quindi del relativo stile brassicolo: è stato infatti ideato per premiare il lavoro svolto dai singoli mastri birrai durante l’anno precedente, soprattutto per quanto riguarda l’innovazione e, ovviamente, la qualità delle nuove proposte.

Questo consente di certificare il valore globale di tutta la produzione italiana tramite il riconoscimento delle singole abilità tecniche, della perdurante efficienza dei vari metodi produttivi e della costanza qualitativa dei prodotti: non a caso, sul sito della manifestazione, gli organizzatori, con una metafora calcistica, lo definiscono una sorta di ‘Pallone d’oro’ italiano della birra.

L’idea di base, che caratterizza il concorso fin dalla prima edizione, è quella di voler correggere alcuni aspetti che, nell’ambito di diversi concorsi, possono  diventare dei veri e propri limiti, come proprio nel caso della classificazione di ciascuna birra per inserirla in una categoria piuttosto che in un’altra.

Anno dopo anno infatti diventa sempre più difficile inquadrare con esattezza ciascun singolo prodotto dato che continuano ad aumentare i produttori e le varietà di birre nostrane, le cui ricette prevedono l’impiego di un ventaglio sempre più ampio di materie prime soprattutto locali: questo grazie alla biodiversità, pressoché unica al mondo, del nostro territorio.

La giuria, composta da 100 giudici (giornalisti, gestori di pub e beer shop e addetti ai lavori di tutta la filiera), oltre ad assegnare il primo posto ad Enrico Ciani, ha voluto premiare, classificandolo sul secondo gradino del podio, Marco Valeriani di Alder, il birrificio artigianale di Seregno (Monza), vincitore uscente del concorso. Terzo posto per Giovanni Faenza di Ritual Lab (Formello, Roma).

Contestualmente a ‘Birraio dell’anno’, è stato assegnato anche il nuovo premio ‘Birraio emergente’ ideato per premiare le leve emergenti del settore brassicolo italiano: il riconoscimento è andato a Mattia Bonardi di Nama Brewing (Treviglio, Bergamo) che ha preceduto, nell’ordine, Stefano Balestra di Humus (Ancarano, Teramo) e Aris Di Marco di Zona Mosto (Rho, Milano).

Redazione ApeTime
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